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Save the children... almeno

I rom e il bivacco in piazza della Repubblica

Nell'ultima puntata di Cordialmente avevamo sollevato il problema col consigliere De Noia: i rom e il bivacco in piazza della Repubblica. Al di là della risposta del consigliere, di cui già la posizione era nota, riassumibile con un «se ne tornino al paese loro, al massimo li si può aiutare da lì», c'è un problema di fondo che interessa la nostra città: la disorganizzazione nel gestire questi gruppi di persone e la sostanziale indifferenza dell'opinione pubblica, della gente comune, che quando passa davanti ai rom, finge che non esistano, salvo poi sfogare la propria rabbia contro di loro nei dibattiti in salotto e sulla rete. Girare la testa quando li si vede ai semafori o davanti le chiese; desiderare la loro eliminazione fisica quando se ne parla o quando l'argomento è buono per guadagnare un facile consenso.

L'estremo episodio del sesso in piazza è la punta di un problema che si trascina da anni e nessun amministratore ha realmente affrontato: ma non è solo un problema di Trani: cittadini biscegliesi ci segnalano la presenza di rom tra le campagne dove sono ubicate ville, proprio su via Trani. Le donne con cui abbiamo parlato hanno paura, senza mezzi termini: paura di subire furti, paura per le pessime condizioni igieniche in cui vivono queste persone. Anche a Barletta la situazione non è allegra: quartiere Barberini, estrema periferia, da anni c'è una specie di mini campo rom: condizioni igieniche ugualmente pessime, bambini e rifiuti, sacchetti e sicuramente topi. Allora questo non è un problema da conversazione o da destra contro sinistra: è un problema sociale, ambientale, di gestione.

Mandarli via non serve: ritornerebbero dopo poco come successo in altre realtà. Le associazioni di volontariato non possono certo farsi carico del problema da sole, ma la grande assente è ancora la gestione della cosa pubblica in un piccolo contesto come quello di Trani, quindi non impossibile da risolvere, tornando al nostro caso particolare. Cominciare ad informarsi e confrontarsi con altre realtà e amministrazioni che hanno cercato delle soluzioni; sensibilizzare la Chiesa, coinvolgere altri soggetti per cercare di sostenere almeno i minori: ci sono iniziative culturali di ogni genere per i nostri bambini: libri di qua, disegni di là, racconti, incontri con l'autore, palestre, ludoteche di ogni risma, laboratori di cucina per piccoli, animali e cuccioli in quantità: cacchio, che a qualcuno sia venuto in mente di tentare di organizzare qualche iniziativa per i figli dei rom che passano la vita tra semafori, freddo e smog, oltre a indifferenza assoluta. Almeno un tentativo per sembrare una città che una volta tanto, invece di parlare in poltrona, cerca di dare una parvenza di azione d'accoglienza o integrazione. Il problema è delicato: chiedo anche un parere al mio vicino di commenti, Rino Negrogno: bisogna aprire un dibattito che porti soluzioni, non solo appelli a mandarli a casa o chiamate alle forze dell'ordine, che dopo 24 ore li salutano e sono costretti a rimandarli per la strada. Save our face …
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