Chiaro e Tondo

La formica e la cicala

Chiaro e Tondo 27

Vabbè è troppo facile. Ancora obnubilato dal moscato non avevo troppa fantasia e mi sono buttato sulla prima associazione d'idee, seppur poco originale, che mi è passata per la testa, confrontando il capodanno coratino con quello tranese. Nella città delle donne dal seno prosperoso (fateci caso, è quasi sempre così) e degli uomini baffuti, (come in un richiamo antico di virilità esibita, in un ricorso ai tratti somatici mediorientali, iracheni per la precisione), vediamo frizzi lazzi, botti, sindaco (detto Topolino e amato pure da quelli di sinistra, ma come fa?) porato virtualmente in trionfo.

Qua, nella perla un po' opaca attualmente dell'Adriatico... vento gelido in strade vuote, botti isolati dei soliti amanti dei fuochi, tricche e tracche forse più nelle camere da letto, forse, visti il freddo e la noia, come una volta, ai tempi delle mie nonne (infatti 5 figli quella paterna, quattro quella materna). Ma non facciamone un dramma. A parte l'eventuale crescita demografica che in futuro può significare più contribuenti per continuare a ripianare i debiti, serva questo capodanno da pregamuerti, da calascioni, da ammosciati di giorno e pure di notte (parafrasando Arbore, ricordi "Ma la notte no"?), insomma da impiastri, per riflettere sulle future mosse da compiere: non fare passi più lunghi della gamba, eccetera eccetera con tutto il repertorio d'insegnamenti delle nonne, dei saggi. Eh sì.

La saggezza: quella che ci auguriamo ci accompagni in questa nuova annata. A parte la triste storia delle estati tranesi che hanno portato a galla quella serie di accuse che se confermate andrebbero a chiudere un altro ciclo della storia di Trani, che non è detto vada a consegnare necessariamente il governo alla sinistra, vista ancora la poca sostanza che la caratterizza, leggevo con un sorriso amaro la denuncia degli ambientalisti circa la vicenda della sabbia che viene e che va a Colonna o giù di lì: ecco, più che il facile confronto con Corato, in grado da svariati anni di non farsi mancare nulla (estati dignitose, ma anche capodanni allegri, ma anche casse a posto) rivedevo in quella immagine delineata da Pierluigi Colangelo l'effige di quella cicala che sta lì sdraiata al sole su di una sabbia posticcia, in attesa di un inverno che la vedrà piangere, mentre gli altri, da formiche sagge, festeggiano e trincano alla faccia nostra. Più chiaro di così... Di nuovo prosit.
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