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«Una città senza più il senso delle istituzioni»

La riflessione di Mauro Spallucci

Quando gli indichi la luna, sciocchi ignoranti ed ipocriti guardano il dito. Trani pare affetta da continui abbagli forse perché da tempo non abbiamo più il senso delle Istituzioni. Per parlare di sviluppo e di ripresa dobbiamo prima di tutto non lasciare spazio ai facili ottimismi ed ad abbagli. Anche se la speranza del prevalere dell'intelligenza e della ragione deve essere sempre sveglia. Soprattutto di questi tempi. Dimostrare capacità di azione a volte vuol dire anche attingere al capitale dei valori dei nostri cittadini. Per trasformare un paese in crisi in una città in sviluppo bisogna unire il capitale dell'esperienza e della competenza con la capacità politica di fare le scelte migliori. E sappiamo come di questi tempi non è facile. E' opportuno tenere fuori la politica dalle scelte di gestione di aziende dei servizi. Per fare ciò ci vogliono uomini capaci di essere sobri nei comportamenti per evitare che nessuno possa nemmeno pensare che si va a festeggiare o a fare baldoria con il denaro di altri.

Le decisioni poi bisogna tradurle in atti concludenti. Il tutto lo possono fare gli uomini animati da spirito di orgoglio e fortemente motivati in grado di affrontare e risolvere i problemi senza un approccio ideologico, puntando ad unire non a dividere. Perché l''impresa ed il lavoro sono oggi risposte urgenti ed essenziali perla nostra città come per tutto il nostro territorio. Essere capaci di lasciarsi alle spalle vecchi schemi per rispondere ai bisogni dei cittadini è quanto serve per creare lavoro. Fare insieme, insomma. Ma si deve ricordando che i poveri sono persone che sanno riflettere e decidere, sono capaci di leggere i segni dei tempi e della natura. Sono capaci di cantare e di amare, di dipingere e di gioire e di essere felici con poco.

Si sa che "il sazio non crede a chi sta digiuno". Però di questi tempi chi ha di più oppure ha ricevuto di più deve sentire il dovere di donare di più. Anziché dire o fare "attività" senza senso proviamo a riflettere insieme per fare uscire la nostra città e la nostra comunità dalle secche nelle quali ci si è relegati. Ben sapendo che gli uomini e le donne di legge, di amministrazione, di potere dovrebbero riflettere su un qualcosa che i cittadini e il popolo sa, che noi tutti sappiamo, che l'onestà non si ottiene con le regole o le minacce, ma con la coscienza. Ovviamente una coscienza civile, cioè uno sguardo consapevole sul male che la disonesta ricchezza procura alla comunità provocandone addirittura la "decomposizione".

La coscienza anche se fosse addormentata negli adulti non abbiamo il diritto di derubarla alla nuova generazione. Molti giovani, cioè i nostri figli e nipoti, dimostrano interesse ed attenzione verso un futuro migliore perché hanno il cuore pulito e la mente sveglia. Noi tutti gli educhiamo all'onestà. Poiché l'educazione all'onesta vale più di tante altre regole o leggi o multe. Si chiede, pertanto, a nome dei cittadini a chi oggi tiene le leve del potere percorsi amministrativi semplificati e trasparenti per evitare di desiderare, se non la disonestà, qualche italica furbizia, in nome di una possibile ripresina e di un piccolo lavoro per qualcuno.

Mauro Spallucci, Omi Trani
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