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L’amore ai tempi dei social network

Di Eleonora Russo

Il concetto di famiglia ha origine da una costola di Adamo, un animale strisciante e un fratricidio. La premessa non sembra essere delle migliori: da Romolo e Remo allattati da una lupa fino ad arrivare alla società post moderna (più post che moderna) all'insegna della promiscuità di Beautiful, lo scorrere del tempo non ha certo creato un'immagine speranzosa per il futuro.

Tu quoque, Brute, fili mi!, direbbe, con la stessa sofferenza di Giulio Cesare, oggi un padre ex sessantottino che inorridisce davanti al ciuffo piastrato e l'occhio languido di mascara colato del figlio emo, carne della sua carne e futuro distributore di nipotini. Ma come è stata stravolta la struttura della Famiglia rispetto a tutte le forme e manifestazioni del concetto di relazione?

In passato il matrimonio era dettato da una serie di principi e valori come l'esigenza di protezione psico–sociale dei suoi membri e la trasmissione culturale. La semplice unione di due individui rappresentava una sorta di alleanza tra le famiglie, tra motivazioni dettate da interessi economici, regolazioni di potere fra i clan familiari ed tra esigenze non solo di tipo affettivo: la donna poteva separarsi dalla casa paterna solo grazie all'assetto economico del marito, l'uomo poteva iniziare una vita sessuale (che non fosse a pagamento) essenzialmente e, soprattutto ufficialmente, nel vincolo matrimoniale.

Le famiglie contadine erano così allargate che l'attaccamento materno diveniva una sorta di contatto a tempo determinato: la cura era affidata ai fratelli più grandi, alle balie che avevano latte in surplus, a zii che non potevano aver figli, in una sorta di calderone affettivo. Inoltre esisteva un minore coinvolgimento emotivo da parte delle madri stesse, che spesso provenivano da aborti naturali multipli o morti premature (addirittura entro il primo anno di vita) dei propri pargoli.

La società agricola, il sottano, non aveva confini: tutti aiutavano tutti, tutti conoscevano tutti, mentre oggi non salutiamo nemmeno il vicino di casa (che tra l'altro in caso d'incendio potrebbe tornar utile). Lo scandire del tempo era dettato dalle feste, dalla raccolta, dalle processioni, dai programmi radiofonici, dall'orario in cui la tv trasmetteva qualcosa, in eurovisione e rigorosamente in bianco e nero.

L'industrializzazione, l'emancipazione della donna, la libertà sessuale, le nuove normative (dal dolo d'impeto al divorzio, sino ad arrivare all'esigenza di regolare la convivenza) hanno portato alla formazione del così detto ideale dell'amore romantico: ho mille possibilità di incontrare la persona giusta, posso sia aspettare che cercare all'infinito o incontrare la persona giusta e non riconoscerla affatto, posso sia divorziare che lamentarmi per tutta la vita della fede che porto al dito (o della palla al piede attaccata alla caviglia che dir si voglia). Infine mentre da un lato la società consumistica offre una vasta gamma di scelta di prodotti in tutti i campi, compreso quello relazionale, dall'altro lato la tv ci concede un ulteriore inganno: diventa a colori.

Negli anni '50 il telespettatore era conscio che quella non era la vita reale, ma uno sbirluccichio di lustrini e payettes su uno schermo in scala di grigio che poneva un distacco tra sé e la finzione. L'avvento del colore nel 1970 ci ha condotto all'illusione della similitudine tra un esistenza ordinaria e una illusoria straordinarietà tra reality, fiction e celebrazione dell'idiozia (quest'ultima fin troppo reale, purtroppo). Il multicolor ha amplificato così la trasmissione culturale di nuovi principi e modelli (la tv non crea novità: semplicemente dilata o distorce elementi più o meno realistici).

L'esplosione di questo vojerismo multimediale, tra reality, chat, blog, social network (e chi più ne ha più ne metta) non è forse un maldestro ritorno a quella condivisione sociale e affettiva di fronte al dilagare di una sorta di anoressia sentimentale nei rapporti? Ai posteri o ai nostri pro nipoti l'ardua sentenza (o penitenza).
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