Toni e timbri

Ecce homo

Toni e Timbri 24 - di Tony D’Ambrosio

Quando aprì gli occhi si ritrovò quello strano, vispo e brizzolato volto d'uomo che la guardava dall'alto, di traverso, con un ghigno simpatico ma un po' sinistro. Giovanna Alberotanza emise un urlò e alzò il busto dal divano dov'era stata adagiata mettendosi seduta, ricomponendosi.

- Cosa è successo...?
- Nulla di grave, mi pare – disse con fare sottile e sorridente Geppino Fottuttìo, ora in piedi, dopo il riprendersi della donna.
- Sì ma perché mi trovo qui, cosa mi è accaduto, perché stavo dormendo, lei chi è, Tony dov'è...?
- Tony è nel suo studio, lei stava dormendo dopo avere avuto un piccolo collasso lì, io mi sono permesso di soccorrerla e adagiarla sul divano qui. Sono Geppino Fottuttìo, e sono davvero tante ore che attendo di incontrare Tony D'Ambrosio.

La Alberotanza non ci stava capendo nulla, era ancora seduta, guardava in basso con le mani sulle tempie come avesse il mal di testa.

- Scusi, mi può ripetere chi è lei?
- Geppino Fottuttìo...
- E aveva chiesto un appuntamento con Tony...
- Veramente non l'avevo chiesto, mi sono presentato qui senza alcun appuntamento, fiducioso di poter incontrare Tony informalmente...
- Allora vado a dirglielo...

Era chiaro che la donna volesse alzarsi, ma qualcosa glielo impediva. Guardò nuovamente il Fottuttìo.

- Lei è conoscente del signor D'Ambrosio?
- Oddio, conoscente... diciamo di sì...
- Scusi in che senso, lo è o non lo è?

La Alberotanza non stava bene, era evidente. Confusa, nei postumi del risveglio, si rendeva però conto di avere di fronte una strano personaggio, un uomo che le lasciava addosso un velo d'inquietudine.

- Cos'è allora?... Mi fa entrare?... Mi annuncia, s'il vous plait?...

Non le era piaciuto, quel motteggio francofono non le era piaciuto, si sentì presa in giro.

- Lei è uno strano personaggio...
- Ecco, appunto...

La Alberotanza, finalmente alzandosi, parve non sentire l'inciso di Geppino. C'era un bicchiere d'acqua sul tavolo davanti alla porta dello studio, lo guardò e fece due passi in quella direzione. Lesto, intuitivo, Fottuttìo prese il bicchiere, andò incontro alla donna e glielo porse. Quell'essere le stava simpatico, di fondo.

- Lei è uno strano personaggio... – gli ripetè cominciando a bere, ora in piedi vicino a lui tra il divano e la porta dello studio – Come la devo annunciare?
- Come ha detto lei, appunto – le rispondeva mentre la donna sorseggiava l'acqua.
- Come ho detto io cosa?...

- 'Personaggio', 'uno strano personaggio', lei ha detto. Ecco io preferirei mi annunciasse solo come 'personaggio'... Sa, 'strano' può essere inteso in chissà che modi ed io non vorrei, proprio adesso che stiamo iniziando la nostra collaborazione, apparire a Tony come 'uno strano personaggio'... Preferisco 'personaggio', 'personaggio' e basta...

Il bicchiere a qualche centimetro dalle labbra socchiuse, gli occhi immobili, leggermente contratti in una miopia non dello sguardo ma del pensiero, la Alberotanza lo guardava allibita.

- ...E d'altra parte, lei capirà, proprio ora che comincerà a scrivere di me io non vorrei dare l'impressione... come dire... di chi ambisce a chissà che ruolo... Vede, non lo sono affatto... ambizioso, intendo... Sono testè uscito dalla sua immaginazione, è vero, sono nuovo... ma sento cucita sulla pelle, come dire, una certa già qual maturità... Meglio cominciare dalle briciole e, che ne so, volesse propormi la parte... faccio per dire... di un magistrato... come dire... nicchierei... vorrei mostrargli di voler volare un po' più in basso...

- ...In basso... – mormorando riecheggiava la Alberotanza.
- Anche se...

La Alberotanza non aveva neanche la forza di esplodere nella più gigantesca risata della sua vita, piuttosto che svenire, piuttosto che fuggir via terrorizzata.

- Anche se...? – gli chiese catatonica, con la stessa monolitica espressività di un computer robotizzato.
- Ecco... posso? – replicò Geppino con quell'imbarazzo confidenziale di chi sa che sta per fare una marachella e cerca una simpatica captatio.
- Deve...

La donna era ormai un misto fra un generale prussiano ed un galeotto un poco disperato, l'anello di congiunzione fra la follia e la sanità del vivere, il tunnel in cui si stavano scontrando la ragione epocale di un far chiarezza sull'assurdità dell'esistenza, e una più semplice, terribile nostalgia della normalità.

- Ecco vede, io so che sta scrivendo un racconto un po' politico... Tony, voglio dire... E so che ci sono conti che vanno male nella piccola città dove si svolge questa storia... So che ci sono due partiti, e so che presto ci saranno le elezioni... Se ora... quando entrerò... lui mi dovesse proporre di fare una certa cosa... ma così eh? dico per dire, io non mi sentirei all'altezza non me lo chiederà mai... io, pur convinto di non meritare un così elevato onore, ecco, per il bene del racconto, se proprio questo dovesse propormi l'ottimo D'Ambrosio, beh, lì, forse, io direi di 'sì'...
- Se proprio dovesse proporle di fare cosa...? – gli domandò la Alberotanza con l'ultimo filo di voce rimasto alla sua anima.
- Il candidato Sindaco...
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