Toni e timbri

Errare humanum est … !!!???

Toni e Timbri 23 - di Tony D’Ambrosio

Non si era mai visto. Un tale assembramento, una tale calca addosso a un sol uomo io non la ricordo. Certo la rabbia era oltre i limiti perché il suo fautore se n'era volato via - che irresponsabile! - chissà dove. Ma tant'è, com'è che si dice 'I peccati dei padre ricadono sui figli'? Così, da quel meraviglioso esordio con cui Panciariccia 2, rotolandosi beato a terra, sopra questo dolcissimo linoleum fradicio d'un'acqua che continuava a schizzar per ogni dove, aveva dato il benvenuto al vivere (o meglio, era la vita che aveva dato il benvenuto a lui ma si sa, dal punto di vista psichico, talvolta, cambiando l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia...), il nostro povero idraulico si ritrovò improvvisamente sollevato in piedi da una folla inferocita che gli berciava contro senza tregua: "In fretta in fretta idraulico degli stivali in fretta! Qui s'annega tutti o peggio ancora prenderemo un raffreddore! Che fai insomma ti metti all'opera o credi che esser vivi sia meglio che non esser?". Franco Scalzi era il più deciso. Aveva mollato ormai il dito che turava una delle falle da cui l'idrogeno si divertiva ad innaffiare tutto quello che era lì, e dava voce più degli altri nel sollecitare Panciariccia. Nel cervello del quale, a dir la verità, ormai il danno era compiuto: gli s'era creata la memoria. Eh sì, perché la memoria si crea per una presa di distanza: tempo, spazio, qualcosa di brutale o di meraviglioso poi finito. E quelle dell'Eden dell'esistere, dell'Età perduta, della civiltà aurea, tutte categorie topiche del pensare umano, ebbene per Panciariccia 2 erano fattori già dati, elaborati e tristemente messi, relegati, nel registro della malinconia. Come dire, la vita, a svelare il suo volto meno bello, ci aveva messo poco, troppo poco, col povero secondo Panciariccia!

- Di che parlate ve ne prego siate chiari cos'è che dovrei fare e che non so? 
- Bando a ciance miracolo dei miei stivali... – ingiunse Gino triste
- Questa è volgare e non fa ridere...

Come se il tempo potesse dispiegarsi in un'ansa inaspettata, che non tradisca la corrente del suo fiume ma, come dire, un poco se ne freghi, in tutto questo bailamme, non si sa come, non si sa perché, non si sa infilandosi in chissà qual luogo di questa circostanza assai frenetica, Franco Scalzi aveva replicato così a Gino Triste che aveva appena epitato Panciariccia.

- Non è possibile, non è possibile... fra un po' annegheremo tutti e mi devi correggere anche adesso... Non era forse quello il miracolo di Panciariccia!?

Gino Triste era stato, per la prima volta, così deciso nella sua protesta che Franco Scalzi ne rimase un po' disorientato. Gli altri intorno a Panciariccia non s'accorgevano della diatriba continuando a stringer Panciariccia tumultuosamente all'angolo

- E non ha forse gli stivali sta roba qui che è uscita identica da Panciariccia

uguale a lui ma non è lui chissà com'è, perché, ma così è?...

Franco Scalzi abbassò lo sguardo, e fra la boscaglia di gambe che si intersecavano davanti a quelle del malcapitato, riuscì a intravedere i suoi stivali. Ora, va detto che non è che questi fossero apparsi improvvisi a coprire i piedi di quel neonato così grande e grosso. Ma nello stupore dell'avvenimento nessuno fece caso a chissà quale stranezza, a chissà quale rimando potessero essi avere.

- Ahhhhhhhh!!!!!!!!!...

Tutti si arrestarono impauriti, qualcuno urlando a sua volta per lo spavento preso: non c'era nessuno che non guardasse ad occhi sgranati Franco Scalzi. Era suo quell'urlo. S'era fatta come una radura intorno a Panciariccia 2, e da quella imprevista solitudine, da quella improvvisa calma piatta, anche lui, il nostro novello idraulico, il fratello del creatore Panciariccia, guardava un po' curioso e immobile Franco Scalzi, che aveva gli occhi piantati sui suoi stivali. Pochi secondi ancora: il funzionario del Partito, tremebondo, gli alzò lo sguardo sul suo viso. La bocca era socchiusa. Panciariccia non capiva perché lo stesse fissando in quel modo, nessuno lo capiva.

- Dimmelo piano, per piacere... - rivolgendosi a Panciariccia in un tono dolce da presentimento macabro – quegli stivali lì... – si interruppe, lo guardava silenzioso.
- Eh, sì...
- Quegli stivali lì...
- Sì, sì, dimmi...
- So... so... sono stivali da...

Va detto, sembravano galosches. Erano verdi, para alta, a carro armato, giallina: l'infilatura molto larga.

- Qualcuno ricorda come me che Panciariccia disse che aveva fato da ragazzo 'cosa'?... L'idraulico, no? – chiese Franco Scalzi.
- Sì, sì, l'idraulico!... – fu il plebiscito successivo. Un lungo silenzio.
- E non disse anche qualcos'altro?...

Tutti si guardarono l'un l'altro. L'acqua continuava a salire e le tubature a far buchi lungo le pareti. Uno dei contabili parve avere una luce.

- Dunque non disse forse anche che aveva fatto il gia....
- Zittooo!!... – lo interruppe Franco Scalzi.

Ora fissava Panciariccia con una riga d'odio nello sguardo. Prese il coraggio a quattro mani.

- Che mestiere fai, Panciariccia, l'idraulico, vero?

Panciariccia lo guardò stralunato. Guardò, uno ad uno, stralunato, tutti. Poi, candidamente...

- No. Io sono giardiniere...

Suo fratello stava correndo con Gadamer in un cielo nero dietro ad una stella. Ancora un po' e si sarebbero ritrovati in tanti, alcuni un po' arrabbiati, ad inseguire quella stella un po' zoppetta, tanto scoordinata, ma così veloce...
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