Toni e timbri

Il bicchiere mezzo pieno

Toni e Timbri 25 - di Tony D’Ambrosio

- ...Un'ora a farmi il mazzo per scovare quella povera ragazza... Mezza azienda con le mani in mano... mezza azienda fuori uso per cercarla... ma come hai fatto, dico, come hai fatto...? Concepisco personaggi così cretini? E' un gioco nostro tu lo sai, io ti invento, e te ne vieni qui... va bene... fai come ti pare... io neanche credevo fosse possibile che... cioè uno non è libero di inventarsi una storiella da due lire e si ritrova circondato da fantasmi...
- Non credo di essere un fantasma...

Sottilmente Geppino Fottuttìo corresse Tony. Era seduto su una delle due poltrone dell'ufficio di D'Ambrosio davanti alla scrivania. Non se l'aspettava quel rimbrotto. D'Ambrosio era da poco rientrato dall'imprevista ricerca di Giovanna Alberotanza. Perché la povera donna non ce l'aveva fatta: aveva resistito eroicamente a chiacchierare con un personaggio, non un uomo vero, ma un vero personaggio. La sua curiosità, il suo paralizzante allibire ed una certa dose, possiamo dirlo, di strisciante paura, le avevano impedito lo sciogliersi di quel genere di impulsività che, mettendo qualcuno di fronte ad un fantasma, generalmente lo porta a fuggirgli via alla velocità del suono. Ma quando Geppino Fottuttìo le disse che avrebbe accettato l'eventuale richiesta del D'Ambrosio a rivestire i panni del candidato primo cittadino delle venture elezioni del paese di Zigghezzagghe, ebbene Giovanna Alberotanza, in quel culmine surreale di un dialogo fra sé e chissà chi, chissà cosa, facendosi cadere dalla mano il bicchiere appena sorseggiato, venne vista sparire dall'ufficio dove lavorava non con la rapidità del suono, ma con quella con cui gli incubi vengono interrotti dai risvegli. Ce l'avevano fatta, l'avevano ritrovata nascosta nel bagagliaio di una Station Wagon in vendita nel parcheggio dell'azienda mentre, pizzicandosi in continuazione il braccio, ripeteva "Io sono Giovanna Alberotanza... io sono Giovanna Alberotanza...". Tony era esausto, seccato.

- Non me ne frega nulla che non ti senti un fantasma... sei peggio di un fantasma... i fantasmi hanno un buon gusto superiore al tuo... hanno una morale... Loro sì, loro sì che avrebbero il diritto di apparire improvvisi, non tu, perché loro arrivano per dirti delle cose, per spaventarti per davvero... Tu sei un personaggio e parli con chi nulla sa di te come fossi un uomo vero... Sai com'è fatto un uomo vero? Un uomo vero è uno che ha una storia dietro... Se uno che ha una storia dietro se ne viene qui, la mia segretaria sa chi è, può stringergli la mano e lo fa entrare. Ma tu hai idea dello spavento che le hai causato? Sei nato poche ore fa dal mio cervello... sai che solo io potrei capire... ammesso che abbia questa voglia di parlar con te... e te ne disquisisci beatamente con chicchessia, come fossi uno normale...
- La responsabilità è di chi crea, non di chi esegue...
- Primo, io ti ho concepito, e tu te ne sei uscito settimino... ti ho creato ma non ti ho ancora scritto... non ti ho scritto così imbecille da confessar candidamente a qualcheduno che tu sei un personaggio... Secondo, non stai eseguendo ovviamente nulla, visto che io non ho ancora avuto mezza idea su quel che fai.. 
- Ce l'avrei io...

D'Ambrosio non poteva credere d'aver creato, più che un personaggio, due orecchie da mercante intorno a un personaggio... Passarono diversi attimi: Tony era immobile a guardare il suo figuro; questo, sempre seduto sulla poltrona davanti alla scrivania, aveva il ghigno immobile del furbetto un po' ruffiano e un po' certo di far la convenienza del suo interlocutore.

- Ma tu perché sei qui?... Che senso ha che sia tu ad aver l'idea di quel che potrai fare... perché sei qui?
- Dunque naturalmente io so cosa potrei fare ma non così precisamente cioè nel senso...
- Una cosa alla volta, perché sei qui? – lo interruppe incalzandolo D'Ambrosio.
- Allora sì, certo, allora... sono qui, ehm ehm... sono qui perché sono preoccupato...
- Di cosa?
- Delle cose... come stanno... sa, D'Ambrosio...
- Chiamami Tony – lo corresse stentoreo l'autore.
- Dunque sì, Tony... vedi Tony... ogni sistema è un sistema perché all'interno del sistema le cose funzionano tutte, quelle belle e quelle brutte. Cioè io so che un sistema, per funzionare, deve prevedere un margine destinato, come posso dire, alle cose che non vanno, alle fisiologiche contraddizioni, alle paure, alle piccole miserie della vita... Tu, con un atto supremo di fede in quel che pensi, mi metti al mondo... ed io sono contento... veramente... contento ma pure - me lo consenti? - ma pure un poco preoccupato... perché pur eternamente grato di avermi dato un senso... cioè è come se tu m'avessi acceso... ecco io vorrei che ti assumessi un po' anche la responsabilità di ospitarmi in questo mondo, come posso dire, comodamente...
- Comodamente... – ripeteva meccanicamente Tony
- Sì comodamente... Io lo so perché son nato; so perché ti son venuto in mente, e penso di non sbagliar se penso che tu pensi che quel ch'io penso non sono cose belle da pensare...
- Riprova, io scrivo personaggi che parlano un po' meglio...
- Sì, sì, certo, scusa... Intendevo che, ma forse sbaglio eh?...
- Muoviti!...
- Sì, certo, scusa... credo che tu mi abbia concepito, come dire... non con delle bellissime intenzioni...
- Me le stai facendo venire te delle pessime intenzioni...
- Come volevasi dimostrare...
- 'Come volevasi dimostrare' un corno! non fare il secchione con me, se tu non ti stessi comportando così io non avrei voglia di stopparti e mettermi a scrivere di te nel modo peggiore...
- Io credo di comportarmi così perché ho paura della tua scrittura... tu pensi che mi scriverai in un certo modo per via del mio comportamento... il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?

Tony non disse nulla per mezzo minuto.

- E qual è l'idea che avresti avuto?
- Ci saranno le elezionali comunali fra un pochino?
- Sì, dove vuoi arrivare?
- Rimanere qui, nella mia città. Nella città che amo..

Tony non comprese. O il cervello del suo figuro gli s'era fulminato lì, davanti a lui, e non stava funzionando più; oppure funzionava ancora, ma in una geometria della comunicazione, per così dire, certo non più piana: a dirla con Geppino Fottuttìo, signori miei, la linea più breve che congiunge due punti nello spazio... non era forse retta...
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    Toni e timbri

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