Toni e timbri

Parolacce e Sanpappana

Toni e Timbri 32 - di Tony D’Ambrosio

Satrapo Bisticci si era messo a prendere a pedate nel sedere Regalato Chissacché. Quaranta leghe indietro dal filosofare di Numerico Morato (uno dei tre contabili, ricordate?, che si ritrovarono a studiare Gadamer e le sue stellari imprese dimentichi dei moniti amministrativi da ingiungere all'esimio Panciariccia), e quaranta leghe indietro dallo stordirsi di Finanzio Tuttoquanto di fronte alle teorie neosofiche del serpente che si fa uccello perché attratto dal sole ma che poco prima di arrivare al sole viene trattenuto e quindi muore, come l'acqua che un istante prima di giungere nel cielo ad abbracciar la luce si fa nuvola e poi riscende per ricominciare (che bello! che palle!), insomma - tiro il fiato - quaranta leghe dietro Satrapo Bisticci (contabil 3), ormai da chissà quanto a seguir la fila che ordinata se ne stava correndo sul pavimento luminoso della stella moncherina, in una sua strana noia, pur nella consapevolezza di star facendo qualcosa di grandioso (stavano correndo su una stella...), ritrovandosi improvvisamente avanti le terga di Regalato Chissacché, il lettore la cui immaginazione consentì all'invadente abbandonata della Sanpappana di ritrovarsi finalmente coi compagni di racconto a divertirsi nello Spazio, pensò non ci fosse molto di meglio che prenderle a pedate. Le terga, intendo, Non so com'è, ma nello Spazio cambia tutto. Forse è l'aria che circonda questa stella, forse è il clima mite, appena effervescente, come un'atmosfera che respiri, più che respirata: forse questo, forse non so, ma Regalato si prendeva queste botte cazzute sul didietro, non proprio violente ma forti, secche, concise, senza batter ciglio. Forse perché sapeva che di lì a poco sarebbe tornato a Zigghezzagghe a riprendersi la sua vita non da personaggio di un racconto (anche se oramai lo era diventato...), ma forse anche perché era un po' distratto dal pensiero di come riuscire a fare questo. Eh sì, perché mentre la Sanpappana era lì impegnata a conversare col suo autore (D'Ambrosio era schizzato sulla stella per ammonire la sua fedifraga creatura), lui tentava, è vero, di immaginarsi sulla Terra per tornarsene laggiù, ma lei gli aveva intimato di farlo solo, senza includere lei stessa nella sua immaginazione.

- Mi prende a pedate e voglio andarmeneee!... – le urlava Regalato.
- Chi ti prende a pedate!??... – gli rispondeva di lontano la corrente Sanpappana.
- Non so chi sia ma mi fa male!!!...
- Mi chiamo Satrapo Bisticci – snobisticamente mormorava il pedatore mentre continuava a dar pedate.
- Vattene e lasciami stare! – gli intimava da due leghe avanti la donna che aveva sempre dietro l'affanno di D' Ambrosio.
-Non so come fare!
-Immaginati a casa e levati dalle castagne!
-In che senso le castagne!?
-Questo è cretino... – mormorava la donna al D'Ambrosio arrancante dietro a lei.
-Sei scorretta doppiamente... – nel respiro tumultuoso Tony replicava.
-Nel senso che si dice castagne per intendere altroooo!... – urlò ancora verso Regalato la Sanpappana.
-Cosaa!!??....
-Perché 'scorretta doppiamente'? – di nuovo a voce bassa Teresa Sanpappana chiese a Tony.
-Perché primo, non dovresti essere qui... – la Sanpappana ebbe lo sbuffo di una bimba - Secondo, non si schernisce così un povero diavolo...
-Alloraaaa!!??? In che senso levati dalle castagneee!!???...

La Sanpappana non ce la fece più.

- Nel senso che devi levarti dai co.... – D'Ambrosio, con uno sforzo disperato, riuscì a cingere le labbra di lei con le sue mani.
- Nei miei racconti si dicono le parolacce che decido io! 'Quando' le decido io! 'Perché' le decido io! 'Come' le decido io!

Tony respirava a fatica, ma ce la faceva. Anche se ora era più faticoso, cingendole la bocca standole di dietro e correndo a più non posso, ma ce la faceva.

- Adesso rispondi così... – proseguiva Tony - 'Nel senso che hai rotto i co...llanti che legano la... la paura di morire... co.. co... con la voglia di... di creare!... Ecco, sì, dì così: "Nel senso che hai rotto i collant che legano la paura di morire con la voglia di creare"...
- Tu sei pazzo il racconto si fa brutto in questo modo! – ora la bocca della Sanpappana era libera.
- Come ti permetti di dire queste cose a me?
- Ma non si può leggere un racconto in cui vi sia scritto 'rotto i collant che legano la paura di morire con la voglia di creare!... E' pesante, è una allegoria ridicola, e poi non tiene...
- Fai la critica letteraria?
- Faccio il personaggio come l'hai scritto tu.
- E a me non va di scrivere 'coglioni'...
- Lo stai facendo...
- Cosa?
- Coglioni, l'hai detto... – puntualizzava la Sanpappana correndo veloce.
- Appunto, l'ho detto, non l'ho scritto...
- E' uguale caro mio, siamo imprigionati noi, sei imprigionato te...
- In cosa?
- Nel tuo dire. Qui ormai per te 'dire' è 'scrivere'....
- Insomma rispondi a quel poveraccio digli quello che ti pare ma fallo ritornare giù che non sta bene...
- Gliel'ho già detto, si immaginasse bello solo sul suo misero divano da impiegato e si levasse dal ca...

Tony le tappò le labbra nuovamente, capiva che non c'era nulla da fare, che la Sanpappana le era sfuggita di mano, che questa novità volgare non era stata prevista da lui.

- Nel senso che hai rotto i collant che legano la paura di morire con la voglia di creare...!!! – nell'etere risuonò la deforme imitazione che l'autore fece del suo personaggio.

Tutti si arrestarono. Tutti, dico. Dal princìpio della chilometrica fila, Panciariccia, all'ultimo della stessa, che era Satrapo Bisticci. Tutti. Non si sa quanto tempo fosse che se ne stavano imperterriti a correr dietro a quel che non sapevano esser sotto i loro piedi. Sta di fatto che in quel preciso istante tutti si fermarono. "Cos'era questo orrore?!!!...", era la domanda ricorrente che pur a distanze siderali coincideva nell'animo dei podisti adesso immobili.

- Cos'è successsooooooo???!!!!! – tuonò Panciariccia, il 'capo' in tutti i sensi.

Fu così bella e forte questa levata cantica di Mastroriccia (se lo merita), che le stelle intorno alla stella moncherina ebbero come un leggero moto di luce, un accenno di maggiore luminosità, un brillìo momentaneo.

- Sei stato tu? – ingiungeva Franco Scalzi a Gino Triste, una lega dietro a lui.
- E che senso ha che io dica 'nel senso che hai rotto i collant che legano la paura di morire con la voglia di creare...'!!!
- Quando mai hai tu detto cose che hanno un senso?...

Va detto che era uscito dalla bocca del D'Ambrosio qualcosa di veramente terrificante. Perché non era solo l'imitazione che un uomo fa di una donna. Era, di più, l'imitazione che un autore fa di un proprio personaggio. Sicché la sicumera che l'uomo mette nel gesto, in quest'ultimo caso, rende ancora più infelice la già improbabile mimesi fonica che un maschio compie quando cerca davvero di imitar la voce di una femmina.
Gadamer e Panciariccia si guardavano intorno. Era la prima volta da non si ricorda quando che erano fermi. La curiosità un pelo inquieta di capire cosa fosse quel suono spavantoso si fondeva con la dolce meraviglia di guardarsi finalmente immobili. Satrapo Bisticci aveva nel frattempo smesso di prendere a pedate Regalato Chissacché.

- Da dove veniva questa roba? – chiese Satrapo alla sua vittima.
- Non lo so non mi chiedete niente io avrei solo voglia di tornarmene a...
- Zitto... – gli ingiunse perentorio l'altro.
- La voce della stella... - dall'altra parte della fila Gadamer rifletteva a voce alta.
- Cosa dici, Gadamer? – incuriosito, Panciariccia replicava.
- Se la stella non c'è più, sarà rimasta la sua voce...

Praticamente al centro della riga pseudo-umana che solcava questa stella, la Sanpappana, ferma come tutti gli altri, fissava Tony.

- Ma che schifo era? - senza pietà lei disse a lui.

Tony non rispondeva, aveva lo sguardo verso il basso e fischiettava.

- Ma che schifo era, ribadisco?
- Oh oh oh 'ribadisco'?!!! Ma che ribadisco e ribadisco che volete tutti quanti insomma io sono il vostro autore e faccio come voglio!
- Ma che imitazione era mai quella?
- Prova a fare la mia voce su, andiamo... sei così brava tu, a far le imitazioni...?

La Sanpappana lo guardava un po' con stizza, un po' con compassione. Improvvisamente gonfiò il petto e mise le mani intorno alla sua bocca.

- Andiamo su forza si ricomincia a correreeeee!!!!!!......

Emise un urlo bellissim non con la sua voce, con quella di D'Ambrosio. E tutti, senza chiedersi il perché, come telecomandati da una voce misteriosa ma profondamente 'conosciuta', si rimisero a trottare senza fine, senza meta, sopra una stella, sotto cometa...
Toni e timbri

Toni e timbri

Il paese di Zigghezzagghe

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