Toni e timbri

Un diavolo fottuto

Toni e Timbri 28 - di Tony D’Ambrosio

Non si può immaginare. Non si può immaginare quanto quel misto di rabbia e ammirazione nel D'Ambrosio gli sospendesse, davanti al Fottuttìo, la necessaria, giusta, opportuna reattività: "Ho pensato potesse essere uno spunto molto bello del racconto... Io che mi alzo e sbircio e leggo la puntata... Lo vuoi scrivere? Io t'aspetto....". S'era presentato da non si sa dove, non si sa perché. Era entrato senza permesso nel cervello che lo aveva partorito ma non ancora preso in braccio. Aveva fatto fuggir via a gambe levate la povera Giovanna Alberotanza. Non conosceva alcuna impudicizia nel disvelarsi 'personaggio'. Si peritava di patteggiare con suo Padre il suo fisico cammino. Presumeva di poter decidere pur non da solo cosa dovesse essere di lui, fantasticato personaggio.

Era stato preso in castagna nell'atto tracotante di leggere quel che non c'è ancora, ancora parcheggiato nella mente dell'autore, in attesa di conferma. S'era brigato, con un faccia da non si sa cosa - anzi sì - di consigliare al buon D'Ambrosio di prender spunto dal suo comportamento per fingerlo immaginazione: diabolicamente, Fottuttìo se ne usciva diabolicamente. Inquadrando un qualcosa che stava a metà fra il passato di un'azione, e il presente della sua possibilità. Lui che si mette a leggere nascostamente quanto scrive il buon D'Ambrosio all'insaputa di quest'ultimo, per rivelare a questo, poi, quanto può fare accadere nel raccont la vita come immaginazione, il racconto come realtà. La realtà prima, la possibilità poi; l'immaginazione al presente, la vita nel futuro. Terza via, sì: si potrebbe definire terza via, la via di mezzo, la via del buon Geppino, terra mediana, terra tra cerchio e botte, terra tra carota e bastone: 'tra'. Ma cosa c'è fra cerchio e botte? Cosa, tra il bastone e la carota? Nel mondo era apparso forse chi, geniale, era in grado di proiettare finalmente luce tra Bene e Male? Chi forse era nel chiaro di poter spiegare cosa vi fosse in quella riga sottilissima che divide una cosa e il suo contrario? Eh sì perché, per esempio, non vi siete mai accorti di quanto sia insufficiente, ridicolo, inadeguato dividere la vita tra sfortuna e fortuna? Cioè uno o è fortunato, o non lo è?

Prendiamo il calcio, il calcio nel senso del football: è da una vita che rimango interdetto davanti a una traversa: la mia squadra, la squadra per cui faccio il tifo, il 'Zig-zag-zag', prende una traversa e la palla rimbalza un millimetro fuori dalla linea della porta: unanime il commento, che sfortuna! Oppure, la palla centra la traversa e rimbalza dentro la linea della porta: gol, che fortuna! Basta così, così vi basta? Può il contrario di fortuna essere sfortuna? O c'è bisogno del ph neutro, dello zero, di un ristabilizzatore distanziale che chiarisca, dei concetti estremi la loro, appunto, estremità? Non mi è mai andata giù, non ho mai capito perché un millimetro potesse separare gioia e dolore: cos'era, cos'è questo millimetro? Per un semplice millimetro si può dar dello sfigato a destra, e sculato a manca? Ma quando uno 'scula', pardon la volgarità, 'scula' dalla 'sfortuna', o 'scula' da un centro DALL'ALTRA PARTE DEL QUALE, v'è la iattura?

Tra il meno Uno e l'Uno, non c'è lo Zero forse? O forse non è sfortuna il millimetro di palla fuori dalla porta, non è fortuna il millimetro di palla dentro? Forse è solo la nostra dozzinale percezione, il nostro manicheo veder la vita solo Giorno o solo Notte? Se uno non è bravo, che cos'è? Somaro? E se uno è bravo che cos'è? Non normale, o non somaro? E se la sfortuna fosse solo 'rotazione'? Rotazione, sì, rotazione. Così come il suo contrario? Se una cosa è necessaria, se non poteva che accadere, non è forse un poco poco comodo tirare in ballo l'alea che cela libertà? Concetti aleatori, e che dietro l'aleatorietà celano l'anelito a pensare quanto forse vi sia una libertà che divida in due, in due possibilità, l'evento di un qualcosa? Trasformare evento in eventualità? Che differenza c'è tra evento, ed eventualità? Ma pensar forse che un semplice 'nonnulla' divida la fortuna e la sfortuna, non è una balla grande quanto la voglia di pensar che tutto il nostro essere è appannaggio di noi stessi, di scelte, errori, ed eventualità? Ma ma ma...? Ma Geppino Fottuttìo poteva contenere questo lambiccare vano? O semplicemente, paraculo, nacque lì democristiano?
Toni e timbri

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