Toni e timbri

Una piccola rivelazione

Toni e Timbri 13 - di Tony D’Ambrosio

E' nel retrobottega del negozio che vendeva strisce (strisce, nel senso strisce di lana, strisce di cartone, strisce come quelle di Didone, strisce di lingue varie, insomma strisce) che Panciariccia, osservando la moglie rivestirsi dopo avere evidentemente consumato assieme a lei una piccola parentesi amorosa, le chiedeva ripetutamente, con fare ai limiti dell'aggressività: "Tu 'sei' mia moglie o 'fai' mia moglie?".

La signora Sanpappana ascoltava la tiritera senza batter ciglio, incapace di rispondere a domanda che potesse creare turbative al commercio del negozio: nell'ipotesi eventuale di uno scorno geloso del marito, aveva il terrore di rispondere 'io faccio tua moglie, non che io lo sia'; ma aveva contemporaneamente l'orrore di pensarsi, con un bel 'io sono sì, sono tua moglie', come un'entità umana dall'unico destino di finir le proprie ore con il pur amato Panciariccia.

I commessi vendevan strisce (in quell'istante eran presenti nel negozio Franco Scalzi e Gino Triste, stavano comprando strisce di cotone cerebrale per fascinar le idee testè approvate dal Consiglio Comunale - sui due appena nominati ritornerem come dovremo far di Gadamer), la moglie sgattaiolava dal marito ben silente a dare ai commessi operativa compagnia, e Panciariccia... Panciariccia, ossessionato dal rapporto tra fare ed essere, era già volato dentro il suo presidenziale studio mentre la porta, ben serrata dall'interno, veniva martoriata da bussii di poveri vicari che avevan bisogno di far verificare i disastrosi resoconti dell'ultimo bilancio. Lui era lì, era lì che dimenava sguardi e dita su libri aperti e muri che recavan nomi e immagini di un presente ora non più: davanti a sé, infatti, la raccolta iconografica di tutti i suoi precedessori: Melafragola, Bombambino, Palasticchio e Padrequasieterno, i fautori di quel movimento umano e semiumano che dischiuse la strada al Partito azione-riflession-saggezza e non-occupazione. Violento lo sfogliar del Libro Nobile, feroci le occhiate date alle pareti piene dei ritratti dei succitati Padri, Panciariccia ripeteva i loro nomi e in fondo a questi pronunciava, con un'enfasi maggiore, il proprio. Si bloccò. Guardava ora fisso avanti a sé.
Ma se Panciariccia 'è' il presidente... - cominciò a dire ad alta voce - o lo è sempre stato o non lo è... Il sole è sole sempre, non a un certo punto uno smette di esser ciò che è... Ma chi sono allora questi che confondono il passato col presente? Sono forse morto io e vive queste immagini? O chi sono questi che non possono essere se è vero che 'io' sono, e son da sempre?
Gadamer - sempiterno come un cactus internale - smise per un attimo di stondeggiare il cubo che aveva fra le mani, e guardando a bocca aperta Panciariccia gli disse che era giunto il tempo di mangiare. Colpi d'accetta stavano ormai fessureggiando la verticale tavola in ciliegio che separava la Presidenza con tutto il resto del pianeta, e Panciariccia. osservando ormai la porta abbattersi per veder precipitarsi dentro tre solerti funzionari con i conti un po' sballati, chiuse il Libro Nobile e sedendosi velocemente sulla scrivania disse agli sbigottiti e ormai immobili uditori, con fare candido e sereno: "E' tempo di mangiar, lo è sempre stato. Io sono il presidente, lo sono sempre stato!
Toni e timbri

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