Toni e timbri

Una strana riflessione

Toni e Timbri 17 - di Tony D’Ambrosio

E' secondo voi facile ritrovarsi nei panni di un personaggio? Andiamo forza credete sia così ragionevole poi sentirsi improvvisamente vivi, avere il piacere di nascere, di ruzzolar senza preavviso giù nella pagina dello scrittore, magari facendosi del male o magari cadendo dolcemente (come se il parto di un autore contenesse il dinamismo della sua necessità, cioè come se una necessità avesse maggiore ragion d'essere di un'altra, e allora si può iniziare ad esser se stessi arrivando al mondo della fantasia come vi arriverebbe un fiocco di neve lento lento, di quelli da cartolina, da film, di quelli che dondolano scivolando giù nella mente di chi guarda, o si potrebbe giunger sulla pagina con la forza di una palla di cannone sparata dal mondo di chi scrive agli occhi di chi legge...), insomma, è così poi ovvio che comunque si appaia, ovunque si appaia, sia poi davvero una felicità rimanere fermi nella testa di chi vi ha concepito, tra una fase e l'altra della sua scrittura?
Così, immobili, ad aspettare? Ed è poi così divertente esserlo anche in quella di chi vi ha ricevuti? Il lettore, intendo: eh già perché il lettore aspetta, ma mentre aspetta, capita che pensa qualche cosa... capita che immagina cuori o fiori o quadri o picche... E tu stai lì a ruzzolare, a divertire, a tornar indietro o peripazziare... E tu sai che tutto questo è perfettamente inutile perché ci penserà tuo padre poi a fartelo fare veramente... E poi l'immagine, l'aspetto, la figura... Se Giondibotti, ad esempio, avesse una sua fisicità precisa - la stessa, diciamo, che ha vestito l'idea di chi lo ha inventato - ebbene credete che Giondibotti sia contento di sapere che per la signora Dainasi piuttosto che per l'egregio dentista Carlini egli stesso abbia forme diverse dall'immagine di chi lo ha creato? Nascere insomma con un corpo crisalide più che farfalla, atto e pronto ad accogliere le mutazioni che, su scala più o meno comandata, possono alterare la presentazione nella mente del lettore da così, per esempio, a così... beh, come dire, è pensabile sia una cosa così semplice? Potrebbe un carattere, una figura creata avere la gioia di rimaner fedele all'immaginazione del concepimento? Dovrebbe avere la fortuna di venire concepito nella culla di un'arte figurativa, forse.
Ecco sì, se davvero provasse questa sorta, diciamo così, di pedanteria iconogenica, forse dovrebbe andare a rivolgersi all'ufficio di collocamento per personaggi, inoltrare una protesta scritta, cambiare completamente la linea di successione reale della realtà, tornare indietro nel tempo e farsi immaginare con la stessa volontà di potenza che contraddistingue maggiormente il cineasta dal novelliere. O forse è più beante avere proprio il gioco di quella duttilità? Forse è proprio più meraviglioso dovere passare da una testa all'altra di chi ti legge e doversi velocemente cambiare d'abito così respirando, della propria stessa vita, forse proprio quel respiro sincopato e folle che a tanti piacerebbe avere - a tanti della vita reale, te, te, te, che ne so... - ma che nessuno veramente ha? E rimanere invischiati nella fantasia passiva di chi legge e attende il seguito di ciò che stava leggendo, lavorando quindi involontariamente nel tentare di allacciare le due sponde in cui vien fruita la lettura (la sponda della penultima pubblicazione e dell'ultima ad esempio, com'è della nostra avventuretta), ma sapendo che il lavoro involontario che si fa s'annulla nella fantasia di chi vi scrive essendo lui, pur bonariamente, a comandare?
Insomma, rimanere nelle maglie dell'immaginazione del Dottor Carlini, per quanto bello e stimolante, quanto è inutile? Quanti sono i libri che riscrive chi mi legge? Quanta fatica devo fare nella testa di chi aspetta, dargli la suggestione di un progredir possibile ben sapendone l'inutilità, e D'Ambrosio invece qui mi fa aspettare come un delfino che attende il suo numero in acquario, buono buono, scalpitante, che ancora al palo lo fan stare, io qui - pensava tutta sta pappardella Panciariccia - su questa scala, Franco Scalzi e Gino Triste e tutti gli altri immobili ad attendere un miracolo, che nessuno ancor mi ha detto che cos'è?... Cosa devo fare??!!!... Come mi devo comportareee...!!!?? D'Ambrosioooo.....???!!!!!!
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