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Sport
L'editoriale | Addio a Luciano Tonin, il nostro eterno numero 3: una vita di corsa tra la fascia del Comunale e il cuore di Trani
Il ricordo personale di una colonna biancazzurra degli anni d'oro: dal trionfo del 1971 contro il Cerignola alla stima quotidiana nella nostra città
Trani - sabato 5 settembre 2026
18.14
Ho voluto attendere volutamente qualche ora prima di fermare i miei pensieri, lontano dal clamore e dalla fretta della prima battuta di cronaca, ho sentito il bisogno intimo di fermarmi ad ascoltare, di rileggere e di raccogliere tutto l'immenso affetto emerso spontaneamente per Luciano Tonin, andatosene all'età di 78 anni. Centinaia di commenti, di parole e di attestati che non hanno nulla della retorica di circostanza, ma riflettono in modo fedele ciò che Luciano è stato davvero: un uomo autentico, perbene e stimato da chiunque abbia incrociato il suo cammino.
Per me, come per un'intera generazione di tranesi, la figura di Luciano è un fotogramma indelebile della giovinezza, ero un ragazzino quando andavo al vecchio Campo Comunale – oggi stadio "Nicola Lapi" – e cercavo di intrufolarmi tra i grandi: bastava affiancare un adulto per entrare gratis grazie alla consuetudine di quei tempi. Salivo su quella gradinata assolata, con il cappello di carta ricavato da un foglio di giornale e la classica busta di semi tra le mani, con il cuore pronto a battere per il Trani. Laggiù, sul campo di terra battuta ricoperto di sansa color marrone scuro che sembrava di essere in miniera, c'era lui: Luciano Tonin, maglia numero 3. Nato a Padova il 13 dicembre 1947, era approdato qui portando con sé quel timbro veneto che non ha mai abbandonato, unito a una serietà professionale e a un rigore impeccabile. Piccolo, mingherlino, veloce come il vento: lo vedevi sfrecciare lungo la linea del fallo laterale, inseguire ogni pallone con il piglio di chi è abituato a faticare a testa bassa, per poi scodellare traversoni millimetrici per la testa degli attaccanti.
Il vertice di quell'epopea calcistica resta scolpito nella memoria collettiva: 2 maggio 1971, 32ª giornata della Serie D Girone H, c'ero anche io fra gli oltre 10.000 spettatori assiepati sugli spalti, il Trani sfidava il Cerignola in uno scontro diretto che valeva la certezza aritmetica della promozione in Serie C. Fu un trionfo: un perentorio 4-0 firmato dalla doppietta di Chimenti e dalle reti di Sorge e Somma, che cancellò l'amarezza del secondo posto dell'anno precedente e regalò alla città l'ottava promozione in quarant'anni di storia. Quella squadra chiuse con il miglior attacco e la miglior difesa del torneo, recitata a memoria come una filastrocca: Paticchio, Croce, Tonin, Comola, Pignataro, Favaron... e poi Zanello, Somma, Sorge, Chimenti. Luciano fu tra i fedelissimi assoluti di quella cavalcata, disputando tutte le 34 gare di campionato senza saltare un solo minuto.
Terminata l'avventura calcistica, Luciano decise di non andarsene più. Scelse Trani come casa, vi mise radici e costruì la sua splendida famiglia. Ed è qui che la sua vita si è intrecciata di nuovo alla mia, negli anni in cui muovevo i primi passi da giovane bancario. Luciano svolgeva un ruolo di stretta fiducia per il compianto notaio Carlo Cicolani e ogni singolo pomeriggio varcava la soglia della mitica filiale della Banca di Bisceglie in via San Giorgio. Ritrovarlo lì, lontano dagli scarpini ma identico nel garbo, nel sorriso cordiale e nella disponibilità disarmante, confermava la statura dell'uomo oltre quella del calciatore. Negli ultimi anni ha combattuto contro la malattia con il consueto coraggio da leone, affrontando la sofferenza a testa alta e senza smarrire mai quella dolcezza che lo caratterizzava.
Oggi a piangerlo c'è una comunità intera, stretta attorno ai suoi cari. Toccanti le parole della figlia Nicole: «Sei stato un papà e un nonno meraviglioso, ti porteremo sempre nei nostri cuori, con te va via una parte di me». Commovente il saluto del figlio Tullio: «Ciao papà, questa partita l'abbiamo persa ai rigori ma tu hai dato il massimo, ora riposa in pace amore nostro». A loro si unisce il cordoglio del mondo sportivo cittadino attraverso Alfredo Nolasco per la Soccer Trani, che ne ha ricordato il vuoto profondo lasciato assieme alla recente perdita di Giuseppe Pappalettera. E risuonano vive le memorie di Sonia Agostini Croce, figlia del compagno di reparto Dante, nel rievocare le foto in bianco e nero mostrate con gli occhi lucidi dal padre: il racconto di quegli atleti che per i figli erano semplicemente papà premurosi, ma che per la città rappresentavano icone indimenticabili di un calcio pulito e appassionato.
Grazie di tutto, Luciano. Di ogni goccia di sudore versata per la maglia biancazzurra, della tua rettitudine e delle chiacchierate pomeridiane in banca che custodisco tra i ricordi più cari. Ora continua a correre leggero su quella fascia sinistra del Paradiso, pronto a pennellare l'ennesimo traversone. Riposa in pace.
Per me, come per un'intera generazione di tranesi, la figura di Luciano è un fotogramma indelebile della giovinezza, ero un ragazzino quando andavo al vecchio Campo Comunale – oggi stadio "Nicola Lapi" – e cercavo di intrufolarmi tra i grandi: bastava affiancare un adulto per entrare gratis grazie alla consuetudine di quei tempi. Salivo su quella gradinata assolata, con il cappello di carta ricavato da un foglio di giornale e la classica busta di semi tra le mani, con il cuore pronto a battere per il Trani. Laggiù, sul campo di terra battuta ricoperto di sansa color marrone scuro che sembrava di essere in miniera, c'era lui: Luciano Tonin, maglia numero 3. Nato a Padova il 13 dicembre 1947, era approdato qui portando con sé quel timbro veneto che non ha mai abbandonato, unito a una serietà professionale e a un rigore impeccabile. Piccolo, mingherlino, veloce come il vento: lo vedevi sfrecciare lungo la linea del fallo laterale, inseguire ogni pallone con il piglio di chi è abituato a faticare a testa bassa, per poi scodellare traversoni millimetrici per la testa degli attaccanti.
Il vertice di quell'epopea calcistica resta scolpito nella memoria collettiva: 2 maggio 1971, 32ª giornata della Serie D Girone H, c'ero anche io fra gli oltre 10.000 spettatori assiepati sugli spalti, il Trani sfidava il Cerignola in uno scontro diretto che valeva la certezza aritmetica della promozione in Serie C. Fu un trionfo: un perentorio 4-0 firmato dalla doppietta di Chimenti e dalle reti di Sorge e Somma, che cancellò l'amarezza del secondo posto dell'anno precedente e regalò alla città l'ottava promozione in quarant'anni di storia. Quella squadra chiuse con il miglior attacco e la miglior difesa del torneo, recitata a memoria come una filastrocca: Paticchio, Croce, Tonin, Comola, Pignataro, Favaron... e poi Zanello, Somma, Sorge, Chimenti. Luciano fu tra i fedelissimi assoluti di quella cavalcata, disputando tutte le 34 gare di campionato senza saltare un solo minuto.
Terminata l'avventura calcistica, Luciano decise di non andarsene più. Scelse Trani come casa, vi mise radici e costruì la sua splendida famiglia. Ed è qui che la sua vita si è intrecciata di nuovo alla mia, negli anni in cui muovevo i primi passi da giovane bancario. Luciano svolgeva un ruolo di stretta fiducia per il compianto notaio Carlo Cicolani e ogni singolo pomeriggio varcava la soglia della mitica filiale della Banca di Bisceglie in via San Giorgio. Ritrovarlo lì, lontano dagli scarpini ma identico nel garbo, nel sorriso cordiale e nella disponibilità disarmante, confermava la statura dell'uomo oltre quella del calciatore. Negli ultimi anni ha combattuto contro la malattia con il consueto coraggio da leone, affrontando la sofferenza a testa alta e senza smarrire mai quella dolcezza che lo caratterizzava.
Oggi a piangerlo c'è una comunità intera, stretta attorno ai suoi cari. Toccanti le parole della figlia Nicole: «Sei stato un papà e un nonno meraviglioso, ti porteremo sempre nei nostri cuori, con te va via una parte di me». Commovente il saluto del figlio Tullio: «Ciao papà, questa partita l'abbiamo persa ai rigori ma tu hai dato il massimo, ora riposa in pace amore nostro». A loro si unisce il cordoglio del mondo sportivo cittadino attraverso Alfredo Nolasco per la Soccer Trani, che ne ha ricordato il vuoto profondo lasciato assieme alla recente perdita di Giuseppe Pappalettera. E risuonano vive le memorie di Sonia Agostini Croce, figlia del compagno di reparto Dante, nel rievocare le foto in bianco e nero mostrate con gli occhi lucidi dal padre: il racconto di quegli atleti che per i figli erano semplicemente papà premurosi, ma che per la città rappresentavano icone indimenticabili di un calcio pulito e appassionato.
Grazie di tutto, Luciano. Di ogni goccia di sudore versata per la maglia biancazzurra, della tua rettitudine e delle chiacchierate pomeridiane in banca che custodisco tra i ricordi più cari. Ora continua a correre leggero su quella fascia sinistra del Paradiso, pronto a pennellare l'ennesimo traversone. Riposa in pace.


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