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Religioni
Trani e l’Arcidiocesi inaugurano il nuovo Centro Pastorale Diocesano: “Camminare insieme per trasmettere la fede”
Mons. D’Ascenzo traccia la rotta del prossimo anno pastorale: comunione, corresponsabilità e missione al centro del cammino ecclesiale
Trani - giovedì 25 giugno 2026
15.51
Una serata destinata a rimanere nella storia recente dell'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. Mercoledì 24 giugno il nuovo Centro Pastorale Diocesano di via Don Tonino Bello a Trani ha aperto ufficialmente le sue porte alla comunità ecclesiale, ospitando l'Assemblea Diocesana dal titolo "Io sono una missione su questa terra", tema ispirato all'Esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco.
L'evento ha rappresentato contemporaneamente la conclusione dell'anno pastorale 2025-2026 e l'avvio di una nuova stagione per la Chiesa locale, che da oggi può contare su una struttura pensata per diventare il cuore organizzativo, formativo e pastorale dell'intera diocesi. A prendere parte all'assemblea sono stati sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, laici, operatori pastorali, associazioni e movimenti provenienti dai territori di Trani, Barletta e Bisceglie, riuniti attorno al loro Arcivescovo, mons. Leonardo D'Ascenzo.
"Ho camminato insieme, continueremo a camminare insieme"
Nel suo intervento introduttivo mons. D'Ascenzo ha voluto anzitutto ringraziare l'intera comunità diocesana per il cammino condiviso durante l'anno appena concluso. "Ho camminato insieme, continueremo a camminare insieme. Non esiste altra strada che quella indicata dallo Spirito e non esiste altra modalità se non quella di percorrerla insieme". Parole che hanno racchiuso il senso profondo dell'intera assemblea, costruita attorno al tema della sinodalità e della corresponsabilità ecclesiale.
L'Arcivescovo ha evidenziato come, in un tempo segnato da individualismi, chiusure e polarizzazioni, la prima testimonianza dei cristiani debba essere proprio quella della comunione: "La nostra prima testimonianza come discepoli del Signore Gesù è il nostro primo impegno in un tempo segnato da individualismi, chiusure e polarizzazioni fuori e dentro la Chiesa", un percorso che, secondo il presule, ha già prodotto frutti significativi attraverso la collaborazione tra uffici pastorali, il coinvolgimento di nuove realtà territoriali e una crescente partecipazione alla vita ecclesiale.
Le criticità: comunicazione e partecipazione
Accanto agli elementi positivi, mons. D'Ascenzo non ha nascosto alcune difficoltà ancora presenti nella vita diocesana, tra queste la necessità di migliorare la comunicazione interna e la diffusione delle iniziative pastorali. "Tante volte, forse troppe volte, si sente dire: 'Ma non lo sapevo'. Non sapevano perché le comunicazioni vengono filtrate o interrotte". Una riflessione che si è accompagnata all'invito a rafforzare ulteriormente la partecipazione del clero, degli operatori pastorali e delle comunità ai percorsi diocesani.
La trasmissione della fede sarà il tema del nuovo anno pastorale
Uno dei passaggi più significativi della relazione dell'Arcivescovo ha riguardato la presentazione delle linee guida per il prossimo anno pastorale.
Partendo dai documenti del Cammino Sinodale delle Chiese in Italia e dal recente testo della Conferenza Episcopale Italiana "Radicati e costruiti in Cristo", mons. D'Ascenzo ha indicato la direzione che accompagnerà l'intera diocesi nel 2026-2027. "Nel prossimo anno pastorale seguiremo il primo dei quattro orientamenti, cioè la trasmissione della fede". Un tema che coinvolgerà tutte le parrocchie, le associazioni, i movimenti e gli organismi ecclesiali. L'avvio ufficiale avverrà il 16 ottobre con il Convegno Pastorale Diocesano che vedrà la partecipazione dell'Arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole. Seguiranno gli appuntamenti del Percorso Diocesano di Formazione, dedicati in particolare all'iniziazione cristiana e alla carità.
"La Chiesa non è un condominio"
Tra i momenti più applauditi dell'intervento dell'Arcivescovo vi è stato quello dedicato allo stile delle relazioni ecclesiali. Con un linguaggio diretto e immediato, mons. D'Ascenzo ha invitato le comunità a superare chiusure e atteggiamenti autoreferenziali: "La nostra Chiesa diocesana e le nostre comunità parrocchiali abbiano il sapore della casa". E ancora: "Basta con quei musi lunghi che non salutano, che stanno sempre arrabbiati. È una miseria. Basta, facciamola finita". Un richiamo accolto con sorrisi e consenso dall'assemblea. L'immagine utilizzata dall'Arcivescovo è stata particolarmente efficace: "Non vogliamo che la nostra Chiesa somigli a un condominio in cui ognuno vive per conto proprio. Il carburante che ci permette di camminare si chiama incontro, relazione, comunione, amore".
Un dono delle Clarisse diventato patrimonio di tutta la diocesi
La serata è stata segnata soprattutto dall'inaugurazione ufficiale del nuovo Centro Pastorale Diocesano, nato negli spazi dell'ex monastero di San Giovanni. La struttura è stata donata all'Arcidiocesi dalle monache Clarisse Urbaniste e successivamente interessata da un lungo e complesso intervento di recupero e riqualificazione. Nel corso dell'intervista rilasciata al termine della cerimonia, mons. D'Ascenzo ha sottolineato il valore simbolico dell'opera. "È un dono ricevuto dal cuore e dal buon cuore delle monache Clarisse Urbaniste che hanno voluto donare questa struttura alla diocesi. Da questo dono ricevuto abbiamo fortemente desiderato e finalmente realizzato un bene che diventa disponibile per l'intera Chiesa diocesana".
L'Arcivescovo ha inoltre inserito il nuovo Centro all'interno di un percorso più ampio che negli ultimi anni ha visto nascere altre opere significative. "Abbiamo reso disponibile la Casa di Spiritualità Oasi Nazareth a Corato, il Centro Caritas diocesano al Sacro Cuore e pochi giorni fa la mensa cittadina. Stasera finalmente il Centro Pastorale. Questi luoghi vogliono essere gli spazi dove ritrovarci e sentirci sempre più una Chiesa che cammina insieme".Una struttura moderna al servizio della comunione
Durante la presentazione del progetto sono stati illustrati gli spazi che caratterizzano il nuovo Centro Pastorale. L'edificio, inaugurato originariamente nel 1967 come monastero delle Clarisse, è stato completamente riqualificato per rispondere alle esigenze pastorali contemporanee. La struttura dispone di:
Un centro per costruire comunione
Durante la presentazione è stato ribadito che il nuovo Centro non nasce come semplice sede amministrativa. L'obiettivo è molto più ampio. "L'intenzione è vivere la comunione tra di noi e con il Signore per camminare insieme". Il Centro Pastorale vuole infatti diventare il luogo del discernimento condiviso, della formazione permanente e della progettazione pastorale comune. Una sorta di "piazza ecclesiale" capace di mettere in dialogo parrocchie, associazioni, movimenti e organismi diocesani.
La fede è personale, ma non privata
Nell'intervista conclusiva mons. D'Ascenzo è tornato sul tema della trasmissione della fede, destinato a caratterizzare il prossimo anno pastorale. "La fede è un dono personale ma non è mai privata". Per il presule la fede trova la sua piena espressione soltanto nella dimensione comunitaria. "La fede è qualcosa che va approfondito, testimoniato e celebrato insieme". Da qui l'importanza di luoghi come il nuovo Centro Pastorale, pensati per favorire relazioni autentiche e percorsi condivisi.
Un'opera segno per il futuro
L'inaugurazione del Centro Pastorale Diocesano rappresenta una delle più importanti realizzazioni ecclesiali degli ultimi anni per l'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. Un progetto nato dalla generosità delle Clarisse, sostenuto dai fondi dell'8xmille e dalle offerte di fedeli, parrocchie, associazioni e benefattori. Un luogo che, nelle intenzioni dell'Arcivescovo, dovrà diventare molto più di una sede operativa. Una casa comune dove costruire relazioni, formare nuove generazioni di laici e operatori pastorali e dare concretezza a quel "camminare insieme" che rappresenta oggi una delle parole chiave della Chiesa italiana.
Per usare le stesse parole di mons. Leonardo D'Ascenzo, il Centro Pastorale sarà chiamato a favorire "l'avvicinarci a Dio e tra di noi", diventando uno dei principali strumenti attraverso cui la Chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie proverà a raccogliere la sfida della trasmissione della fede nel mondo contemporaneo.
L'evento ha rappresentato contemporaneamente la conclusione dell'anno pastorale 2025-2026 e l'avvio di una nuova stagione per la Chiesa locale, che da oggi può contare su una struttura pensata per diventare il cuore organizzativo, formativo e pastorale dell'intera diocesi. A prendere parte all'assemblea sono stati sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, laici, operatori pastorali, associazioni e movimenti provenienti dai territori di Trani, Barletta e Bisceglie, riuniti attorno al loro Arcivescovo, mons. Leonardo D'Ascenzo.
"Ho camminato insieme, continueremo a camminare insieme"
Nel suo intervento introduttivo mons. D'Ascenzo ha voluto anzitutto ringraziare l'intera comunità diocesana per il cammino condiviso durante l'anno appena concluso. "Ho camminato insieme, continueremo a camminare insieme. Non esiste altra strada che quella indicata dallo Spirito e non esiste altra modalità se non quella di percorrerla insieme". Parole che hanno racchiuso il senso profondo dell'intera assemblea, costruita attorno al tema della sinodalità e della corresponsabilità ecclesiale.
L'Arcivescovo ha evidenziato come, in un tempo segnato da individualismi, chiusure e polarizzazioni, la prima testimonianza dei cristiani debba essere proprio quella della comunione: "La nostra prima testimonianza come discepoli del Signore Gesù è il nostro primo impegno in un tempo segnato da individualismi, chiusure e polarizzazioni fuori e dentro la Chiesa", un percorso che, secondo il presule, ha già prodotto frutti significativi attraverso la collaborazione tra uffici pastorali, il coinvolgimento di nuove realtà territoriali e una crescente partecipazione alla vita ecclesiale.
Le criticità: comunicazione e partecipazione
Accanto agli elementi positivi, mons. D'Ascenzo non ha nascosto alcune difficoltà ancora presenti nella vita diocesana, tra queste la necessità di migliorare la comunicazione interna e la diffusione delle iniziative pastorali. "Tante volte, forse troppe volte, si sente dire: 'Ma non lo sapevo'. Non sapevano perché le comunicazioni vengono filtrate o interrotte". Una riflessione che si è accompagnata all'invito a rafforzare ulteriormente la partecipazione del clero, degli operatori pastorali e delle comunità ai percorsi diocesani.
La trasmissione della fede sarà il tema del nuovo anno pastorale
Uno dei passaggi più significativi della relazione dell'Arcivescovo ha riguardato la presentazione delle linee guida per il prossimo anno pastorale.
Partendo dai documenti del Cammino Sinodale delle Chiese in Italia e dal recente testo della Conferenza Episcopale Italiana "Radicati e costruiti in Cristo", mons. D'Ascenzo ha indicato la direzione che accompagnerà l'intera diocesi nel 2026-2027. "Nel prossimo anno pastorale seguiremo il primo dei quattro orientamenti, cioè la trasmissione della fede". Un tema che coinvolgerà tutte le parrocchie, le associazioni, i movimenti e gli organismi ecclesiali. L'avvio ufficiale avverrà il 16 ottobre con il Convegno Pastorale Diocesano che vedrà la partecipazione dell'Arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole. Seguiranno gli appuntamenti del Percorso Diocesano di Formazione, dedicati in particolare all'iniziazione cristiana e alla carità.
"La Chiesa non è un condominio"
Tra i momenti più applauditi dell'intervento dell'Arcivescovo vi è stato quello dedicato allo stile delle relazioni ecclesiali. Con un linguaggio diretto e immediato, mons. D'Ascenzo ha invitato le comunità a superare chiusure e atteggiamenti autoreferenziali: "La nostra Chiesa diocesana e le nostre comunità parrocchiali abbiano il sapore della casa". E ancora: "Basta con quei musi lunghi che non salutano, che stanno sempre arrabbiati. È una miseria. Basta, facciamola finita". Un richiamo accolto con sorrisi e consenso dall'assemblea. L'immagine utilizzata dall'Arcivescovo è stata particolarmente efficace: "Non vogliamo che la nostra Chiesa somigli a un condominio in cui ognuno vive per conto proprio. Il carburante che ci permette di camminare si chiama incontro, relazione, comunione, amore".
Un dono delle Clarisse diventato patrimonio di tutta la diocesi
La serata è stata segnata soprattutto dall'inaugurazione ufficiale del nuovo Centro Pastorale Diocesano, nato negli spazi dell'ex monastero di San Giovanni. La struttura è stata donata all'Arcidiocesi dalle monache Clarisse Urbaniste e successivamente interessata da un lungo e complesso intervento di recupero e riqualificazione. Nel corso dell'intervista rilasciata al termine della cerimonia, mons. D'Ascenzo ha sottolineato il valore simbolico dell'opera. "È un dono ricevuto dal cuore e dal buon cuore delle monache Clarisse Urbaniste che hanno voluto donare questa struttura alla diocesi. Da questo dono ricevuto abbiamo fortemente desiderato e finalmente realizzato un bene che diventa disponibile per l'intera Chiesa diocesana".
L'Arcivescovo ha inoltre inserito il nuovo Centro all'interno di un percorso più ampio che negli ultimi anni ha visto nascere altre opere significative. "Abbiamo reso disponibile la Casa di Spiritualità Oasi Nazareth a Corato, il Centro Caritas diocesano al Sacro Cuore e pochi giorni fa la mensa cittadina. Stasera finalmente il Centro Pastorale. Questi luoghi vogliono essere gli spazi dove ritrovarci e sentirci sempre più una Chiesa che cammina insieme".Una struttura moderna al servizio della comunione
Durante la presentazione del progetto sono stati illustrati gli spazi che caratterizzano il nuovo Centro Pastorale. L'edificio, inaugurato originariamente nel 1967 come monastero delle Clarisse, è stato completamente riqualificato per rispondere alle esigenze pastorali contemporanee. La struttura dispone di:
- quattro piani fuori terra;
- dodici uffici pastorali;
- sei sale per incontri e formazione;
- due grandi sale multimediali dedicate a San Francesco e Santa Chiara;
- spazi di accoglienza e ospitalità;
- una cappella aperta alla preghiera;
- aree verdi e luoghi di fraternità.
Un centro per costruire comunione
Durante la presentazione è stato ribadito che il nuovo Centro non nasce come semplice sede amministrativa. L'obiettivo è molto più ampio. "L'intenzione è vivere la comunione tra di noi e con il Signore per camminare insieme". Il Centro Pastorale vuole infatti diventare il luogo del discernimento condiviso, della formazione permanente e della progettazione pastorale comune. Una sorta di "piazza ecclesiale" capace di mettere in dialogo parrocchie, associazioni, movimenti e organismi diocesani.
La fede è personale, ma non privata
Nell'intervista conclusiva mons. D'Ascenzo è tornato sul tema della trasmissione della fede, destinato a caratterizzare il prossimo anno pastorale. "La fede è un dono personale ma non è mai privata". Per il presule la fede trova la sua piena espressione soltanto nella dimensione comunitaria. "La fede è qualcosa che va approfondito, testimoniato e celebrato insieme". Da qui l'importanza di luoghi come il nuovo Centro Pastorale, pensati per favorire relazioni autentiche e percorsi condivisi.
Un'opera segno per il futuro
L'inaugurazione del Centro Pastorale Diocesano rappresenta una delle più importanti realizzazioni ecclesiali degli ultimi anni per l'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. Un progetto nato dalla generosità delle Clarisse, sostenuto dai fondi dell'8xmille e dalle offerte di fedeli, parrocchie, associazioni e benefattori. Un luogo che, nelle intenzioni dell'Arcivescovo, dovrà diventare molto più di una sede operativa. Una casa comune dove costruire relazioni, formare nuove generazioni di laici e operatori pastorali e dare concretezza a quel "camminare insieme" che rappresenta oggi una delle parole chiave della Chiesa italiana.
Per usare le stesse parole di mons. Leonardo D'Ascenzo, il Centro Pastorale sarà chiamato a favorire "l'avvicinarci a Dio e tra di noi", diventando uno dei principali strumenti attraverso cui la Chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie proverà a raccogliere la sfida della trasmissione della fede nel mondo contemporaneo.

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