Apatheia

A proposito di Casapound

Le differenze sono dentro di noi

Se si parlasse per ore dell'uomo, del suo mondo e della sua anima o del suo corpo, se si parlasse tra gli uomini, in due o in cento, alla fine smetteremmo perché esausti e torneremmo a casa ognuno con le proprie convinzioni più o meno rafforzate o indebolite. Sicuramente sapremmo di più perché, se si parla, non si perde mai, si prende. Una discussione sull'esistenza di Dio fatta tra un ateo ed un prete potrebbe essere interessante benché nessuno dei due convincerebbe mai l'altro e forse proprio per questo lo sarebbe. Stessa cosa accadrebbe in una discussione sull'esistenza o meno delle razze superiori tra uno di Casapound e uno del Circolo Antonio Gramsci, resta sempre un momento culturale, uno scambio dove ognuno rimane con le sue idee e non aumenteranno quelli convinti di questo concetto. Finché di una determinata cosa ne siano convinti in pochi, per quanto per me aberrante sia, è la loro idea e va rispettata se resta tale e se non viene imposta con la forza, si discute, si cerca di capire. Se poi se ne convincono in molti, come è accaduto nella Germania nazista di Hitler, il problema è rilevante.

Ma perché nella debole Repubblica di Weimar, nata dopo il primo conflitto, si poté instaurare la dittatura nazista? La grave crisi economica, la disoccupazione e l'inflazione di quegli anni avevano esasperato il popolo tedesco ed infine la crisi del 1929 con il crollo della borsa di New York, fecero precipitare la situazione e favorirono la svolta autoritaria. Possiamo affermare che siano stati la povertà, la precarietà, l'insicurezza, il malcontento a favorire queste idee? Del resto l'ideologia dei ragazzi che si riconoscono in questi gruppi parte da un orientamento popolare e anticapitalista, passa per concetti di onore per certi versi non molto diversi da quelli della mafia ma depurati dalla cultura di filosofi e poeti, talvolta revisionata altre volte adattata e si mischia con un po' di cristianesimo, un po' di pregiudizio congenito intriso di luoghi comuni ed è fatta. È ovvio che non può far presa il concetto di razza superiore o inferiore in un momento storico caratterizzato da benessere e ricchezza, piuttosto è in questo momento che, come un male asintomatico, nasce e prospera il decadimento dei valori morali perché vi è la convinzione che la questione morale non sia essenziale e sia relegata a stati di necessità.

Il capitalismo, nella sua fase seduttiva, ha il potere di barattare l'anima dell'essere uomo con l'uomo avere. È uomo chi ha, non chi è e chi ha finisce per essere potente, colto e perfino bello. Le differenze, nell'opulenza, vengono momentaneamente mascherate, esortate, diventano strumento per lo sfruttamento delle masse. Quando ci si trova all'improvviso in una condizione di crisi, come accadde nel 1929 e come sta accadendo ora, ecco che chi è convinto di certe soluzioni semplici e veloci, trova facilmente orde di accoliti, forgiando all'occorrenza concetti di onore, patria, razza, popolo e soprattutto uno strano concetto di sicurezza. Lo straniero, il diverso, il nero, il giallo sono pericolosi. Si fa leva sulla paura perché un popolo in queste condizioni, senza stabilità, è un popolo che ha paura e vuole dimostrazioni eclatanti di sicurezza, anche se inutili, vuole dei capri espiatori su cui scaricare le incertezze. È come se si costruisse una nuova arca di Noè per salvare gli eletti dal diluvio purificatore. Che brutta storia. Bisogna riconoscere che hanno sempre avuto la capacità di mettere insieme, senza farli neanche sembrare degli ossimori, Dio e chiesa con razza superiore che debella quella inferiore.

Se un pazzo uccide due persone non si può dire che ci sia un coinvolgimento morale di chi esprime certe idee. La discussione è sempre un momento culturale, qualunque cosa si dica, anche le più insignificanti perché così potrebbero apparire agli altri le mie, è libertà, è scontro delle idee e tale deve rimanere. Il rischio che degli sprovveduti interpretino erroneamente queste idee e che quindi le realizzino in maniera personalizzata è un rischio che dobbiamo mettere in conto se vogliamo essere ancora liberi di pensare e di esprimerci.

Le differenze sono dentro di noi, sono quelle che ci fanno apprezzare un giorno che ieri non apprezzavamo, ci fanno vedere una luce dove vi sia il buio. Sono un tesoro che vogliamo saccheggiare quando spunta la crisi all'improvviso e all'improvviso di quelli diversi da noi, se sono più deboli, perché siamo anche vigliacchi, vogliamo liberarcene.

«Vieni, compiangiamoli quelli che stanno meglio di noi.
Vieni, amica, e ricorda
che i ricchi han maggiordomi e non amici,
E noi abbiamo amici e non maggiordomi.
Vieni, compiangiamo gli sposati e i non sposati.
L'aurora entra a passettini
come una dorata Pavlova,
E io son presso al mio desiderio.
Ne ha la vita in sé qualcosa di migliore
Che quest'ora di chiara freschezza,
l'ora di svegliarsi in amore»
(Erza Pound)

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