Apatheia

Quelli che non sono né di destra e né di sinistra

Soprattutto ora con l’approssimarsi delle votazioni

A quelli che dicono di non essere né di destra e né di sinistra, soprattutto quelli che lo sono ancor meno ora, di destra e di sinistra, con l'approssimarsi delle votazioni, a quelli che dicono che contano gli uomini non le idee, gli uomini onesti, giovani, nuovi, a quelli che dicono che alle comunali non è importante l'ideologia perché devi solo aggiustare i marciapiedi e le buche sull'asfalto, a quelli che sono di destra o di sinistra ma ci hanno già provato, alcuni più volte, e noi li ringraziamo di cuore per lo sforzo benché rivelatosi piuttosto improduttivo. Ma anche a quelli che mi fanno notare che i politici sono tutti egualmente farabutti, ladri e disonesti e me lo comunicano mentre non mi fanno lo scontrino fiscale o mi chiedono di procurargli qualche siringa, di prenderla dall'ambulanza come se non la pagasse nessuno. A quelli che dicono che votare non serve e che quindi loro non ci andranno, a quelli che sono di sinistra però mica si può essere di sinistra di sinistra.

Quando si afferma di non essere né di destra e né di sinistra, soprattutto in campagna elettorale, è come dire che non si ha un'idea, delle priorità, dei traguardi prefissati. Se è vero che il bene comune, come è facile evincere dalla semantica espressa nella preposizione, è comune a tutta la comunità, è anche vero che, purtroppo, lo è sempre meno, meno raggiungibile, per una parte di essa. È anche vero che realizzare prevalentemente o solamente il bene di quella parte di comunità meno tormentata, creerebbe un divario maggiore e, soprattutto, una condizione di disagio maggiore per l'altra parte. Realizzare dei programmi per favorire la parte disagiata, invece, oltre a diminuire le distanze, favorirebbe indirettamente anche la parte più agiata. Anche se in un periodo drammatico come quello attuale, è il ceto medio basso a risentirne in maggior misura, è lapalissiano far notare che una classe sociale già svantaggiata se ha ulteriori difficoltà, se non lavora, non acquista beni e non ha alcuna fiducia nel futuro, in breve tempo trascinerà dietro di sé, nell'abisso, anche quella che ancora per poco si può definire benestante. A questo, purtroppo, stiamo già assistendo inermi.

Poi ci sono anche quelli che affermano di non essere né di destra e né di sinistra solo perché sono vele issate in attesa che il vento giunga da destra o da sinistra, l'importante è che la prua della nave solchi al più presto le onde.

Sono d'accordo, gli uomini devono essere onesti, non necessariamente giovani, giacché i giovani, soprattutto quelli che ancora vivono, quasi sempre non per colpa loro, sotto la cappa genitoriale, la loro presunta onestà non l'hanno ancora messa veramente alla prova. Eppure vorrei conoscerla l'inconfutabile, innata ed esclusiva onestà giovanile, scolare, della piazza o quella dei volti nuovi, anche loro rappresentanti di una vita per forza irreprensibile. Può essere, naturalmente, può essere, non è un dogma.

E i marciapiedi? Le buche sull'asfalto? Visto che, pare, sia l'unica prerogativa di quelli né di destra e né di sinistra, li aggiusteremmo solo in piazza della Repubblica? Vicino ai locali eleganti riservati a pochi? Oppure prima aggiustiamo quelli della zona 167? E dopo aver riparato le strade, faremmo un concerto con i biglietti che costano un occhio, con le prime 2 file prenotate e le altre 2 con i biglietti omaggio destinati agli amici dei politici? Oppure ci preoccupiamo che tutti abbiano una casa e da mangiare?

A chi dice di non voler votare più vorrei solo ricordare che i veterani della politica hanno ed avranno sempre i loro eserciti pronti a sostenerli con i loro voti per cui se non andiamo a votare, sarà ancora più facile per loro vincere, gli serviranno meno affiliati.

Un'ultima cosa a chi dice che è utopistico essere di sinistra di sinistra. Il concetto di proprietà come di ricchezza, per realizzarsi per una persona, occorre non si realizzi per un'altra altrimenti non esisterebbe, infatti, se tutti possedessimo o fossimo ricchi o tutti non possedessimo o non fossimo ricchi, la situazione non cambierebbe. Per realizzare le umane differenze uno deve avere e l'altro no. Lo so, mi direte che questo non c'entra con l'essere di sinistra sinistra. Mi chiedo allora: è possibile realizzare un bene comune senza lasciarsi nessuno dietro? Ma davvero nessuno.
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La rubrica di Rino Negrogno

Indice rubrica
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Il professore di Trani 25 gennaio 2015 Il professore di Trani
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