Apatheia

La governabilità è una frottola

La rivoluzione è figlia di un figlio che non ha futuro

Non credo sia necessario cercare per forza l'uomo vincente, l'uomo che piaccia e che convinca tutti, il messia, il salvatore, anche perché temo non esista. Con il pretesto della governabilità, i politici nascondono la loro irresistibile necessità di entrare a far parte del governo, anche loro si battono per il posto fisso. Assistiamo infatti a continui (in)spiegabili, improvvisi cambiamenti, rimescolamenti di alleanze, ammiccamenti tra i partiti pro o contro esperti o improvvisati candidati sindaco, alleanze che spaziano da destra a sinistra e dall'alto in basso con sfrontato ardimento, commissariamenti, migrazioni. Sembrano più storie d'amore che di politica. Mi fanno rabbrividire. Un paesano neo "Compromesso Storico"? A me sembra più un "Compromesso Stoico", tutti insieme, pur di esserci e di vincere, a sopportare qualsiasi dolore. La governabilità è una trovata intelligente per incantare e convincere i sempre più disperati, affamati, disoccupati e poveri cittadini. Raccontare che si è costretti a fare delle alleanze sofferte con chi non la pensa più o meno nello stesso modo solo per governare e dare stabilità alla città è una frottola di una malvagità insostenibile ed insana perché è facile sopportare il dolore che un reazionario può dare ad un rivoluzionario se questo dolore è anestetizzato dalla somma dei voti, difficile sarà sopportare questo dolore in consiglio comunale, quando si dovranno prendere delle decisioni. Ma non mi sembra che qualcuno sia preoccupato per cittadini. Vedo solo i cittadini più deboli abbandonati a loro stessi, vedo solo uomini egoisti a cui interessa il successo e la ricchezza. Altro che governabilità, vincerà sicuramente il più scaltro, chi metterà insieme più vip con idee contrarie. Però, altro che vae victis, io, né barbaro e né romano, conierei una nuova massima e direi: vae victoribus! (guai ai vincitori).

Quasi quasi, meglio gli indifferenti.

A sinistra non si parla più, si cercano uomini eclatanti. Ma siccome Gramsci, Berlinguer e Guevara sono morti (ahimè) la ricerca è vana. Bisogna cercare se non un comunista, un nuovo Gramsci per quanto mi riguarda, almeno un uomo di sinistra. Un uomo che ami e non temi il popolo. Sogno un sindaco con cui sia possibile dialogare, non mi serve un sindaco ben addobbato dietro la processione di San Nicola, che inauguri piazze o che distribuisca onorificenze. E se i partiti hanno fallito, non sono stati in grado di partorire questi uomini, è inutile andare a cercare con la lanterna l'uomo della vittoria, l'uomo che per altri meriti è amato dai cittadini. Ma cominciano a sbocciare liste benfatte, confezionate all'uopo, colme di uomini con un bacino di voti assicurati, uomini che fanno nascere bambini, che curano tumori o che vincono processi, uomini creditori di amore insomma. Temo servano per far cassa e non per la cura. È un gioco senza senso, anzi un senso ce l'ha ed è quello della voglia di vittoria a tutti i costi.

Primarie sì, primarie no? È vero, le primarie si possono comprare o manipolare ma anche i voti per diventare sindaco. Anche l'odio e l'amore, la reputazione e il valore di un individuo si possono prezzare. Fino a quando ci saranno la fame, l'incertezza, la paura e governanti mandati dalla provvidenza per salvare la patria, non ci sarà libertà nemmeno per chi pensa di esserne portatore. Ma non partecipare, scrivere su Facebook o sui forum mille volte: "Governo ladro, sono tutti uguali, non cambierà mai, io non voto" per ricevere mille emozionanti "Mi piace", non serve. Se proprio non ci piace nessuno, impegniamoci direttamente.

Dall'altra parte, sorprendiamoci e diamo il giusto peso a quei programmi splendidi e condivisibili elaborati da persone da ampi manifesti e sguardi rassicuranti che già sono consiglieri comunali nella maggioranza del governo e chiediamoci come mai fino ad ora queste opere ed i loro sguardi giacessero polverosi dentro il cassetto della loro scrivania. Preoccupiamoci sia di chi sta meglio di noi che di chi sta peggio. Non aspettiamo che la disperazione prenda il sopravvento. Non aspettiamo la rivoluzione pensando che non arriverà mai. Nessuno nasce rivoluzionario. La rivoluzione nasce da sola. È figlia della fame, della povertà, della sofferenza. È figlia di un figlio che non ha futuro.
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