Apatheia

Si è sciolto l’arcobaleno

Sardegna, possa nascere un arcobaleno che non si scioglie.

C'è della benzina sull'asfalto e mio figlio mi dice: "Papà si è sciolto l'arcobaleno" me lo dice seriamente, tanto seriamente da convincermi che sia proprio l'arcobaleno quel rivolo striato di colori che cola sul ciglio della strada. Dovrei spiegargli che quel liquido sull'asfalto con gli stessi colori dell'arcobaleno non ha nulla a che fare con il cielo, è opera nostra che violentiamo ogni giorno la nostra terra oppure dovrei dirgli che l'arcobaleno non può sciogliersi ma preferisco parlare con lui di questo arcobaleno riverso sull'asfalto, voglio capire come deve essere fatto un arcobaleno per sciogliersi. "Come avrà fatto a sciogliersi?" gli chiedo con l'aria piena di stupore e lui non tarda ad appianare le mie perplessità. "La pioggia l'ha bagnato ed una volta inzuppato si è sciolto, così è caduto sulla terra, è come quando inzuppiamo i biscotti nel latte" mi dice ex professo ed io annuisco persuaso, non per suffragare le sue tesi ma, piuttosto, ragionando e rivedendomi la scena in mente di questa sciagura, se sciagura è, improvvisa.

Grazie a Facebook e soprattutto grazie a Riccardo Ierna, un mio amico psicologo, che inserisce sempre post interessanti, rileggo dopo tanti anni una frase, ormai sepolta sotto i miei capelli grigi, de "La Caduta" di Albert Camus sulla morte degli amici che vale la pena leggiate anche voi: "Ha notato che soltanto la morte ci ridesta i sentimenti? Come vogliamo bene agli amici che ci hanno lasciato, vero? Come ammiriamo quei nostri maestri che non parlano più e hanno la bocca piena di terra. Allora l'omaggio viene spontaneo, quell'omaggio che forse avevano atteso da noi tutta la vita. Ma lo sa perché siamo sempre più giusti e generosi coi morti? È semplice. Verso di loro non ci sono obblighi. Ci lasciano liberi, possiamo scegliere noi il momento, trovar posto per l'omaggio fra un cocktail e un'amante carina, a tempo perso, insomma. Se un obbligo ci fosse, sarebbe quello della memoria, e noi abbiamo la memoria corta. No, nei nostri amici amiamo il morto fresco, il morto doloroso, la nostra emozione, noi stessi insomma!"

Sono triste per la Sardegna, per i suoi morti, per questa sciagura, sono triste perché i disastri sono sempre in agguato ed anche se la colpa è solo nostra che intralciamo la natura e la sua inarrestabile impresa, sicuramente non è mai di chi muore travolto dalla sua furia protettiva e risentita. Sono triste perché ognuno di noi potrebbe fare molto per accaparrarsi i favori di una natura da secoli deturpata ma ci scontriamo come sempre e con la nostra solita soverchieria sulle inezie, su dove posizionare i bidoni della differenziata. Sono triste per la Sardegna, tanto cara ai vacanzieri benestanti nei mesi estivi e sono triste per le nostre spese esagerate ed inutili, come quelle per aggiustare una piazza per le nostre solite cerimonie. Non limitiamoci ai proclami ed ai lutti nazionali appaganti come le feste di natale, realizziamo cose concrete.

A proposito della Sardegna, dei suoi morti, dei suoi bambini, mi viene in mente un'opera di Pierangelo Bertoli ed i Tazenda, "Spunta la luna dal monte". Possa spuntare la luna dal monte, possa nascere un arcobaleno che non si scioglie.
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