
Salute d'asporto
La creatina danneggia i reni?
Ce ne parla il biologo Giuseppe Labianca
sabato 23 maggio 2026
La creatina è probabilmente uno degli integratori più studiati e utilizzati al mondo e da anni viene impiegata in ambito sportivo per migliorare forza, prestazioni fisiche e recupero muscolare, ma negli ultimi tempi il suo utilizzo si è esteso anche al benessere generale, alla prevenzione della sarcopenia e persino alla salute neurologica. Nonostante questo, continua a circolare un dubbio molto diffuso: la creatina può danneggiare i reni?
La preoccupazione nasce soprattutto quando, dopo alcune settimane di integrazione, gli esami del sangue mostrano un aumento della creatinina sierica. Per molti pazienti questo dato viene interpretato immediatamente come un segnale di sofferenza renale. In realtà, nella maggior parte dei casi, si tratta di un fenomeno assolutamente fisiologico e non di un danno ai reni.
Per comprendere il motivo bisogna partire proprio dalla creatinina, che deriva dal metabolismo della creatina e viene eliminata attraverso i reni. In medicina viene utilizzata da decenni come indicatore della funzione renale, ovvero permette di valutare la velocità di filtrazione renale, e quando la filtrazione dei reni si riduce, la creatinina tende ad aumentare nel sangue. Tuttavia la creatinina non dipende soltanto dalla funzionalità renale, ma anche dalla massa muscolare scheletrica, dalla perdita di massa muscolare, dall'attività fisica, dall'assunzione di creatina e dal livello di proteine ingerite attraverso l'alimentazione. Quindi la creatinina sierica dipende da tanti fattori che possono influenzarne i valori.
Infatti l'assunzione di creatina determina una quantità maggiore di substrato che può essere convertito fisiologicamente in creatinina, questo comporta spesso un lieve incremento dei livelli ematici senza che vi sia alcun reale peggioramento della funzione renale.
Negli atleti e nei soggetti con elevata massa muscolare questo fenomeno è ancora più evidente, infatti una persona molto muscolosa può presentare valori di creatinina superiori alla media pur avendo reni perfettamente sani. Per questo motivo la sola creatinina, soprattutto in chi pratica sport o utilizza integratori, non sempre rappresenta il parametro più accurato per valutare la salute renale.
La letteratura scientifica degli ultimi anni è piuttosto rassicurante, infatti numerosi studi clinici e revisioni sistematiche hanno dimostrato che la creatina, assunta ai dosaggi raccomandati, non provoca danno renale nei soggetti sani. Anche utilizzi prolungati nel tempo, monitorati in atleti e praticanti di attività fisica, non hanno evidenziato alterazioni clinicamente significative della funzione renale.
Naturalmente questo non significa che la creatina debba essere assunta senza criterio, infatti nei soggetti affetti da patologie, soprattutto nefrologiche, l'utilizzo dell'integratore dovrebbe sempre essere valutato con supervisione medica. Ma per la popolazione sana, le evidenze disponibili non supportano l'idea che la creatina sia tossica per i reni.
Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di un altro parametro, considerato in molti casi più affidabile della creatinina: la cistatina C. Si tratta di una proteina prodotta costantemente dall'organismo e filtrata dai reni, la cui concentrazione nel sangue è molto meno influenzata da massa muscolare, esercizio fisico o integrazione con creatina.
Questo rende la cistatina C particolarmente utile negli sportivi e nei soggetti che assumono creatina, perché permette di ottenere una valutazione più realistica della filtrazione renale. In pratica, mentre la creatinina può aumentare semplicemente per effetto dell'integrazione, la cistatina C tende a riflettere in maniera più accurata la reale funzionalità dei reni.
Un altro elemento interessante e rassicurante riguarda il fatto che la creatina oggi non viene studiata soltanto in ambito sportivo, ma viene studiata soprattutto per la prevenzione della perdita di massa muscolare nell'anziano, nel recupero funzionale, nel metabolismo energetico e persino in alcune condizioni neurologiche. Questo perché la creatina rappresenta una riserva energetica fondamentale per tessuti ad alta richiesta metabolica come muscolo e cervello.
Alla luce delle evidenze attuali, quindi, l'idea che la creatina "rovini i reni" appare più come un mito che come una realtà scientifica. L'aumento della creatinina sierica osservato durante l'integrazione è spesso una conseguenza fisiologica del metabolismo della creatina e non un indicatore di danno renale. In questi contesti, la cistatina C può rappresentare uno strumento diagnostico più utile e affidabile per distinguere un semplice adattamento metabolico da un reale problema nefrologico.
Come sempre, la chiave resta il buon senso: utilizzare integratori di qualità, rispettare i dosaggi consigliati e contestualizzare gli esami del sangue nella storia clinica del paziente, evitando inutili allarmismi
La preoccupazione nasce soprattutto quando, dopo alcune settimane di integrazione, gli esami del sangue mostrano un aumento della creatinina sierica. Per molti pazienti questo dato viene interpretato immediatamente come un segnale di sofferenza renale. In realtà, nella maggior parte dei casi, si tratta di un fenomeno assolutamente fisiologico e non di un danno ai reni.
Per comprendere il motivo bisogna partire proprio dalla creatinina, che deriva dal metabolismo della creatina e viene eliminata attraverso i reni. In medicina viene utilizzata da decenni come indicatore della funzione renale, ovvero permette di valutare la velocità di filtrazione renale, e quando la filtrazione dei reni si riduce, la creatinina tende ad aumentare nel sangue. Tuttavia la creatinina non dipende soltanto dalla funzionalità renale, ma anche dalla massa muscolare scheletrica, dalla perdita di massa muscolare, dall'attività fisica, dall'assunzione di creatina e dal livello di proteine ingerite attraverso l'alimentazione. Quindi la creatinina sierica dipende da tanti fattori che possono influenzarne i valori.
Infatti l'assunzione di creatina determina una quantità maggiore di substrato che può essere convertito fisiologicamente in creatinina, questo comporta spesso un lieve incremento dei livelli ematici senza che vi sia alcun reale peggioramento della funzione renale.
Negli atleti e nei soggetti con elevata massa muscolare questo fenomeno è ancora più evidente, infatti una persona molto muscolosa può presentare valori di creatinina superiori alla media pur avendo reni perfettamente sani. Per questo motivo la sola creatinina, soprattutto in chi pratica sport o utilizza integratori, non sempre rappresenta il parametro più accurato per valutare la salute renale.
La letteratura scientifica degli ultimi anni è piuttosto rassicurante, infatti numerosi studi clinici e revisioni sistematiche hanno dimostrato che la creatina, assunta ai dosaggi raccomandati, non provoca danno renale nei soggetti sani. Anche utilizzi prolungati nel tempo, monitorati in atleti e praticanti di attività fisica, non hanno evidenziato alterazioni clinicamente significative della funzione renale.
Naturalmente questo non significa che la creatina debba essere assunta senza criterio, infatti nei soggetti affetti da patologie, soprattutto nefrologiche, l'utilizzo dell'integratore dovrebbe sempre essere valutato con supervisione medica. Ma per la popolazione sana, le evidenze disponibili non supportano l'idea che la creatina sia tossica per i reni.
Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di un altro parametro, considerato in molti casi più affidabile della creatinina: la cistatina C. Si tratta di una proteina prodotta costantemente dall'organismo e filtrata dai reni, la cui concentrazione nel sangue è molto meno influenzata da massa muscolare, esercizio fisico o integrazione con creatina.
Questo rende la cistatina C particolarmente utile negli sportivi e nei soggetti che assumono creatina, perché permette di ottenere una valutazione più realistica della filtrazione renale. In pratica, mentre la creatinina può aumentare semplicemente per effetto dell'integrazione, la cistatina C tende a riflettere in maniera più accurata la reale funzionalità dei reni.
Un altro elemento interessante e rassicurante riguarda il fatto che la creatina oggi non viene studiata soltanto in ambito sportivo, ma viene studiata soprattutto per la prevenzione della perdita di massa muscolare nell'anziano, nel recupero funzionale, nel metabolismo energetico e persino in alcune condizioni neurologiche. Questo perché la creatina rappresenta una riserva energetica fondamentale per tessuti ad alta richiesta metabolica come muscolo e cervello.
Alla luce delle evidenze attuali, quindi, l'idea che la creatina "rovini i reni" appare più come un mito che come una realtà scientifica. L'aumento della creatinina sierica osservato durante l'integrazione è spesso una conseguenza fisiologica del metabolismo della creatina e non un indicatore di danno renale. In questi contesti, la cistatina C può rappresentare uno strumento diagnostico più utile e affidabile per distinguere un semplice adattamento metabolico da un reale problema nefrologico.
Come sempre, la chiave resta il buon senso: utilizzare integratori di qualità, rispettare i dosaggi consigliati e contestualizzare gli esami del sangue nella storia clinica del paziente, evitando inutili allarmismi







.jpg)
.jpg)
Ricevi aggiornamenti e contenuti da Trani