Storie di città

Martina, 2 anni e sorda: cacciata dall'asilo privato

A Trani storia da Medioevo

Si è conclusa positivamente la travagliata vicenda della piccola Martina, di soli 2 anni e 8 mesi, affetta da ipoacusia neurosensoriale bilaterale grave profonda, soprattutto grazie al prezioso intervento del primo cittadino di Trani, Gigi Riserbato, che discretamente ed efficacemente ha voluto rimediare al disimpegno della scuola privata paritaria di Trani della Congregazione delle suore angeliche di San Paolo, per le quali i genitori della bambina già annunciano il ricorso alle vie legali.

Questa la storia. A gennaio 2012 la piccola Martina veniva iscritta presso la scuola privata paritaria del San Paolo. In seguito a dei controlli sanitari, a marzo di quest'anno i genitori venivano a conoscenza che Martina è affetta da una gravissima sordità bilaterale, per la quale a giugno è stata sottoposta al un primo intervento chirurgico di impianto cocleare. Immediatamente dopo aver appreso della patologia, i genitori si sono rivolti alla struttura scolastica gestita dalle suore, per informarla della vicenda ed ottenere conferma della disponibilità ad accogliere la bambina. Dopo due giorni i responsabili della struttura hanno confermato ai genitori che non vi era alcuna difficoltà di sorta, assicurando la piena assistenza formativa ed educativa, sotto qualsiasi forma.

Confidando nelle rassicurazioni ricevute, il 18 settembre, con l'inizio dell'anno scolastico, i genitori hanno accompagnato Martina all'asilo ed in quella occasione hanno conosciuto l'insegnante che si sarebbe occupata della bambina, offrendole qualsiasi aiuto nel caso ci fossero stati problemi di qualsiasi genere. Il giorno successivo, l'insegnante ha informato la mamma che non se la sentiva di prendersi cura della piccola Martina perché la patologia di cui è affetta avrebbe comportato notevoli responsabilità di cui non intendeva farsi carico. Il giorno seguente i genitori si sono rivolti nuovamente all'insegnante e direttamente alla suora responsabile della struttura, assicurando che avrebbero potuto offrire tutto il proprio sostegno, materiale (in termini di copresenza in aula o di supposto o ausilio di qualsiasi genere) ed economico (mediante una eventuale contribuzione integrativa delle già gravose spese di retta scolastica) pur di garantire alla propria figlia la frequentazione dell'asilo, sollecitando altresì la scuola privata ad interessare le strutture pubbliche preposte, per ottenere l'insegnante di sostegno prevista dalla legge per i fanciulli affetti da disabilità. Alla congregazione delle suore angeliche di San Paolo ogni preghiera è rimasta però inascoltata.

Nonostante tutto la piccola Martina è stata esclusa dalla scuola, con la seguente formale motivazione: «Date le condizioni fisiche della bambina non possiamo assumerci la responsabilità durante la sua permanenza, senza un tutor personale». Questa situazione, dai risvolti paradossali, si è ulteriormente aggravata quando lo stesso giorno in cui la bambina è stata cacciata dalle suore i genitori si sono rivolti alla struttura pubblica, sperando nel suo inserimento, sia pur tardivo. Pur avendo apprezzato una elevatissima sensibilità, competenza e professionalità nella cura di bambini, in particolare di quelli affetti da disabilità simili a quelle della piccola Martina, la definizione delle dotazioni organiche e degli assetti strutturali impediva ai responsabili della struttura scolastica pubblica di accogliere la piccola. Ovviamente se la bambina fosse stata iscritta prima - e quindi se le suore avessero comunicato prima che non avrebbero accolto una bambina disabile - Martina avrebbe trovato agevolmente una collocazione nelle strutture pubbliche, con tutta l'assistenza che la legge riconosce in favore dei bambini affetti da disabilità.

In questa situazione il tempestivo intervento dell'amministrazione comunale di concerto con l'ufficio scolastico regionale ha posto fine ad un'ingiustizia sociale sostanziatasi in una vera e propria discriminazione consentendo che la bambina, pur se con quasi due mesi di ritardo, fosse inserita in una struttura scolastica per l'infanzia pubblica.
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