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Risale la disoccupazione in Puglia

Aldo Pugliese di Uil: «I numeri smontano l'ottimismo sbandierato dal Governo»

Battuta d'arresto del mercato del lavoro in Italia. A dicembre 2015 l'Istat segna un tasso di disoccupazione che si attesta all'11.4%, in aumento dello 0.1% (+18 mila disoccupati) sul precedente dato di novembre e una diminuzione del numero degli occupati pari a 21 mila persone. In termini assoluti, sono quasi 2.9 milioni i disoccupati in Italia. Ma i dati negativi hanno un impatto ancora più preoccupante nel Mezzogiorno. In particolare, in Puglia, il tasso di disoccupazione generale raggiunge quota 17.3%, distante, molto (+6.2%), dai livelli pre-crisi allorquando si attestava all'11.1% e dal 9.1% dell'attuale media europea. Ancora più gravoso è il bilancio sulla disoccupazione giovanile che, addirittura, tocca punte spaventose di circa il 60% nella provincia di Bari e Foggia. Complessivamente, in Puglia, si stimano 247 mila persone in cerca attivamente di occupazione.

«Si confermano i dubbi che avevamo espresso a inizio anno - è il commento di Aldo Pugliese, segretario generale della UIL di Puglia - quando parlammo di potenziale stagnazione del mercato occupazionale, in particolare del Mezzogiorno e della Puglia. I numeri smontano l'ottimismo sbandierato dal Governo e temiamo che la situazione potrebbe essere addirittura destinata a peggiorare. Infatti, i vantaggi fiscali garantiti dal Jobs Act (la così detta decontribuzione, scesa da gennaio al 40%) non hanno dando i frutti sperati, hanno causato un costo di 25mila euro per posto creato e hanno drogato il mercato del lavoro. Purtroppo - prosegue Pugliese - gli incentivi distribuiti a pioggia da soli non bastano: senza politiche qualitative, che promuovano la crescita e lo sviluppo, non si creerà mai sana e duratura occupazione, ma si continuerà a percorrere la strada, pericolosa, del precariato. Si pensi all'incremento esponenziale del ricorso ai voucher, che da misura d'emergenza sono diventati quasi la regola, passando da 1.5 milioni nel 2014 a 5 milioni nel 2015. Una regola insidiosa che rischia esclusivamente di coprire il sommerso e il lavoro irregolare, a scapito della sicurezza. Inoltre, non si dimentichi il così detto lavoro a tempo parziale involontario, ovvero i tanti lavoratori costretti ad accettare una sensibile riduzione dell'orario di lavoro e della retribuzione pur di entrare, da precari, nel mercato occupazionale».
  • Regione Puglia
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