Agorà

Diciamo no ai professionisti della politica

«Chi è sazio non crede a chi sta digiuno»

Un proverbio dice: «Chi è sazio non crede a chi sta digiuno». E' vero. Solo chi frequenta le case dei poveri è in grado di dire lo sconforto, l'angoscia, la disperazione che li assale quando non sono più in grado provvedere a se stessi ed ai figli. Impedire ai poveri di trasformarsi in ladri vuol dire rendere un servizio alla società ed alla comunità a cui si appartiene. Dobbiamo pur chiederci, una buona volta, con quali soldi vanno a fare la spesa i tanti disoccupati a reddito zero. Si, perchè la disoccupazione mina la stabilità sociale e il bene comune. Sì, perchè il lavoro è un elemento fondamentale sia delle persone e sia della società. Tempo di crisi, ma crisi di cosa? Di idee?

Il popolo è preoccupato, senza prospettive di crescita e di futuro, per i nostri giovani, per i nostri figli. Tutti addendiamo un segnale. Da chi può venire? Questo clima non mi piace. Anzi, a noi cattolici non piace. Eppure chi è intellettualmente onesto e senza pregiudizi dovrebbe saper riconoscere le bufale che si muovono in branco.

Vale la pena anche di imparare e ricordare la lezione, la storia dei nostri ultimi 60 anni. Io, nel mio piccolo, ormai da tempo non presto fede ed ascolto alla presenza di certi personaggi politici. Sì, perchè da tempo la politica è ridotta a puro marketing, ricerche di mercato che in politica si chiamano sondaggi di opinioni, ricorso alla creatività dei pubblicitari nelle campagne elettoriali ed esasperata attenzione per l'immagine dei capi. Nulla di nuovo. La politica dovrebbe mutuare dal marketing: «La pianificazione: ogni partito dovrebbe stilare, più che generici programmi elettorali, ipotesi operative molto concrete in merito ai vari problemi». L'auspicio, forse ingenuo ma utile, è che la gestione della cosa pubblica sia riportata alla razionalità. Ovviamente non si può chiedere ai cittadini di essere sempre e soltanto razionali ma se non è tale neppure la loro classe dirigente, qual è la sua ragion d'essere?

Potrebbe forse essere utile ricordare che l'Italia tutta è già passata da tempi molto più difficoltosi e che abbiamo vinto malgrado la povertà avesse trovato spalancata la porta di ogni casa. Il risparmio, il lavoro anche il più umile, l'accontentarsi di poco, attenersi alle spese solo essenziali, avere fiducia in se stessi, mettere in opera le proprie capacità, la fantasia, la voglia di vivere ad ogni costo. Queste furono le medicine per rinascere sopo la distruzione quasi totale. Ma l'esempio allora venne dall'alto. De Gasperi con i suoi passi incominciò a insegnare come affrontare la povertà e riprendere a costruire un degno futuro.

Una classe dirigente degna di questo nome oggi dovrebbe avere la forza e il coraggio di alzare lo sguardo, di vedere e di perseguire il bene necessario, per il suo presente e per il suo futuro. Ritrovare un terreno comune di azione. Ci dimostrino di avere a cuore il bene comune, i nostri attuali politici. Per chi ha il compito di rappresentarci, a Trani come altrove, il tempo di scegliere, di agire e di cambiare è adesso. Bisogna saperlo fare e bisogna saper spiegare ai cittadini, anche con personale esemplarità, ogni sacrificio e ogni obiettivo.

I cristiani in politica devono essere testimoni credibili con l'esempio personale, l'umiltà e la coscienza dei propri limiti. Occupandosi del bene comune, impegnandosi, anche inciampando, ma non rinunciando. A Trani come altrove. L'esempio deve venire dall'alto e deve saper fare incontrare i veri valori della vita che consentono di far crescere la speranza nelle persone, nella comunità e nelle istituzioni. I professionisti di sempre della politica, non la capiscono. Anzi, non ci capiscono. O capiscono troppo bene, che le loro logiche non sono le mie, anzi le nostre. E mai lo saranno.
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