Agorà

Superiamo il bipolarismo

Per una nuova stagione politica

Tre situazioni diverse, in ambiti diversi, che mi sono capitate queste settimana, mi danno lo spunto di questo articolo.

La prima: andando alla stazione (cosa che non faccio spesso) per prendere un treno, un amico mi diceva che hanno soppresso molti treni e che viaggiare non risulta più agevole come una volta. Causa delle soppresssioni: il contenimento dei costi. La seconda: nella riunione del consiglio di istituto (di cui faccio parte, per la componente genitori) della scuola media che frequenta mio figlio, si è approvata una decisione relativa alla problematica del ridimensionamento della rete scolastica. La decisione assunta (che io stesso ho votato) è stata considerata il male minore. Causa del tutto: il contenimento dei costi. La terza: nella nostra città si sta ridimensionando l'ospedale cittadino riducendolo a modesto e piccolo ambulatorio. Causa del tutto: il contenimento dei costi. Non faccio cenno a ciò che succede nel mio mondo lavorativo (la banca) perchè a qualcuno potrebbe venire la pella d'oca. Causa delle cause dei problemi: il conteniemtno dei costi, anche in un ambito, quello bancario, dove sinora si continuano a produrre utili per gli stakeholders.

Facendo una semplicistica e rapida sintesi credo che bisognerebbe essere ciechi per non essere capaci di vedere e fare questa chiara e trasparente affermazione: l'economia (anzi il denaro che non c'è) la fa da padrona. Grande è l'assenza della politica. E, di conseguenza, più grande appare l'assenza di una classe dirigente politica all'altezza dei compiti a cui viene chiamata ed alle risposte ai bisogni che deve essere in grado di dare.

L'uomo politico non è un essere astratto dietro il quale non esiste una vita personale, di cui rendere conto prima di tutto a se stesso e poi al pubblico che guarda e giudica. Un uomo deve saper scegliere i principi di onestà politica, di fede nelle proprie oponioni, di costanza nel portare a termine il lavoro senza perdersi di coraggio per le difficoltà. Credo che tanti, cattolici e non, ne siano consapevoli, ma non sono esentati - oggi più di ieri - dal dare il proprio contributo.

A me preme soprattutto esaminare la mia coscienza e chiedermi se di tanto degrado non sia anch'io in qualche modo responsabile. La testa che puzza sono i politici o non forse io stesso (e non so quanti altri) che con il mio voto mando - anche nella mia città - gente (per fortuna non tutti) che non merita la mia fiducia? E' vero che è quanto mai urgente cambiare l'attuale legge elettorale che ha tolto il sacrosanto diritto di scegliere i nostri rappresentanti (soprattutto a livello nazionale) ma anche quando l'abbiamo fatto, ci siamo lamentati ugualmente. Non è il caso, quando si va a votare, di andarci con maggiore consapevolezza e si tenga ben presente il bene comune e non il proprio interesse personale?

Sono da tempo convinto che di fronte a questa situazione, i cattolici non possono continuare a rimanere nel loro recinto se si desidera veramente inaugurare una nuova stagione. Non serve nemmeno, come l'esperienza ha dimostrato, che i cattolici in politica siano presenti nelle diverse formazioni come una specie di lievito o di sale in grado di trasformare la massa. Questo si è rilevato, alla prova dei fatti, illusorio. Il lievito e il sale si sono dispersi nella massa senza saperla trasformare. Il tentativo di divisioni di ruoli tra l'impegno cattolico nel sociale e la delega per la politica ad altre realtà non funziona. Occorre trovare un comune denominatore che va riscoperto con i grandi valori dello sviluppo, della solidarietà, del bene comune. Il momento mi sembra proprizio, anche nella nostra città. Sono certo che un ciclo politico sta per chiudersi e non dobbiamo indulgere nel mostrarci attivi come laici credenti per una nuova stagione etica della politica.

E' indispensabile dare avvio a una costituente che si ponga come obiettivo finale il superamento del bipolarismo perchè la maggior parte dei cittadini si caratterizza per uno spirito moderato. Il bipolarismo si è dimostrato incapace di raccogliere il consenso necessario. Per aggregare e allargare il consenso occorre partire dal centro perchè, come si è ampiamente sperimentato da diversi anni. Spingendo sui due poli, a destra e a sinistra, si spacca la città (ed anche l'Italia), rendendo necessario il ricorso a marchingegni elettorali per creare artificiosamente maggioranze fragili che non sono in grado di assolvere al compito, oggi sempre più gravoso e complesso. E' evidente che tutti i moderati, indipendentemente dal loro credo religioso, possono entrare a pieno titolo in questo grande polo che sarà in grado di raccogliere un ampio consenso in modo stabile e duraturo. Questo impegno, amici miei, lo dobbiamo in primis, ai giovani, speranza di un mondo migliore.

Servono come il pane uomini e donne capaci di nuova democrazia, consapevole di essere minoranza umile e operosa, ma critica e attiva, per dare voce a chi non ha voce. Il futuro dipende da un cambiamento culturale. Si gioca sulla cultura diffusa tra i cittadini e nei contesti territoriali, su una cultura che guida l'azione politica per stare dalla parte della democrazia. Tutto questo sarà vero finchè non si potrà tornare a votare persone di fiducia. Servono persone adulte, capaci di dimostrare, con semplicità, continuità, libertà, rispetto, autentico spirito e stile di servizio civile. Ovviamente non ci sono le persone buone per tutte le stagioni. Si apre una nuova stagione.

Il tempo è arrivato per assumere con gioia il compito di testimoniare coraggiosamente i valori di una minoranza responsabile che in politica rifiuta di imporsi con la violenza e la disonestà intellettuale. Impegnarsi politicamente per rimuovere le cause dei problemi sociali, per una politica non più subalterna all'economia ed ai suoi giochi perversi.
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