Agorà

Meno parole, più concretezza

In politica e in economia

Non è un caso se, tra gli intellettuali cattolici che hanno scritto il codice di Camaldoli nel 1943, figurano economisti come Vanoni e Saraceno. In un tempo di iperattenzione a quello che fanno, o possono fare, i cattolici in politica sarebbe forse utile interrogarsi anche su quello che fanno, o possono fare, nell'economia, nelle imprese, nelle banche, nei sindacati. Il compendio della dottrina sociale della chiesa afferma che «il fine dell'economia non sta nell'economia stessa ma nella sua destinazione umana e sociale».

Si può ripartire dall'economia per porsi l'obiettivo di offrire un contributo concreto alla ricostruzione morale. C'è urgenza di ricostruire perchè si vive una crisi di credibilità e di affidabilità. Non basta chiedere nuovi posti di lavoro, bisgona creare nuove imprese e dare un valore positivo a chi fa impresa e investe. Occorre modificare la legge elettorale per porre fine alla riproduzione oligarchica della classe dirigente politica.

Economia e politica: sopraindicati vi sono solo due esempi che chiedono meno prediche e più concretezza. In economia come in politica bisogna sconfessare l'idea (ma anche nella pratica) che il fine giustifica i mezzi, rifiutare cioé la separatezza dell'economia e della politica dalla vita.

Bisogna ripartire, dunque, dalla dotrina sociale della chiesa perché «viene da lontano e può portarci ancora lontano» puntando sui cattolici che sinora hanno preferito dedicarsi alle attività assistenziali e parrocchiali, attività meritevoli ma che hanno comportato una sorta di disimpegno dalle specifiche responsabilità nel mondo professionale, sociale, economico, culturale e politico, con rischi di separatezza tra fede e vita. Il filosofo cattolico Vittorio Possenti diceva che «il futuro è un ventaglio di possibilità aperte, e dunque che nella politica come nella vita nulla è mai definitivo e le salite sono fatte per essere superate».

E' ora di rimettere in movimento una citta sfiduciata, ridando spinta a tanti tentati dalle passioni tristi del disincato, dell'indifferenza, delle delusioni, del proprio particolare. A fronte di molte dichiarazioni in cui giustamente si evoca etica, impegno, responsabilità si sente importante inserire queste richieste all'interno di un contesto di pensiero e di volti, di azioni e di aspirazioni e che possano rappresentare risposte già in atto o che sono in grado di creare qualcosa di nuovo. E' una sfida possibile perchè si ritiene che dalla storia si possono raccogliere stimoli per creare futuro. Non sono le formule o i modelli politici ed economici a ispirare, ma le persone che raggiungono la matura espressività e socialità attraverso il lavoro vissuto come vocazione. Ai numeri vogliamo rispondere con le storie vere di uomini e donne che, per il loro impegno e la loro visione della realtà, rappresentano la vera speranza.

Per cambiare non sono sufficienti nuove regole ma occorrono uomini nuovi. Per un futuro migliore occorre formare una nuova coscienza sociale per non lavorare per niente. Non sarà l'andamento economico a decidere il futuro, ma saranno le persone giuste a creare un nuovo modello di sviluppo e di crescita. Innanzitutto, ripartiamo dal dialogo: aperto, sincero e trasparente.

Il sociologo Mauro Magatti, dell'università Cattolica, ha usato un'immagine molto efficace per descrivere l'odierna situazione: «Siamo come una famiglia molto ricca, che finora era abituata a spendere e a sperperare e i cui membri avevano una concezione della libertà come mancanza di limiti e che non dovevano rispondere a nessuno». La metafora è quella della torta di gelato che si scioglie al sole e che non è in grado di soddisfare tutti i bisogni della società e delle nostre città. Esistono delle ricette, ma bisogna essere propositivi, dialoganti, coesi, comprendendo che non si può fare tutto e subito ma bisogna agire adesso.

La sfida è un cantiere aperto. In economia come in politica. A Trani come in Italia. Una sfida da raccogliere, sapendo stare insieme e consapevoli di non essere soli. Nella nostra città, come nella nostra famiglia, riconoscendoci tutti insieme intorno al nostro capofamiglia, al nostro sindaco. A Trani, oggi, occorrono le primarie per fare ciò? Io credo di no. Ma nel caso la maggioranza decidesse di si, si facciano subito ed in fretta. Purchè si vada avanti. Scegliendo un capofamiglia che abbia a cuore la propria famiglia cioè la propria città. Bisogna capire che le bilance non sono quantitative. Non è il diritto o la giustizia che pesano, ma i bisogni di tutti. Per amore di una famiglia. Per amore di una città.
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