Agorà

Un'alleanza per Trani fra cultura e Istituzioni

Penso che la nostra città meriti luci...

Tutti coloro che vogliono amministrazione bene non devono fare i furbi e ovviamente non devono premiare i furbetti. Penso che la nostra città meriti luci. Ecco cosa bisogna fare: accendere luci di riferimento ed alzarle bene in vista. Invece ci sono nebbie. E, nelle nebbie, c'è sempre meno fiducia tra la gente. Questo è il problema ed il motivo per cui alcuni cattolici in città oggi stanno cercando di svegliare e di incalzare positivamente chi abiterà prossimamente il Palazzo di città.

A breve sarà bene organizzare non un nuovo movimento o un partito. Ma un momento di concentrazione di intelligenze e volontà che intendono riflettere insieme. Un gruppo di laici cattolici che intendono incominciare a ragionare su quale possa essere il loro contributo per la rinascita della città. Un gruppo consapevole della propria autonoma e della specifica responsabilità rispetto all'impegno politico e sociale. C'è da riscoprire il valore dell'impegno e della partecipazione. Ma per promuovere la partecipazione e rilanciare la città bisogna rifare idee, pensieri, sentimenti, pur dovendo fare i conti con un futuro che non è di crescita, ma caratterizzato da tante difficoltà.

Bisogna riscoprire la sfida del lavoro e del sacrificio. Rilanciare. Altrimenti saremo una fragile barchetta in un mare agitato, caratterizzato dallo sperpero. Tutto questo implica un pensiero. Non servono salvagenti ma serve soprattutto una rotta, una direzione nuova. La politica cittadina ha bisogno di pensieri lunghi, di ricreare innanzittutto cultura politica, ormai spenta, sia a destra che a sinistra. Non così la cultura dei cattolici che in questi anni si è alimentata e promossa. Bisogna dare una svolta ma anche assicurare una transizione pensata e responsabile.

Oggi il periodo ci impone di ricostruire un tessuto responsabile nella vità di una società in cui regna la cura dell'orticello personale, dove c'è molta solitudine. Stanno resistendo le parrocchie, con le associazioni e le comunità che hanno qualcosa ancora da dire e da dare, che accolgono e promuovono. Di fronte a questo spettacolo desolato, noi laici cattolici possiamo rilanciare le idee forti: famiglia, vita, solidarietà, lavoro, mondo. Lasciamo correre la forza disarmante e disarmata delle idee in un mondo troppo povero di idee e di speranza.

Trani è città di cultura e, pertanto, la cultura deve essere protagonista nel prossimo programma amministrativo. Si organizzi un convegno perché urge una scossa positiva nel rapporto tra cultura ed istituzione. Suggerisco un titolo: «La cultura sfida la politica». Ripartire da una nuova allenza tra cultura e Istituzione. Ci sono in città persone illuminate che credono veramente nelle potenzialità della cultura come strumento prezioso per la realizzazione del bene comune e che stimano davvero il ruolo educativo e sociale delle associazioni culturali. Aprire un tavolo con tutti coloro che hanno voglia di dare una mano per preparare al meglio il programma da fare dal 2012 in poi. Gli argomenti da discernere non mancano. Per esempio, per noi una delle questioni fondamentali è passare dal singolare al plurale.

E' finito il tempo di ragionare solo in termine di politica culturale. Serve oggi confrontarsi su quali politiche una amministrazione intende avviare attraverso la cultura. Quali politiche educative? Quali politiche sociali? Quali politiche di integrazione? Ecco allora che la cultura diventa un prezioso strumento trasversale alle varie competenze presenti in una giunta comunale. Questa è la strada del futuro. Se si continua ad andare avanti come si è andati sinora non si farà molta strada.

Troppe volte (fortunatamente non sempre) l'assessorato alla cultura viene assegnato (come contentino) a politici che non hanno nessuna conoscenza o competenza in materia. Troppe volte quella alla cultura è considerata una delega minore, che conta ben poco dentro la strategia dell'amministrazione cittadina. Troppe volte l'assessore alla cultura si ritrova ad essere solo (e senza soldi) e deve lottare con i suoi stessi colleghi della giunta e dell'amministrazione per far comprendere la funzione della cultura e il ruolo delle associaizoni sul territorio.

Bisogna avere il coraggio di indicare delle priorità. E' arrivato il tempo di cambiare marcia. Il convegno da organizzare come un piccolo seme capace di portare frutti oltre quelli che ora timidamente è lecito sperare. La storia non si ripete, ma oggi che si riparla di un rinnovato impegno dei cattolici in politica, con le cause profonde di una vicenda interrotta qualche anno fa (Cittaperta) è saggio fare i conti.

La politica non è teoria ma prassi, è l'arte del possibile e le sue contraddizioni teoriche possono serenamente convivere con mille diverse forme di soluzione pratica dei problemi. Nulla di scandaloso. C'è un solo scandalo che i cattolici in politica devono evitare. Non devono mai cedere alla tentazione del cinismo, di quel cinismo che va a nozze con l'opportunismo. Guai a pensare che nulla abbia un valore assoluto, che il fine giustifica i mezzi, che il realismo debba essere la parola d'ordine dei politici, che tutto possa essere fatto purchè se ne ricavi un adeguato profittto. Lasciamo il cinismo a coloro che cattolici non sono e, se questo comporta un prezzo, bisogna essere disposti a pagarlo sino in fondo. Dai politici cattolici noi dobbiamo innanzitutto pretendere preparazione, sobrietà dei costumi, buona volontà. A loro dobbiamo chiedere di agire e di imparare ad agire con intelligenza per il bene comune. Senza arrendersi però all'idea che la vita si svolga nel segno del primato della politica.
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