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Non siamo un paese per Battiti

E Ferrante si ricorda quando era Ferrante?

Al di là dell'entusiasmo dei sedicenni, spiace rilevare che non siamo un paese per Battiti. Al di là dei trionfanti numeri, al di là della guerra dei decibel, al di là dei tanti forestieri planati, c'è un profilo di caos assoluto e gestione logistica s-ballata che ha accompagnato uno degli eventi clou della nostra estate. Antonio Procacci della casa madre Telenorba e man in work nell'evento Battiti ci aveva messo pure del pepe, criticando costi e gestione del TIF (mai mischiare soldi, politica e agenzie mediatiche matrici d'eventi: si rischia maionese impazzita e litigi, come poi avvenuto) altro evento di cui si è già abbondantemente parlato e che s'incrociava, proprio con il profilo altisonante di Battiti. Intorno al catino strapieno di piazza Quercia (e pensare che in un primo momento qualche genio voleva che Battiti si tenesse in piazza Duomo, la metà di piazza Quercia), nel quale se si cercava d'entrare ad un certo punto si andava incontro al soffocamento, si sono consumate storie di ordinaria disperazione: gente che rinunciava a seguire il concertone, padri contro figli, fidanzate contro fidanzati; figli che forzavano i padri per entrare nel catino soffocante e alla rinuncia di questi ultimi esclamavano: «Non puoi mica pretendere che ti riservino la piazza per spaparanzarti!»; decisamente più dirette e scostumate le fidanzate contro i fidanzati ritrosi a buttarsi nella mischia: «Amò, a' cacat' u cazz'!'» (classe e finezza nda): insomma un Battiti sfascia famiglie. Le fiumane di gente che cercavano di accedere dai budelli lasciati liberi per motivi di sicurezza, parevano anime del purgatorio. Donne, uomini, passeggini (!!!) intruppati, sudati, piangenti, ammucchiati. Immagine emblematica alla fine del concerto, mentre un Mengoni dal look a dir poco carnevalesco (cravatta, bermuda, calzini corti bianchi) tirava fuori vene e voce in mezzo alla calura sempre più soffocante: sotto il camion di uno degli sponsor con lo slogan "E' tempo di limonare", una coppia limona effettivamente in modo forsennato non curandosi del sottoscritto schiacciato sulla stessa coppia dalla ressa finale. Più che battiti, pomiciatti (involontariamente). Una bolgia che per i ragazzi partecipanti non fa una piega, ci mancherebbe, fate bene divertirvi regà!, ma che per il resto della città e di quelli che hanno osservato, da fuori e da dentro, fa riflettere sull'incapacità di gestire simili manifestazioni. Come ha giustamente detto qualcuno: bisognava imporre agli automobilisti di usufruire del park and ride, vista la seconda bolgia, quella esterna del traffico, che s'è prodotta.

Non venisse a fare la predica o a lamentarsi Michele Di Gregorio, dei Verdi, la prossima volta che dico o scrivo che l'opposizione procede in ordine sparso, ognuno secondo l'umore del mattino, del risveglio. Per un' opposizione così strabica, consiglio il mio Prof. di fiducia, dott. Mario Bellizzi, per un controllo che riduca l'imbarazzante strabismo: prendete il caso Pegaso (a quel poveretto di De Noia il cavallo alato glielo hanno fatto andare di traverso): per la biblioteca sede d'esami Pegaso, i Verdi si rivolgono alla Corte dei Conti, mentre l'ormai ex UDC (a breve il nuovo soggetto politico non meglio identificato: popolari italiani collegati a quelli europei, niente popo di meno che!), per bocca dell'infaticabile Maiullari, dà il placet alla Pegaso in biblioteca. Coppe e spade, occhio destro a destra, occhio sinistro a sinistra, altro che strabismo di Venere, questo è strabismo del gobbo di Notre Dame. A proposito ma avete sentito quante volte il consigliere Tortosa, e qualche volta pure lo stesso Maiullari non scherza, si complimenta con il sindaco? Tra un Lima che scalcia (nella maggioranza) e questi che si complimentano per la trasmissione, non ci capiamo più una cippa.

Una volta c'era Fabrizio Ferrante a fare opposizione a suon di calcioni negli stinchi e manifesti sei per tre, come contro il maxi bouns da sessantamila euro di Sotero padre presidente Amiu; non è passato tanto tempo, ma sembra un secolo. Ora Fabrizio F. si dà un contegno quasi cavouriano, quando presiede le sedute da Presidente del Consiglio, con pensoso pizzetto d'ordinanza e pancetta riaffiorante come ai tempi in cui era in Forza Italia. Ha preferito l'uovo oggi, con quella nomina a presidente che fa opposizione su temi sinceramente più facili e meno compromettenti (sì al mare pulito, goal a porta vuota, e no alla Pegaso in biblioteca, piccolo cabotaggio e facile calcio negli stinchi a De Noia, che tanto non fa male, come nel wrestling) e magari domani la gallina gli verrà data dal Renzi nuovo leader, non si sa bene dove, che potrebbe inserirlo in qualche listino bloccato, o in caso di nuova legge elettorale, porlo in condizione di candidatura a Roma. Alla faccia di chi gli vuole male. E tanti saluti a Trani in cui non potrebbe fare né il sindaco di destra (ricandidature di Riserbato o dell'eterno Di Marzio in vista), né tanto meno della sinistra, dopo aver fatto carriera, con i voti della destra stessa. Si illudeva di aver spaccato la destra, ma è la destra che ha spaccato lui. Renzi salverà questo talento della nostra politica? E se si dimettesse da Presidente del Consiglio e tornasse a fare i sei per tre come una volta contro l'amministrazione di centro- destra? Rientrando in un Pd ripulito dal cupio dissolvi degli ultimi anni? Un'opposizione con le cosiddette "palle". Un secondo dopo diventerei un suo fan. Farei outing immediato. Tanto non succederà mai.
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