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Notte prima degli esami per il Cireneo

Ancora poche ore e...

Ci siamo. Ancora poche ore e sapremo chi sarà il prossimo Cireneo che dovrà caricarsi la croce di questa città molto difficile da governare; che dovrà cimentarsi con i debiti fuori bilancio nascosti dietro il cespuglio (Triminì lo ha sentenziato nell'ultimo "Cordialmente") che dovrà sorbirsi o ciucciarsi, se vi piace il lessico realista, la patata bollente della questione Dirigenti, che sul piatto della bilancia d'un governo cittadino peserà tre volte rispetto ad altre controversie preventivabili, come la formazione della Giunta o la solita querelle legata alla nomina del Presidente del Consiglio. Comunque, routine o no, ordinaria o straordinaria amministrazione o idee strampalate o utopiche come alcune di quelle sentite in questa floscia campagna elettorale, il Cireneo dovrà fare i conti con i Conti. Imu a due o tre rate, sprechi pregressi o buchi che il vincitore andrà a trovare rispetto alla precedente amministrazione, per mettere le mani avanti e cominciare a fare melina nei primi cento giorni, quando dovrà perdere notti e tempo diffuso per trovare la quadra coi partiti che ordineranno, a la carte, gli assessorati da occupare come conto per la dote di voti portata al vincitore.

Fare i conti con i Conti. Sarà questo il mantra del futuro Cireneo. Fare i conti con le esigenze di una città che ha bisogno di crescere sotto tanti aspetti. Si torna sempre su di un punto fondamentale: questa città deve prima di tutto offrire servizi migliori per i propri cittadini: per esempio a partire dalla garanzia di una maggiore sicurezza ai residenti stessi, prima di andarsi ad inventare chissà che per attirare i fantomatici turisti. Il tema della sicurezza è stato poco toccato in questa campagna elettorale perché possiede poco appeal, poco fascino spendibile nella promessa farlocca, quasi sempre non mantenibile, poco spendibile nella chiacchiera riservata al singolo elettore citrullo, quasi sempre gabbato, in quanto crede ancora nelle irrealizzabili promesse del contaballe di turno. Come in quelle novelle del Boccaccio in cui c'era spesso il sempliciotto che viene affossato dalla sua stessa ingenuità e dalla sua stessa ignoranza, che non gli fa fare tesoro delle pregresse negative esperienze. Come in quelle novelle in cui il potere di chi maneggia il consenso e il danaro, affossa le speranze, che si tramutano in pallide illusioni, dei sempliciotti di turno. Mai una volta che a Trani ci sia il boccaccesco servo astuto che gabba il potere. Niente, sempre servi sciocchi.

Ora, ancora per qualche giorno è il momento della questua facile, nel peggiore dei casi, della pacca sulla spalla e della telefonata amica, nel migliore. Tra cento giorni verrà fuori come sempre l'arroganza dei piccoli potenti di questa città, contrapposta al barca menarsi del Cireneo che dovrà misurarsi anch'esso con la sfacciataggine dei piccoli potenti che vorranno a loro volta manovrarlo. Naturalmente questo quadro fosco non nasce da una fantasia pessimista o da una volontà nichilista, distruttiva. Nasce dalla consapevolezza che ancora una volta si è bravi a costruire dei candidati sindaco, ma si è incapaci di dare vita ad una parallela classe dirigente, che supporti nell'azione di governo il solitario Cireneo. Abbiamo infatti visto come in questi anni gran parte dei problemi per i sindaci in sella, siano nati da ostacoli posti proprio dagli affiancanti dai co- piloti nella cabina di comando. Mentre le opposizioni hanno vissuto quasi di rendita sulle beghe interne di chi governava. Se ad una classe dirigente o impreparata o vecchia, quindi amante dei vecchi schemi di spartizione senza merito, o amante della visibilità fine a se stessa, uniamo il quadro finanziario da brividi che attende i Comuni d'Italia, quindi anche Trani, capiamo perché al Cireneo cominceranno a tremare i polsi già dopo qualche mese dopo l'elezione.

P.S.: rivolgo un saluto (che poterebbe essere un arrivederci sulla poltrona di primo cittadino, sentendo i rumors) al sindaco uscente Pinuccio Tarantini, spesso bersaglio grosso di critiche da parte di chi scrive, ma anche elemento umano e politico di confronto schietto e vivace. Ammetto il fair play, anche se una volta, ad inizio mandato mi diagnosticò una patologia rara: la sindaco idiosincrasia. La vera idiosincrasia che mi riguarda non è quella nei confronti di una singola persona, il sindaco, ma il Potere, cui il giornalista e il commentatore nella fattispecie, deve rappresentare un cane da guardia, un pungolo, un controllo, una rottura sempiterna. "Qui purtroppo, in Italia"- come scrisse una volta Marco Travaglio-, ci sono molti cani da compagnia …
  • Amministrative 2012
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