Chiaro e Tondo

Quel filo rosso tra Elton e i Dialoghi

Chiaro e Tondo 179

C'è un filo rosso che lega questi quattro giorni di gloria mondana per Trani (peccato, così pochi, ce ne meriteremmo di più): dalla serata del concerto di Elton John ai Dialoghi di Trani, (1+3), abbiamo beneficiato di questa ventata di mondo, di internazionalità, di dibattito elevato, dalla poesia della musica del baronetto, alle discussioni sulle passioni umane viste nelle varie sfaccettature durante i Dialoghi. Dall'essere tappa e meta di un tipo di concerto che di solito approda in città come Roma, Milano o Londra, all'apparire come luogo di pensiero e discussione di un certo livello. Peccato che quel filo rosso porti poi però a rintracciare una dimensione alquanto sgradevole. In entrambi i casi sia al concerto che ai Dialoghi, si è stagliata la figura del politico o dello stesso intellettuale che va al di là del proprio ruolo. Un "meta politico" ai piedi di Elton, ed un "meta filosofo" protagonista ai Dialoghi.
Al concerto, Nichi Vendola, che raccoglie applausi come fosse una star famosa quanto Elton (per la cronaca gli applausi li ha buscati anche il sindaco Tarantini, protagonista di una preparazione all'evento molto travagliata, quindi almeno qualche applauso per la fatica se lo meritava): Nichi, in questa sua immagine sempre più lontana dal politico impastoiato nelle beghe vere e sempre più avvolto nei merletti e nelle falde vellutate del personaggio, quasi mondano oserei dire, nell'aura del guru, forte di un numero di seguaci sempre più folto, nella pagina patinata dell'Espresso che gli dedica sfiziosi servizi, capaci di presentarlo come un taumaturgo della sinistra. Insomma uno che ha capito che a fare il politico vero, si rischia di morire di sfiga e/o infarto e/ cattivo sangue e/o cattiva stampa, appresso ai Tedesco o ai Frisullo di turno. L'esperienza insegna che è tempo di andare ai concerti di Elton, farsi applaudire, regalare al baronetto la barchetta con San Nicola, andare in tv per essere sempre più Personaggio e sempre meno politico, nell'accezione peggiore. Anche questa è una strategia e da Elton a Santoro, dall'Espresso alla reverente tv locale, il Nichi ci prova.

Altra proiezione ai Dialoghi. Il filosofo Gianni Vattimo, maitre à penser del panorama italiano nella sua performance domenicale con il collega Giulio Giorello, tenta un altrettanto audace salto: da filosofo e professore a predicatore protestante, quasi luterano. Anch'egli va oltre se stesso e strappa l'applauso. Ma più che per la tenzone col sindaco Tarantini, causa dichiarazione pro Iran con bomba annessa, per via di una risaputa posizione anti – Israele, mi permetterei di "pizzicarlo" ( se no che dialogo è?) sul fatto che verso la fine del suo intervento ha letteralmente sbertucciato la Chiesa, con piccanti battute del tipo: "Ho frequentato le scuole dai preti e non sono mai stato molestato da nessuno di loro; dovevo essere proprio un obbrobrio".

Il contesto degli interventi aveva nel frattempo montato un vago sapore anticlericale, quasi luterano. Ora, se quella fosse stata una battuta per far ridere, bene, abbiamo il filosofo che si proietta verso la dimensione Zelig. E ci sta bene, senza moralismi d'accatto. Se non fosse stata tale, insieme ad altre frasi non tenere verso la Chiesa, (che nella storia non ha prodotto solo pedofili e/o ottusi persecutori, ma è stata anche promotrice di capolavori d'arte o grandi opere di carità verso gli oppressi), l'intervento del filosofo, meta – filosofo, potrebbe sconfinare nella predicazione luterana o peggio ancora, nella tipica falla italiana del luogo comune (i preti sono tutti pedofili, i ballerini sono tutti finocchi, gli stilisti idem, i papi sono tutti conservatori, i politici sono tutti ladri, i giornalisti sono tutti venduti). Alla faccia dei Dialoghi e della tolleranza e dell'apertura di vedute e del dibattito elevato. Ma forse a Pinuccio non avevano riferito tutto l'intervento, fino al termine. Era passato solo questo fatto della bomba. Mio figlio Carlo di sei anni ha guadagnato l'uscita ripetendo in continuazione "bomba a Obama, bomba a Obama, bomba a Obama", una specie di filastrocca dal vago sapore terroristico infilata da Vattimo durante il suo intervento, chiaramente qui decontestualizzata, per chiudere in modo leggero. Insomma non me ne vogliano le elite supreme, ma attenti ai meta politici ed ai meta filosofi.
  • Elton John
  • Polemica Vattimo
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