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«La nostra città deve rinascere con gli intellettuali e gli imprenditori»

Intervento di Mauro Spallucci (Omi Trani)

È meglio contrapporre al negativo ciò che di buono c'è, il bene che non fa rumore. La nostra città rinasce con la nuova generazione di "risvegliati". Nell'ultimo anno sono nate tante "belle cellule" che possono cambiare il volto della citta: Trani, la perla dell'Adriatico, sta ritrovando la sua identità ad opera di persone, di cittadini volenterosi. I nostri giovani devono convincersi che il progresso è contraddistinto da salti, anche in economia funziona così. Le nostre imprese ed i nostri imprenditori ora devono convincersi che loro non sono soltanto attori economici, bensì sono i protagonisti della polis, dove vivono ed operano insieme con gli altri. Creare un marchio o brand "Trani" rinforza la nostra comunità.

La scommessa è quella di creare una cultura fertile che incoraggi la collaborazione con l'aiuto della stessa politica. Le scelte politiche che si compiono possono fare da volàno. Bisogna agire quanto prima perché la città ha un ritardo da recuperare. Anche il digitale e l'innovazione vanno guardati come un'opportunità. Oltre a difendersi dal diffondersi del facile populismo di chi sa esprimere solo il "no" e badano all'interesse immediato, dobbiamo tutti insieme promuovere la cultura del "si può fare insieme". Vedo ogni giorno che esistono persone che sono già pronte, impegnate, capaci. È bene che questi si riconoscano di più, proponendo un progetto comune ed indicando una strada per uscire dallo stallo. Abitiamo tutti insieme in un mondo iperconnesso fatto di reti e di contagi, reti tecnologiche e sociali, contagi generazionali e culturali. Dobbiamo essere capaci di riconoscerci dando e ricevendo ciascuno pari dignità. Per viaggiare insieme occorre riconoscere il mondo dell'altro. Essere consapevoli che siamo insieme cittadini consapevoli per creare un cambio di paradigma. Un nuovo paradigma che cambia tutto: obiettivi, modalità, competenze.

Un cambiamento etico doveroso ed utile per i tempi che viviamo, in sintonia con le esigenze degli interlocutori connessi che vogliono sfidare, contribuire, generare e scegliere. Il sogno del tranese è quello di vivere in una città aperta al mondo, al Mediterraneo, al benessere. Trani è una città che molti ci invidiano. Molti, purtroppo, tendono spesso a far prevalere immagini di sconfortante pessimismo annegate in una incomprimibile tendenza autodenigratoria che rende difficile, se non impossibile, riconoscere il buono che nonostante tutto la nostra città è capace di produrre. I Dialoghi di Trani, la Fondazione Megamark, la Fondazione Seca, la Fondazione/Accademia Ciccolini, il Consorzio Sviluppo e Territorio, sono alcuni dei nuovi protagonisti che hanno accettato la scommessa del futuro possibile. Le sfide che insieme abbiamo davanti sono certamente temibili, ma potranno essere sormontate e vinte solo se le sapremo affrontare con un sano realismo fatto di chiarezza di idee e lucidità d'intenti.

Agli intellettuali della città personalmente ho chiesto e continuo a chiedere contributi di una chiara visione della dialettica tra economia e bellezza. Continuo ad insistere nel far emergere l'esigenza di contemplare "economia e bellezza" nel loro universo mentale e nella loro capacità progettuale. In fin dei conti, la bellezza come la passione, è alla base del desiderio, ed il desiderio è il motore del consumo, ad ogni livello. Consapevoli che la bellezza è una vocazione e un'arte, ma ci vuole molta umiltà a perseguirla come diceva Goethe. L'imprenditore italiano del cachemire Brunello Cucinelli ha detto qualche giorno fa che la bellezza italiana è eterna, immediatamente riconoscibile e vale in molti settore: abbigliamento, architettura, la meccanica, il cibo. Essa va creata attraverso un modo di pensare. Chiedo agli intellettuali ed agli imprenditori tranesi di essere capaci di creare vera bellezza, negli incontri cittadini, nei prodotti, nel cibo, nelle esperienze. Il mondo vuole quello che l'Italia e la nostra città hanno sempre saputo fare, insomma. Per alimentare il turismo culturale. Chiedo che si cambi più velocemente nei palazzi della burocrazia e della politica. La crisi sta aiutando a ritrovare la fame e la voglia pulita di tornare a creare lavoro e fare le cose perbene. Perché le macerie che si vedono ogni giorno pesano e, per fortuna, parlano alle coscienze.
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