Bottaro - Emiliano - Ciliento
Bottaro - Emiliano - Ciliento
Mazza e panella

E allora chiamateli diffidenti

Coi conti non mi trovo… "Mazza e panella" di Giovanni Ronco

Mi ha molto divertito (ed ha suscitato qualche innocente battuta) il dibattito sui social sulla valenza del termine "dissidenti" e sull'opportunità o meno di utilizzarlo in un alveo tanto angusto, riduttivo e minimalista, come la politica tranese, affetta ormai da anni da nanismo cronico. Disquisizioni filologiche, filosofiche, storiche, etimologiche. Si faceva giustamente notare che i dissidenti, nella storia, erano fior di personaggi che hanno rischiato la vita ponendosi contro dei regimi, non consiglieri comunali bisognosi di mandare segnali di vario genere: dalla richiesta di condivisione, all'ostruzionismo sull'aumento Tari. Ho cercato di spiegare, credo anche a nome dei cari colleghi giornalisti, che spesso nei commenti e nelle cronache, vengono utilizzati termini "di comodo", che non hanno un'effettiva valenza nel significato in se, ma che servono, nella forma per rendere un'idea, spiegare meglio alla gente una situazione, anche politica. A parte che posso assicurarvi che nel gruppo vi è un consigliere che ha chiesto giorni fa a "Bottaro Stecco Ducale" che gli fosse consegnata su di un vassoio d'argento la nomina di vicesindaco. Comunque, siccome la lingua italiana è fluida, variegata e divertente, sarei pronto ad utilizzare un altro termine che credo vada meglio: i Diffidenti. (Non mi è venuta la esse moscia).

L'idea mi è venuta adocchiando in redazione il pezzo che oggi potete leggere sulla nostra home page, riguardante una nuova presa di posizione dei "Diffidenti". Li conto e vedo che sono 7: manca la consigliera Zitoli rispetto al passato. Bene. L'oggetto della questione potete leggerlo nella news specifica; quello che ci chiediamo è: "Ma sto' comunicato dei Diffidenti stava pronto all'indomani della conta-riffa-lotteria di paese, rappresentata da questa farsa delle Primarie del PD? Dice il Ganzorenzo: "Faccio le primarie. Ok". Dico: "Vediamo chi ti sfida". Mi sembra che tutto il vernissage (non me ne vogliano gli italianisti – quindi dico il baraccone, se più vi piace -) abbia rappresentato in verità una grande messinscena per ricostruire l'immagine di Renzi, parecchio ammaccata dopo il referendum del 4 dicembre - quello che se perdo vado a casa -. Ma queste primarie, a parte ricordarmi una nefasta edizione di qualche anno fa a Trani, sulla quale preferisco sorvolare per carità di patria, mi son sembrate un confronto anomalo: come se, poniamo, in un ambito di spettacolo, un Gigi Proietti si misurasse contro Platinette e Alvaro Vitali. A livello locale son servite più come bilancia politica, per "pesare", un termine molto usato dai vostri politici ultimamente, la loro stazza in fatto di numeri all'interno di un partito che in verità, al di là della larga e prevista affermazione renziana, in campo locale vive equilibri molto labili, alterati spesso e volentieri dai capricci dei nani protagonisti, dalle scelte dei feudatari (dall'alto), dalla competenza nell'essere un buon galoppino, più che un buon servitore delle istituzioni e dei cittadini. A questo punto la scelta di Bottaro, indipendentemente dalla sua elezione o meno in questa assemblea nazionale piddina, rappresenta più una nuova scommessa politica, un punto e a capo rispetto al passato, l'apertura di un nuovo canale, per lui e per Trani, che siamo ansiosi di vedere dove porterà, dopo la chiusura del capitolo Emiliano (in effetti poco produttivo Trani e conclusosi con il falò dei sedili di paglia dove poggiarono le terga AB, ME e Debora,- che dovrebbe essereuna delle prime teste a cadere in Giunta, insieme, si dice, a Bologna e D'Agostino) e l'incipit del capitolo Orlando.

Tra l'altro con un lasso di tempo troppo breve (circa 45 giorni) per imbastire un successo pieno in fatto di numeri - superata quota mille a Trani in questa pesata tranese e va pure bene - ma con un approccio più lungo tra il ministro "Sonno o Son sveglio" ed il nostro Cuor di Calippo ci sarebbe stata sicuramente una cifra più sostanziosa.

Coniato dunque il nuovo termine di riferimento per i consiglieri bisognosi di condivisione (ma quella questione del terreno STP non era già spuntata in passato? Come mai piazzarla come una mina Isis, proprio all'indomani delle Primarie? Un segnale per "marcare" il territorio ed il proprio ambito di manovra rispetto a Gargiuolo e allo stesso sindaco? Ricordo che l'ultima volta che Bottas cercò di occuparsi di STP, anche in riferimento a questioni come questa di cui sopra, da Bari gli fecero capire che, pur dovendo "controllare", come dicono i Diffidenti, doveva lasciare autonomia di azione all'ente. Come in un famoso film di Mario Merola mi sembrò di sentire la frase: "Dottò, fatevi i cazzi vostri".

Allora chiudo mettendomi a contare: "Uno, due, dieci, cento, trecento, quattrocento, seicento, seicentoquattro". Oh! 604: sono i voti che il GanzoRenzi ha preso a Trani, poi Orlando 1206 (abbiamo già detto dell'inizio della nuova storia), poi mi saltano agli occhi una lista per Emiliano con 1242 (qui c'era il gotha del partito dem a Trani, la ciccia, con svariati consiglieri a supporto, quindi ci si aspettava pure di più), poi vedo un'altra Lista per Emiliano, quella con l'inserimento alla chetichella di Eleonora Vitale in seconda posizione con 500 voti, un bel botto che ha fatto diventare verde di rabbia più d'uno e d'una. Ma non mi trovo sulla prima conta: quattrocento, cinquecento, seicentoquattro. Questi erano i renziani: mi vado a rivedere gli esiti delle ultime elezioni locali, quelle che hanno portato alcuni di loro in Consiglio comunale; sommo le varie performance: centinaia, migliaia di voti in più. Superati, in tre o quattro persone, agevolmente, i duemila voti. Siccome la matematica non è un'opinione mi astengo a sto' punto da qualsiasi ulteriore commento e chiudo brindando alla vittoria di Renzi con un Moscato di Trani doc. Che se l'Italia fosse stata come Trani, col cavolo che ce lo ritrovavamo tra i piedi, quello che "se perdo vado a casa". Anzi no: pure se avesse perso sarebbe tornato. Ora mi auguro solo che Tarantolino Emiliano torni a fare il presidente della Regione a tempo pieno. Che ce n'è un gran bisogno e sta' casa aspetta a te.
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