Federico II (busto Castello di Barletta)
Federico II (busto Castello di Barletta)
Standing Ovation

Federico II di Svevia e l'Apulia: Trani presente tra odio e amore

Le recensioni di Giovanni Ronco

Qualche domenica fa nella sua rubrica "Paginette" sull'inserto culturale del Sole24ore, Paola Mastrocola, docente e scrittrice ha sollevato un tema molto affascinante: perché si recensiscono solo i libri nuovi, quelli appena usciti e non si riprendono invece anche i vecchi libri più interessanti? Colgo al volo l'invito e segnalo un piccolo e difficilmente trovabile (provateci se ci riuscite) gioiello della bibliografia "federiciana", dedicata al grande Federico II, detto Stupor mundi, in rapporto alla sua vivida e fertile esperienza nel sud Italia. Questa settimana infatti segnaliamo ai lettori amanti della Storia e di Trani, un testo pubblicato nel 1960 da Emanuele Saracino, "Federico II di Svevia e L'Apulia", stampato dalla Scuola Tipografica Istituto Provinciale Apicella per sordomuti di Molfetta. Si tratta di una vera rarità bibliografica che racconta questa meravigliosa storia d'amore per la civiltà e la cultura sbocciato più di otto secoli fa tra l'Imperatore Svevo e la nostra regione.

E' vero che la Sicilia fece da sfondo alla sua "creatura" più nota per gli studiosi di letteratura, la Scuola Siciliana, primo esempio di centro culturale multietnico e cosmopolita, ma è da ricordare come la Puglia rappresentò una seconda Patria per Federico II. Il Dominus Apuliae tentò proprio nella nostra regione un progetto socio – politico di grande modernità, ispirandosi a princìpi che avremmo ritrovato in Europa di nuovo solo nel 500 con il Rinascimento e nel Settecento con l'Illuminismo. Pensiamo all'idea di restaurare la Giustizia ed un principio di laicità, con un fondamento a noi caro: la cultura come strumento di libertà. Il testo passa inevitabilmente in rassegna alcuni momenti significativi della vicenda di Federico II, oggi gli studiosi ed i critici parlerebbero di "narrazione" volta a creare identità, connubio e amorosa corrispondenza tra una figura regale ed un territorio, il nostro.

Molto sfiziosa è la raccolta di giudizi che Federico II rivolge ai vari Comuni della nostra Regione: diffidare dei baresi che non manterrebbero la parola data, i bitontini marchiati con un irriverente " Gens Bituntina bestia nata et asinina", benevolo verso Lucera e ancora severo con Trani (Trani, "Tranenses a sanguine judeo descendentes") , riferendosi ai molti commercianti ebrei dimoranti a Trani, rei di vendere la seta grezza, un terzo in più rispetto al prezzo di mercato; e ancora Corato ("Quarata Magna semper merdosa fuit") ed infine sui barlettani ("rustici e villani"). Molti elogi per Andria che gli dimostrò appoggio e fedeltà al ritorno dalla vittoriosa Crociata del 1228 – 1229). Ma dicevamo della grande sensibilità e cura per la Legge vista come fonte di civiltà e regola per una comunità: se ne parla diffusamente spiegando i principi e le iniziative che mossero Federico. Come già detto la Cultura fu il secondo strumento di governo per un uomo che oggi avrebbero definito, in titoli semplicistici "troppo avanti".

L'idea che la cultura stessa costituisse un'occasione per riunire le migliori menti del tempo, regalando ai cittadini da lui governati, l'eccellenza del diritto e della poesia, della scrittura e della filosofia, fu la carta vincente di un governatore che tra mecenatismo ed ampie vedute, gusto del bello e senso pratico, regalò al nostro Sud uno dei momenti storici più luminosi, che il libro di Saracino racconta in modo impeccabile. Inevitabile che la parte dedicata al rapporto con l'arte, avesse in Trani uno dei "piatti forti" : la costruzione delle Mura nel 1233, l'erezione del Castello, con il contributo di professionisti dell'ingegneria e dell'architettura; la vicenda di un grande uomo s'incrocia dunque con la storia di città, come Trani, ricche di vizi e virtù, come d'altronde il Nostro; un rapporto di odio – amore, come abbiamo visto, in cui l'amore per la Politica andava oltre ogni elemento esistenziale e di analisi, per noi posteri rispetto al grande Federico.
  • Giovanni Ronco
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