Standing Ovation

Girovagando per il Sud antico

"Standing Ovation", le recensioni di Giovanni Ronco

Emanuele Lelli
Nei miei lunghi pellegrinaggi laici presso librerie e luoghi dove si ama la lettura, quando decido di staccarmi dall'angusta realtà del quotidiano, spesso mi capita di fare incontri che vale la pena raccontare e che credo si debba condividere con gli amici lettori di questa rubrica. Sì, condividere. In un momento socio – culturale in cui questo verbo sembra essere stato cooptato e colonizzato dai social network, è bene tornare ad usarlo parlando di libri e cose reali, parole, pensieri comuni e da mettere in comune, tra il nostro presente ed il nostro passato.

L'occasione ci è data dunque dall'ultimo saggio di Emanuele Lelli, docente presso il Liceo Tasso e l'Università "Sapienza" di Roma. Sfoglio "Sud Antico", 430 pagg. 19 euro, edito da Saggi Bompiani, finito di leggere in questi giorni, ed ancora mi compiaccio della capacità di questo autore di recuperare e trasmetterci il mondo delle tradizioni popolari, delle superstizioni contadine, delle pietanze semplici e tipiche ancora oggi cotte nei forni vecchi, viaggiando, muovendosi da quella scrivania con pc incorporato che ci ha impigrito.

Lelli si è messo fisicamente in viaggio attraverso le regioni del nostro Sud Italia (Calabria, Basilicata, Sicilia, la nostra Puglia tra Salento, Murge e Daunia, Molise, Campania e Sardegna) e incontrando i custodi di quel patrimonio. Quelli che amo chiamare i veri "onorevoli" di questa società: persone anziane, anche molto avanti negli anni, ancora lucide e dotate di un dono prezioso che noi contemporanei di face book, stiamo già estinguendo velocemente: la memoria. L'ulteriore "trovata" dell'autore, che arricchisce di stimoli e curiosità l'intera opera, è quella di accostare, durante il racconto reso dalle parole e dalla memoria dei suoi intervistati, la natura delle tradizioni del nostro Sud, con quelle delle antiche civiltà classiche, quelle dell'antica Roma e ancor di più dell'antica Grecia. In una piacevole declinazione di rimandi, accostamenti e confronti, l'autore diverte e informa se stesso e noi lettori, delle tante "corrispondenze" tra i due mondi: quello del nostro Sud e quello degli antichi greci e romani.

Un mosaico di aneddoti e ricordi, superstizioni incredibili ai nostri occhi ( da far saltare sulla sedia, quella, riscontrata nella sfera dei rapporti d'amore, di mescolare nel caffè, offerto all'innamorato che si presentava per la prima volta a casa della famiglia di lei, qualche goccia di "mestruo" – il sangue delle mestruazioni della ragazza- per legare affettivamente e definitivamente lui alla corteggiata) per le quali Lelli ha cercato riscontri attraverso citazioni e dialoghi, riferimenti e pensieri di opere letterarie di autori classici.

Incastonati tra un racconto e l'altro e inseriti come cardini per rafforzare le teorie provenienti dalla saggezza popolare, quasi posti come "testimoni" della bontà di superstizioni assurde ai nostri occhi, ecco i proverbi: ammiccanti, ruffiani, ridondanti nel panorama della saggezza guadagnata non dai libri, ma dalla vita di tutti i giorni, dall'osservazione del comportamento degli animali o dall'andamento e dal succedersi delle stagioni. Una serie infinita di "perle" legate al vivere dei contadini e al regolamento "non scritto" né studiato sui libri di scuola, dei rapporti interpersonali, delle usanze efficaci per rendere produttiva la terra, per la salute spirituale dei propri cari defunti (il cibo in tavola il 2 novembre per i morti; gli oggetti cari al defunto nella bara); e ancora, come non tralasciare le regole non scritte legate alla sfera della sessualità e della fecondità, non solo fra gli uomini, ma anche fra gli animali (per ottenere un esemplare maschio ad esempio: la femmina era meno gradita, secondo il corredo di valori, caro anche al mondo antico, per cui quest'ultima sarebbe stata meno produttiva e foriera di maggiori problematiche da gestire – un mondo maschilista che oggi è stato completamente rinnegato, solo per certi aspetti, sia inteso-), oppure esilaranti rimandi alla sessualità spinta e gioiosa, a volte caricaturale e dissacrante, alla Tinto Brass ("lo zoppo fotte meglio", Diogene o Minmermo docet). Questa recensione potrebbe andare avanti per pagine e pagine, come già capitatomi per altri libri, ma stavolta davvero mi sono talmente divertito nel leggere le varie usanze e superstizioni surreali e sospese sul quel crinale sottile che divide gli uomini dagli animali, che vorrei farvi partecipi, almeno in parte, di tali trovate: l'anatra posta sulla pancia di chi soffriva di coliche, le attenzioni da riservare all'ospite (antico valore caro ai greci e romani, ancora una volta), il racconto della ragazza vergine che se si toglie la cintura e con questa colpisce il muso d'un cavallo che non riesce ad urinare, questo cavallo piscia subito abbondantemente e senza patire più sofferenza, o quello per cui si legava il testicolo sinistro di un cavallo durante la monta, perché nascesse un maschio o quello di dare da mangiare ad una donna incinta una spoglia (la pelle) tritata d'un serpente perché non si attorcigliasse il cordone ombelicale del bambino o quello della "maledizione" delle mamme nei confronti di figli indegni (questa avveniva con le donne che si strappavano la veste e mostravano i seni "le minne" o le "zinne" dicendo: "Con queste ti ho dato vita, con queste ti maledico") e ancora tante e tante ritualità sospese tra follia e ragione, senno e irrazionale superstizione, racconto drammatico e aneddoto gustoso e divertente.
  • Giovanni Ronco
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