
Enti locali
Dirigenti, l’avvocatura comunale batte i pugni
E' bufera sulle stabilizzazioni del Comune di Trani. «Pretesa infondata, illegittima ed illecita. Mai nessun caso in Italia»
Trani - giovedì 10 novembre 2011
15.55
E' bufera sulle stabilizzazioni dei dirigenti del Comune di Trani. In questi giorni sono giunti a Palazzo di città i due pareri pro veritate (richiesti a due consulenti esterni, uno di Benevento e l'altro di Bari) relativi alla fondatezza delle pretese dei dirigenti Antonio Modugno e Giuseppe Affatato a vedersi riconosciuto il rapporto col Comune di Trani a tempo indeterminato.
Da quanto si apprende i due consulenti hanno dato parere favorevole alle procedure di stabilizzazione. Ad Affatato e Modugno si aggiungerà anche Maria Dettori. Come da noi anticipato, la dirigente sarda ha promosso, sulla scia dei due colleghi, la domanda per ottenere l'indeterminato che però è stata archiviata dalla direzione territoriale del lavoro di Bari per motivi procedurali. Ciò non toglie che la Dettori potrebbe a breve riproporla nella forme rituali, soprattutto se la giunta comunale (in programma la prossima settimana) darà assenso all'operazione che viene duramente contestata dall'avvocatura comunale.
Il responsabile dell'ufficio legale, Michele Capurso, non ha dubbi in proposito: «Infondata, insensata e sconcertante»: così viene definita la richiesta di stabilizzazione presentata da Modugno e Affatato. Il concetto è chiarito nella nota indirizzata a tutti i componenti dell'esecutivo: «Mi assumo la piena responsabilità in tutte le sedi nell'affermare che ogni provvedimento di stabilizzazione che sarà adottato dall'Ente, adducendo a motivazione giustificativa della stabilizzazione il parere dei consulenti di fiducia, vorrà in realtà favorire illegittimamente ed illecitamente la posizione e le richieste dei dirigenti istanti».
L'avvocatura comunale spiega il perché delle contestazioni: «Basta un po' di animo sereno con cui avvicinarsi al problema dal punto di vista scientifico e giuridico per escludere ogni possibilità di stabilizzazione di un dirigente. Lo esclude l'interpretazione sistematica della normativa sul pubblico impiego e la ratio delle vigenti normative sul lavoro a tempo determinato nelle pubbliche amministrazioni poiché il presupposto principe ed indifettibile di tali normative è da recuperare esclusivamente nell'abuso del ricorso al contratto a tempo determinato per esigenze che invece siano permanenti. I dirigenti di nomina fiduciaria sindacali devono necessariamente ricevere un incarico a tempo determinato. Lo dice espressamente la legge». C'è di più: «Manca qualsiasi precedente giurisprudenziale di stabilizzazione dei dirigenti. La giurisprudenza nei pochi precedenti specifici si è dimostrata assolutamente sfavorevole alle stabilizzazioni. Non a caso, su tutto il territorio nazionale, non c'è un solo precedente di accordo bonario come quello che si vorrebbe realizzare a Trani. Lo escludono le circolari dell'Anci, allorquando hanno interpretato normative di stabilizzazione, e le circolari del dipartimento della Funzione pubblica della presidenza del Consiglio dei ministri, nelle quali si è sempre detto che eventuali stabilizzazioni riguardano solo e soltanto il personale non dirigenziale».
L'avvocatura comunale confuta la tesi di valutare le stabilizzazioni come un'opportunità per il Comune per prevenire il rischio (ritenuto «inesistente») di una richiesta di risarcimento danni degli istanti e chiede il riconoscimento di poter tutelare davanti alla magistratura del lavoro la causa del Comune: «Se mi verrà conferito l'incarico di patrocinare in giudizio le ragioni del Comune avverso le infondate pretese di stabilizzazione dei dirigenti – scrive Capurso – mi assumo fin da ora la piena ed esclusiva responsabilità patrimoniale dei danni per gli abusi patiti dai dirigenti che il tribunale riuscisse (non si comprende come e perché) a riconoscere agli istanti, con ciò sollevando espressamente ed integralmente da qualsivoglia responsabilità patrimoniale ogni altro organo Ente. Ribadisco ancora una volta che i pareri trasmessi dai professionisti esterni, qualora suggeriscano improvvide iniziative di stabilizzazione, non potranno essere addotti a giustificazione delle illegittime ed illecite decisioni pertinenti le stabilizzazioni dirigenziali. A tal proposito non si capisce perché non si voglia andara davanti alla magistratura del lavoro, evitando così le gravi assunzioni di responsabilità da parte di organi amministrativi dell'Ente, del tutto superflue nella fattispecie».
Da quanto si apprende i due consulenti hanno dato parere favorevole alle procedure di stabilizzazione. Ad Affatato e Modugno si aggiungerà anche Maria Dettori. Come da noi anticipato, la dirigente sarda ha promosso, sulla scia dei due colleghi, la domanda per ottenere l'indeterminato che però è stata archiviata dalla direzione territoriale del lavoro di Bari per motivi procedurali. Ciò non toglie che la Dettori potrebbe a breve riproporla nella forme rituali, soprattutto se la giunta comunale (in programma la prossima settimana) darà assenso all'operazione che viene duramente contestata dall'avvocatura comunale.
Il responsabile dell'ufficio legale, Michele Capurso, non ha dubbi in proposito: «Infondata, insensata e sconcertante»: così viene definita la richiesta di stabilizzazione presentata da Modugno e Affatato. Il concetto è chiarito nella nota indirizzata a tutti i componenti dell'esecutivo: «Mi assumo la piena responsabilità in tutte le sedi nell'affermare che ogni provvedimento di stabilizzazione che sarà adottato dall'Ente, adducendo a motivazione giustificativa della stabilizzazione il parere dei consulenti di fiducia, vorrà in realtà favorire illegittimamente ed illecitamente la posizione e le richieste dei dirigenti istanti».
L'avvocatura comunale spiega il perché delle contestazioni: «Basta un po' di animo sereno con cui avvicinarsi al problema dal punto di vista scientifico e giuridico per escludere ogni possibilità di stabilizzazione di un dirigente. Lo esclude l'interpretazione sistematica della normativa sul pubblico impiego e la ratio delle vigenti normative sul lavoro a tempo determinato nelle pubbliche amministrazioni poiché il presupposto principe ed indifettibile di tali normative è da recuperare esclusivamente nell'abuso del ricorso al contratto a tempo determinato per esigenze che invece siano permanenti. I dirigenti di nomina fiduciaria sindacali devono necessariamente ricevere un incarico a tempo determinato. Lo dice espressamente la legge». C'è di più: «Manca qualsiasi precedente giurisprudenziale di stabilizzazione dei dirigenti. La giurisprudenza nei pochi precedenti specifici si è dimostrata assolutamente sfavorevole alle stabilizzazioni. Non a caso, su tutto il territorio nazionale, non c'è un solo precedente di accordo bonario come quello che si vorrebbe realizzare a Trani. Lo escludono le circolari dell'Anci, allorquando hanno interpretato normative di stabilizzazione, e le circolari del dipartimento della Funzione pubblica della presidenza del Consiglio dei ministri, nelle quali si è sempre detto che eventuali stabilizzazioni riguardano solo e soltanto il personale non dirigenziale».
L'avvocatura comunale confuta la tesi di valutare le stabilizzazioni come un'opportunità per il Comune per prevenire il rischio (ritenuto «inesistente») di una richiesta di risarcimento danni degli istanti e chiede il riconoscimento di poter tutelare davanti alla magistratura del lavoro la causa del Comune: «Se mi verrà conferito l'incarico di patrocinare in giudizio le ragioni del Comune avverso le infondate pretese di stabilizzazione dei dirigenti – scrive Capurso – mi assumo fin da ora la piena ed esclusiva responsabilità patrimoniale dei danni per gli abusi patiti dai dirigenti che il tribunale riuscisse (non si comprende come e perché) a riconoscere agli istanti, con ciò sollevando espressamente ed integralmente da qualsivoglia responsabilità patrimoniale ogni altro organo Ente. Ribadisco ancora una volta che i pareri trasmessi dai professionisti esterni, qualora suggeriscano improvvide iniziative di stabilizzazione, non potranno essere addotti a giustificazione delle illegittime ed illecite decisioni pertinenti le stabilizzazioni dirigenziali. A tal proposito non si capisce perché non si voglia andara davanti alla magistratura del lavoro, evitando così le gravi assunzioni di responsabilità da parte di organi amministrativi dell'Ente, del tutto superflue nella fattispecie».
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