
Vita di città
Fondaco dei Longobardi, abbandono e degrado senza fine
Mai eseguita la messa in sicurezza dell'edificio. Ma ad oggi non è cambiato nulla
Trani - mercoledì 2 novembre 2016
9.08
L'ultimo intervento, in ordine di tempo, è quello del consigliere Raimono Lima (Fratelli d'Italia-An), che a settembre chiedeva conto di un recente atto di indirizzo dell'amministrazione Bottaro per concederlo in gestione come "scuola di cucina". A febbraio c'era stata una interrogazione delle colleghe dei Cinquestelle, Antonella Papagni e Luisa Di Lernia, che chiedevano al sindaco e al consigliere delegato al Centro storico (Luigi Cirillo, ndr) di "avviare una soluzione concreta e definitiva al problema dello stabile di cui fa parte il Fondaco dei Longobardi".
Ciò che manca nella storia del Fondaco dei Longobardi e del palazzo sovrastante, ridotti in profondo stato di degrado, sono, a tutt'oggi, le risposte. O meglio i fatti. L'atto di indirizzo con il quale l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Bottaro prevedeva la concessione ad un operatore economico per adibirlo a luogo nel quale realizzare una "scuola di cucina" - come ricordato appunto da Lima - è rimasto lettera morta. Ma a rimanere inevasa è la ben più datata determina dell'ufficio tecnico che obbligava i proprietari dell'immobile ad eseguire dei lavori di messa in sicurezza.
L'ultimo atto concreto risale addirittura all'aprile 2015, quando il commissario prefettizio Maria Rita Iaculli aveva ordinato la chiusura del tratto di strada adiacente al palazzo, ritenuto in cattive condizioni e vicino al crollo. Successive verifiche scongiurarono questo rischio, facendo riprendere la viabilità dopo aver transennato l'area a rischio. Ma l'edificio è da anni al centro di una complessa fase di ristrutturazione, che coinvolge due differenti proprietari privati, insieme al Comune (proprietario di due locali al piano terra, all'interno del fondaco) e all'Asp "Vittorio Emanuele II" (a cui appartiene tutto il primo piano e attualmente in fase di liquidazione).
Oltre alle infiltrazioni e alla crepe presenti ai piani superiori del palazzo, a colpire è il generale stato di degrado che circonda l'immobile. Bottiglie di plastica, escrementi e immondizia mista a erbacce hanno trovato ospitalità tra la recinzione protettiva e la facciata principale. Uno stato di degrado che non accenna a migliorare. Dal Comune non è stato fatto nulla, anche perché la competenza è passata di mano da un settore all'altro. E nessuno ha avuto il tempo di far applicare l'ordinanza di messa in sicurezza emessa mesi fa.
Ciò che manca nella storia del Fondaco dei Longobardi e del palazzo sovrastante, ridotti in profondo stato di degrado, sono, a tutt'oggi, le risposte. O meglio i fatti. L'atto di indirizzo con il quale l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Bottaro prevedeva la concessione ad un operatore economico per adibirlo a luogo nel quale realizzare una "scuola di cucina" - come ricordato appunto da Lima - è rimasto lettera morta. Ma a rimanere inevasa è la ben più datata determina dell'ufficio tecnico che obbligava i proprietari dell'immobile ad eseguire dei lavori di messa in sicurezza.
L'ultimo atto concreto risale addirittura all'aprile 2015, quando il commissario prefettizio Maria Rita Iaculli aveva ordinato la chiusura del tratto di strada adiacente al palazzo, ritenuto in cattive condizioni e vicino al crollo. Successive verifiche scongiurarono questo rischio, facendo riprendere la viabilità dopo aver transennato l'area a rischio. Ma l'edificio è da anni al centro di una complessa fase di ristrutturazione, che coinvolge due differenti proprietari privati, insieme al Comune (proprietario di due locali al piano terra, all'interno del fondaco) e all'Asp "Vittorio Emanuele II" (a cui appartiene tutto il primo piano e attualmente in fase di liquidazione).
Oltre alle infiltrazioni e alla crepe presenti ai piani superiori del palazzo, a colpire è il generale stato di degrado che circonda l'immobile. Bottiglie di plastica, escrementi e immondizia mista a erbacce hanno trovato ospitalità tra la recinzione protettiva e la facciata principale. Uno stato di degrado che non accenna a migliorare. Dal Comune non è stato fatto nulla, anche perché la competenza è passata di mano da un settore all'altro. E nessuno ha avuto il tempo di far applicare l'ordinanza di messa in sicurezza emessa mesi fa.







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