Agorà

Ispiriamoci al manuale del buon politico di Sturzo

Intervento di Mauro Spallucci

«Chi trova la forza per infuriarsi, per piangere o ridere, non si è ancora dato per vinto, perchè prende le distanze dalla propria situazione». Cosi scriveva un filosofo. Così la speranza, anche politica, è appesa alla libertà e alla responsabilità di ciascuno. La tradizione cristiana additava come i peccati contro la speranza (la disperazione e la presunzione) sono anche il cinismo e la rassegnazione. Ma l'assenza di speranza, per un individuo come per la società, è sintomo il più prossimo alla morte, biologica e spirituale.

Città Aperta volle riaccendere la speranza, costruendo percorsi, restituendo fiducia nelle istituzioni, correttezza e rispetto, sollecitando il laicato cattolico a una nuova stagione di impegno facendosi responsabilmente carico di questa sfida. In campo scesero persone umili e serie, appassionate del bene comune, capaci di pensare in grande, a misura della società e del territorio. Costruendo una sinergia tra tutte le forze e le risorse della città. Non è il vecchio che si riaffacia. Semmani è il vecchio che nuovamente sospinge verso un autentico grande patto cittadino. Verso una dialettica politica davvero degna di questo nome, anzi di una vera e propria rigenerazione (sul piano generazionale, dello stile personale e degli ideali fondativi).

Comincio a pensare che se questo processo non partirà dall'alto, cioè da chi già risiede nei palazzi politici, l'onda riprenderà a salire dal basso, cioè da quelle realtà sociali che l'attuale politica continua a non calcolare e a non interpretare. Un patto, una coalizione che serva e che va resa possibile è semplicemente quella tra la città e i politici. Tra chi vota e chi è votato ci vogliono canali di comunicazione aperti, ricreando collegamenti tra rappresentanti e rappresentati. E, poi, si sa e si dovrebbe ricordarlo sempre: la politica brutta produce orrenda sottopolica. Offrire risposte valide alle sfide ed ai disagi, aprire possibilità, cancellare sospetti è - e dovrebbe essere - il compito di chi fa politica di chi amministra la casa comune. Continuando a credere che una classe dirigente degna di questo nome debba tornare a fare ciò, con priorità assoluta.

Le persone che vogliono svolgere questo servizio agli altri si devono ritrovare nel decalogo del buon politico di Luigi Sturzo: 1) E' prima regola dell'attività politica essere sincero e onesto. Prometti poco e realizza quel che hai promesso; 2) Se ami troppo il denaro, non fare attività politica; 3) Rifiuta ogni proposta cge tenda all'inosservanza della legge per un presenunto vantaggio politico; 4) Non ti circondare di adulatori. L'adulazione fa male all'anima, eccita la valità e altera la visione della realtà; 5) Non pensare di essere l'uomo indispensabile, perchè da quel momento farai molti errori; 6) E' più facile dal no arrivare al sì che dal sì retrocedere al no. Spesso il no è più utile del sì; 7) La pazienda dell'uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai; 8) De tuoi collaboratori fai, se possibile, degli amici, mai dei favoriti; 9) Non disdegnare il parere delle donne che si interessano alla politica. Esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini; 10) Fare ogni sera l'esame di coscienza è buona abitudine anche per l'uomo politico.

I cattolici, in politica, sono un giacimento di futuro che possono costruire scenari ma senza nostalgie. Nostalgie e retoriche fughe in avanti non servono a molto. Ma noi cattolici dobbiamo essere consapevoli che disponiamo di valori autentici, che non solo ci fanno sentire uniti ma che sempre più richiamano anche l'attenzione e la sensibilità di chi cattolico non si sente o non è. Se si dovesse sempre cominciare da zero stando su una vuota tabula rasa, saremmo ancora al neolitico. Ci dovrebbe essere la fiera coscienza di saper vedere molto più avanti, proprio perchè stiamo in piedi sulle spalle dei predecessori e vediamo con maggiore lungimiranza. Umìltà e fierezza devono contemperarsi.

Sarei contento di vivere in una città dove tutti partecipano e argomentano. Dire la propria con passione, ma sempre con vero rispetto per i fatti, per le persone e per le loro teste pensanti. Spero che anche i giovani prendano buoni esempi e non siano tentati da slogan facili, dall'anti-democrazia, dalle maniere spicce. Si può evitare di riproporre il rito (primarie pro o contro qualcuno) cogliendo l'occasione per valutare la varietà delle persone e delle posizioni presenti in città per realizzare e condividere il bene comune? Questa, in fondo, è la domanda ingombrante che sta oggi alle porte: costruire un futuro cittadino migliore. La dura lezione che i fatti della politica ci impartiscono pressochè quotidianamente, conferma che nel nostro Paese la questione dei partiti, della selezione della loro classe dirigente e della loro leadership, precede per importanza ed urgenza quella della migliore funzionalità.

La gente ha bisogno di volti, di storie e di competenze alle quali guardare con fiducia, con il senso di un bene comune più importante di qualunque spirito di fazione. Come già riferito nel precedente articolo, anche su questo, alcuni amici che ho già sentito sono d'accordo.
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