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Dall'ospedale agli uffici Inps, Trani perde pezzi

Intervento di Mario Schiralli sulla città e sul suo futuro

«Azienda di soggiorno e turismo, ospedale, uffici provinciali, Inps, Puglia Imperiale sono solo alcuni dei casi di quella continua erosione dovuta all'inettitudine della classe politica locale che, da una decina di anni a questa parte, sta anche "svendendo" l'urbanistica cittadina e qualche monumento». Il giornalista e storico, Mario Schiralli, già direttore della biblioteca "Bovio", interviene su quella che lui stesso definisce «come pauperizzazione del patrimonio istituzionale locale a favore delle città vicine».

«Novantadue anni fa - racconta Schiralli - Trani subì uno degli scippi più clamorosi della propria storia: la sede della Corte di Appello delle Puglie, "con un frettoloso decreto di dubbia legittimità", fu trasferita da Trani a Bari. Svanì, così, d'un sol colpo, l'importante organismo giudiziario, che aveva giurisdizione su tutta la Puglia, e che cancellò secoli e secoli di storia, visto che l'inizio della vita giudiziaria di Trani si fa risalire al diploma di Federico II del 28 aprile 1215. Prima ancora della perdita della Corte d'Appello, sancita da Mussolini, fu Gioacchino Murat, nel 1808, a trasferire l'allora Intendenza da Trani a Bari».

«La proterva Trani doveva pagare a caro prezzo l'atteggiamento avuto durante la rivoluzione napoletana del 1799, "al cui esempio tutta la provincia sostenevasi nella insurrezione" come fu scritto in un messaggio del Governo Provvisorio alla Deputazione. E non fu un caso, ma la storia lo confermò, che le fortune di Bari "ovvero della città che più di tutte aveva interesse alla decadenza di Trani", come è stato riportato da autorevoli storici, abbiano avuto inizio proprio nel 1808. E non è nemmeno un caso che Trani subito dopo i tumulti del 1799 fosse stata etichettata come "la più ostinata delle città insorgenti", a differenza di Bari "la più segnalata fra le città difenditrici del sacro albero della libertà"».

«Anche nella seconda metà del ventesimo secolo - prosegue lo storico e giornalista - Trani ha continuato a perdere pezzi. L'ultimo (solo in ordine di tempo) è di qualche giorno fa: il trasferimento della sede degli uffici Inps. Qualche mese prima era toccato a Puglia Imperiale, l'importante organo di promozione turistica, "generato" a Trani e trasferito a Corato per mancanza, pare, di qualche soldino da parte del Comune tranese per pagare la pigione dei locali in cui aveva sede e per versare, come da statuto la propria parte contributiva. E poi come non ricordarsi che Trani per Decreto Ministeriale, sin dagli anni cinquanta era eletta sede di Azienda autonoma di soggiorno e turismo con un'attività turistica la cui eco varcava i confini regionali (e non c'erano ancora tv e mass media). Ma evidentemente ciò suscitava invidia nei politici eccellenti che, per curare il loro orticello, si inventavano "geniali" provvedimenti ristrutturativi in ambito turistico a favore delle città che li avevano sostenuti».

«E che dire - chiede Schiralli - dell'ospedale San Nicola Pellegrino? Per l'inaugurazione del quale ci fu la presenza di Aldo Moro e del gotha dei politici nazionali di allora. Rianimazione, chirurgia, ostetricia, endocrinologia e tanti altri reparti, tutti fiore all'occhiello del nosocomio tranese svaniti per "merito" di politici emergenti delle città vicine agevolato dall'inefficienza di quelli nostrani. Il decadimento della classe politica di Trani sembra essere, senza ombra di dubbio, la causa principale della pauperizzazione del patrimonio istituzionale, tanto faticosamente "raggranellato" negli anni da quei pochi uomini che hanno saputo governare dal dopoguerra in poi fino agli anni settanta-ottanta e che, di fronte a tanto sfascio, si staranno certamente rivoltando nelle loro tombe».

«Qualche giorno fa - conclude Schiralli - un anziano signore, ascoltando alcuni suoi amici che imprecavano commentando la perdita della sede Inps e delle altre istituzioni, ha esclamato tra il serio e il faceto: Vuoi vedere che mo' si portano via anche la cattedrale? Come dargli torto?».
  • Mario Schiralli
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