Monitor

La coglionite

L'editoriale di Giovanni Ronco

Una volta a Parigi conobbi una donna parmense che da diversi anni aveva deciso di trasferirsi dall'Italia e stabilirsi in Francia, lavorando come guida turistica. Il ricordo, risalente a circa tre anni fa, che ho delle sue parole è di un profondo disprezzo, una vergogna, quasi un ribrezzo nei confronti del suo paese di nascita.

Dopo le ultime scene di volgari isterismi che si sono viste negli ultimi giorni, con questa campagna elettorale infantile, beduina, squallida e immersa nel luogo comune, nel repertorio completo dell'inciviltà, della rozzezza e dell'accattonaggio politico, pur di strappare un voto nella landa più desolata e sottosviluppata, penso che l'idea di quella donna sia diventata definitivamente irreversibile.
Anche quelli di sinistra che vanno dietro alle "spiritosaggini" da bettola e si infilano magliette con scritte che riportano quelle espressioni, finiscono per sancire il successo di chi le ha proferite. Invece di snobbarle e liquidarle con un'indifferenza degna di tale spettacolo.

La lunga comica politica si va esaurendo in un finale degno dei film di Alvaro Vitali, tra l'altro un grande nel suo genere. "Ahò, ma che me stai a coionà?". "Mè coioni…" avrebbe detto la buonanima di Bombolo.

E perché Tomas Milian nei panni de "Er monnezza" non lo vogliamo ricordare? Ma per un finale veramente degno di questa campagna elettorale, ci aspettiamo lo scorreggione finale da indirizzare nei confronti dei nemici politici. Alvaro docet.
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