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Maurizio Di Reda presentazione libro "Frà Diego Álvarez". Foto Marina Laurora
Eventi e cultura

Alla scoperta di Frà Diego Álvarez, il gigante dimenticato della storia di Trani

Maurizio Di Reda: «Frà Diego Álvarez fu un pioniere della comunicazione»

Dopo i precedenti studi sulla figura del Santo Patrono San Nicola il Pellegrino, prosegue il lavoro di ricerca del professor Maurizio Di Reda sui personaggi salienti della storia locale, lo scorso 29 giugno nella Biblioteca Comunale "G.Bovio" ha presentato il suo nuovo volume: "Frà Diego Álvarez. L'opera dell'arcivescovo di Trani nel XVII secolo".

L'incontro, promosso dalla Città di Trani, che si è aperto con i saluti istituzionali, era presente il Sindaco prof. Marco Galiano, ha visto alternarsi al tavolo dei relatori diverse voci del panorama culturale locale, oltre l'autore del volume Maurizio Di Reda, c'erano Alfredo Cavalieri, presidente dell'Associazione culturale Tranensis, Angela Di Nanni, presidente dell'associazione Traninostra (partner dell'evento), Don Francesco La Notte, in veste di moderatore ed esperto della materia, con lettura dei testi di Stefania De Toma.

A margine dell'incontro abbiamo voluto intervistare l'autore
  • Di Frà Diego Álvarez spesso si conosce solo la via. Qual è stata la molla o la "scintilla" storica che l'ha spinta a dedicargli un intero studio e a voler colmare questo vuoto di memoria per i tranesi? La curiosità è nata durante l'approfondimento di un precedente lavoro sul santo Patrono di Trani. Mi sono trovato ad analizzare pezzi di storia a me completamente ignoti, che vedevano il presule spagnolo arcivescovo di Trani come protagonista. Da qui, ho iniziato ad indagare la sua figura fino a studiare i documenti originali del Seicento che raccontavano, a sua firma, uno spaccato della Chiesa tranese del tempo.
  • Nel libro si parla di Álvarez come di un "gigante del passato" che ha plasmato l'identità cittadina. Qual è l'eredità più visibile (o invisibile) che questo Arcivescovo ha lasciato nella Trani di oggi? Le eredità che il domenicano Frà Diego, come spesso continuava a firmarsi, sono sia visibili che invisibili. Alcuni edifici, come il Palazzo Rogadeo (oggi sede della Curia arcivescovile proprio dal tempo di Álvarez), e il Conservatorio di San Lorenzo, ubicato in Piazza Mazzini, sono investimenti visibili fatti dall'Arcivescovo per garantire una sede stabile al vescovo di Trani, e alle fanciulle raccolte dalla strada. Tra le eredità immateriali, ma che sicuramente hanno lasciato traccia, abbiamo sicuramente le numerose testimonianze delle visite ad limina e del Sinodo diocesano del 1617, fortemente voluto da Frà Diego.
  • Álvarez è stato il promotore del rilancio della devozione verso San Nicola Pellegrino. In che modo un arcivescovo domenicano di origini spagnole è riuscito a sintonizzarsi così profondamente con il sentimento popolare tranese e il suo Santo Patrono? Il merito di Álvarez è quello di dare stabilità e nuovo impulso alla venerazione delle reliquie di San Nicola il Pellegrino. Una data in particolare, quella del 30 settembre 1611, segna di fatto la scoperta della seconda parte delle reliquie, rimaste fino ad allora celate, e che vanno a completare il primo rinvenimento del 1603 ad opera dell'Arcivescovo de Franchis, dopo che il luogo della sepoltura del santo era andato completamente dimenticato. Da questo momento in poi, tra riabilitazione nell'Ufficio divino, e impulso all'agiografia sacra riguardante il Pellegrino greco, ad opera soprattutto del Vicario generale del tempo, il Can. Antonio Paoli, la figura di San Nicola assume nuovo rilievo per la città di Trani.
  • Il mandato di Álvarez si svolge in piena epoca post-tridentina. Quali sono state le resistenze maggiori che ha incontrato nel riorganizzare la diocesi e nel tentare di rinnovare il clero locale? I dettami di Trento non furono recepiti immediatamente da tutte le diocesi. Sappiamo che Álvarez stesso, insediatosi nel 1607, riuscì a organizzare un Sinodo diocesano solo dieci anni dopo. Diverse erano le difficoltà, sia di natura economica che organizzativa. I ricavi della mensa arcivescovile non riuscivano infatti a sostenere le diverse iniziative, prime fra tutte il Sinodo, che il presule voleva attuare. Si riuscì ad istituire un seminario stabile per i chierici solo nel 1628. Nel rapporto col clero locale egli cercò sempre di essere diretto e benevolo, ma le risultanze furono che spesso all'interno del Capitolo, le fazioni capeggiate da cognomi illustri, lottavano per chi dovesse avere più privilegi. Sappiamo addirittura di una forte discussione col Vicario generale della Diocesi di Nazareth che costrinse Álvarez a rimanere a Roma, lontano dalla sua diocesi, per circa un anno.
  • Lei definisce Álvarez un "innovatore culturale", in particolare per l'impulso dato alla diffusione della stampa. Quanto è stato difficile per lui portare la modernità editoriale e culturale in un centro del Meridione d'Italia nel primo Seicento? Sicuramente da questo punto di vista è da considerarsi un pioniere. Pur essendo Metropolia, Trani rimaneva comunque una diocesi periferica; il fatto di far installare dei torchi a stampa nella sede del Vescovo significa lungimiranza e spirito di intraprendenza. Prima Costantino Vitale e poi Lorenzo Valeri, lavorarono fianco a fianco di Frà Diego che continuò a scrivere e a dare alle stampe capolavori ancora oggi utilizzati nel lavoro teologico, una fra tutte la Operis de Auxiliis divinaegratiae, preoccupandosi della diffusione dei contenuti. Potremmo paragonare il suo interesse a quello mutuato oggi dalla Chiesa verso i social network come strumenti di comunicazione. In quell'epoca i social erano, appunto, le stampe.
  • Dal punto di vista del metodo, questo libro unisce il rigore scientifico a un linguaggio divulgativo. Qual è stata la sfida più grande nel tradurre documenti d'archivio complessi in una narrazione fluida e accessibile a tutti? La sfida più grande, dopo aver recepito le copie dei documenti conservate negli Archivi Vaticani, è stata quella di comprendere la minuziosa scrittura notarile del Seicento e provare a incanalare alcuni contenuti, che il vescovo Álvarezdava per scontati nel suo tempo, nelle categorie e nella storia odierna. Ne viene fuori un'immagine di società tranese, ecclesiale e non, davvero interessante.
  • C'è un aneddoto, un documento inedito o un aspetto della personalità di Frà Diego Álvarez scoperto durante le sue ricerche che l'ha sorpresa particolarmente e che non si aspettava di trovare? Avevo sentito parlare della carità di questo vescovo, ma dai documenti emerge chiaro questo concetto. Tutto quello che produce, costruisce o dona, lo fa a sue spese personali, senza mai toccare le casse della diocesi. Nell'atto testamentario, si preoccupa di lasciare una dote a tutte le orfane del Conservatorio di San Lorenzo, e di provvedere addirittura all'acquisto dei diversi formati di candele che i vari gradi del clero useranno al suo funerale. Un uomo estremamente lucido e lungimirante.
  • Questo libro è il secondo tassello della Collana Tranensis. Come si inserisce la figura di Álvarez nel progetto più ampio di questa collana e cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi volumi? La collana ha come intento quello di divulgare i fatti e le storie dei personaggi locali, ma in modo accessibile a tutti. L'intento di autopubblicarsi nasce proprio dalla volontà di produrre numeri limitati, personalizzabili all'utenza e per eludere le spese di una casa editrice che, oggi, l'associazione Tranensis non può permettersi. I formati di stampa sono volutamente non prolissi e il linguaggio, pur essendo semplice e diretto, ha l'intento di fornire un'intelaiatura generale sulla ricca e frastagliata storia delle nostre radici "tranensis". Sicuramente in cantiere c'è un bel lavoro che riguarderà lo stradario della città e la figura dell'Imperatore Federico II.
Maurizio Di RedaMaurizio Di RedaMaurizio Di RedaMaurizio Di Reda
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