
Enti locali
Consiglio, torna la delibera boomerang sui gettoni
Si decide sulle somme in più incassate dai revisori. Puzza di harakiri
Trani - venerdì 24 febbraio 2012
11.37
Nel prossimo Consiglio comunale (convocato per giovedì 1 marzo) torna a far capolino nell'ordine del giorno la proposta di annullamento in autotutela della deliberazione del commissario prefettizio Andrea Trovato (la numero 42 dell'11 maggio 2007) con cui fu adeguato il compenso spettante ai revisori dei conti del Comune di Trani per l'esercizio 2007.
Con quella delibera, Trovato, facendo seguito a diverse richieste di adeguamento dei compensi formulate dai revisori dell'epoca (Felice Rosito, Gerardo Magno e Cosimo Di Giglio) permise l'incremento dei compensi dei componenti del collegio per effetto dell'entrata in vigore della legge istitutiva della sesta Provincia pugliese in base alla quale, Trani (città co-capoluogo) doveva essere inserita in una classe demografica maggiore. La sezione regionale di controllo della Corte dei conti un po' di tempo dopo, durante la verifica periodica dell'andamento della spesa del personale nei tre Comuni capoluogo della Bat, dette formalmente atto che quei compensi erano superiori ai limiti di legge fissati dal decreto ministeriale del 20 maggio del 2005. Il Comune per questo motivo ha deciso di intraprendere l'azione di recupero delle somme indebitamente percepite dai revisori nel triennio 2006/2008 e risultanti dalla differenza tra quanto spettante ex lege e quanto concretamente liquidato dagli uffici preposti al pagamento. Per poter promuovere le ingiunzioni finalizzate al recupero delle somme indebitamente corrisposte ai revisori è necessario annullare in autotutela in Consiglio comunale la delibera commissariale.
Insomma, un gesto responsabile da parte del Consiglio comunale e nell'interesse pubblico. L'approvazione del provvedimento potrebbe però rivelarsi un boomerang per i consiglieri comunali chiamati a votare l'annullamento della delibera di Trovato. Anche se l'assessore al contenzioso, Pina Chiarello, in un datato Consiglio in cui l'argomento fu portato all'attenzione dell'assemblea, specificò «che il sistema di calcolo delle indennità attribuite ai revisori dei conti è calcolato attraverso normative e criteri diversi rispetto a quelli che riguardano i consiglieri comunali», c'è chi teme che l'approvazione della delibera possa creare un pericoloso precedente per la questione del danno erariale promosso dalla procura della Corte dei conti a seguito di una indebita maggiorazione dei compensi dei consiglieri comunali.
Come si ricorderà, la Corte dei Conti chiese un maxi risarcimento di 673 mila euro per aver indebitamente equiparato l'indennità dei consiglieri di Trani a quella dei Comuni capoluogo di Provincia (con aumento del gettone da 102 euro a 128 euro prima e 142 poi). Fra questi furono chiamati alla restituzione di 182.312,02 (pari alla differenza tra gli importi dell'indennità corrisposti e quelli spettanti per legge) i 16 consiglieri che votarono la delibera di Consiglio comunale del 19 dicembre del 2003 con cui si aumentarono le indennità di funzione ed i gettoni di presenza per le sedute di Consiglio e le commissioni consiliari, i 3 componenti del collegio dei revisori che espressero parere favorevole alla proposta di deliberazione ed il dirigente comunale che fornì il parere di regolarità tecnica. I consiglieri in questione erano Francesco Basso, Emanuele Cozzoli, Giuseppe De Simone, Giuseppe di Marzio, Stefano Di Modugno, Giuseppe Claudio Erriquez, Roberto Gargiuolo, Carlo Laurora, Leonardo Marinaro, Claudio Novelli, Domenico Palumbo, Francesco Pizzichillo, Luigi Nicola Riserbato, Domenico Triminì, Mario Troysi e Michele Lops, i tre revisori Carmelo Cozzoli, Nicola Pappolla e Vincenzo Santorsola ed il dirigente della ripartizione Vittorio Monterisi.
La mancata citazione in giudizio dei consiglieri che votarono l'aumento del gettone in Consiglio potrebbe non eliminare il presupposto giuridico e fattuale della indebita percezione delle maggiorazioni degli importi relativi alle indennità di funzione ed ai gettoni dei consiglieri. Vi è infatti una sentenza abbastanza recente della Corte d'appello di Bari (a definizione di un contenzioso promosso da un ex dirigente nei confronti del Comune di Trani) da cui emerge in maniera abbastanza solare la doverosità del recupero dei soldi appartenenti alla collettività tranese e liquidati in maniera erronea ai consiglieri comunali per effetto della delibera del 2003.
Ad oggi però, scampata la paura della citazione in giudizio, nessuno (o quasi) si è minimamente preoccupato di attivare il meccanismo di recupero delle somme. Ecco perché, approvando giovedì prossimo l'annullamento in autotutela della delibera di Trovato, si potrebbe aprire un precedente pericoloso. Il presupposto – almeno a leggere le carte – dovrebbe essere identico. E se tanto vale per i revisori…
Con quella delibera, Trovato, facendo seguito a diverse richieste di adeguamento dei compensi formulate dai revisori dell'epoca (Felice Rosito, Gerardo Magno e Cosimo Di Giglio) permise l'incremento dei compensi dei componenti del collegio per effetto dell'entrata in vigore della legge istitutiva della sesta Provincia pugliese in base alla quale, Trani (città co-capoluogo) doveva essere inserita in una classe demografica maggiore. La sezione regionale di controllo della Corte dei conti un po' di tempo dopo, durante la verifica periodica dell'andamento della spesa del personale nei tre Comuni capoluogo della Bat, dette formalmente atto che quei compensi erano superiori ai limiti di legge fissati dal decreto ministeriale del 20 maggio del 2005. Il Comune per questo motivo ha deciso di intraprendere l'azione di recupero delle somme indebitamente percepite dai revisori nel triennio 2006/2008 e risultanti dalla differenza tra quanto spettante ex lege e quanto concretamente liquidato dagli uffici preposti al pagamento. Per poter promuovere le ingiunzioni finalizzate al recupero delle somme indebitamente corrisposte ai revisori è necessario annullare in autotutela in Consiglio comunale la delibera commissariale.
Insomma, un gesto responsabile da parte del Consiglio comunale e nell'interesse pubblico. L'approvazione del provvedimento potrebbe però rivelarsi un boomerang per i consiglieri comunali chiamati a votare l'annullamento della delibera di Trovato. Anche se l'assessore al contenzioso, Pina Chiarello, in un datato Consiglio in cui l'argomento fu portato all'attenzione dell'assemblea, specificò «che il sistema di calcolo delle indennità attribuite ai revisori dei conti è calcolato attraverso normative e criteri diversi rispetto a quelli che riguardano i consiglieri comunali», c'è chi teme che l'approvazione della delibera possa creare un pericoloso precedente per la questione del danno erariale promosso dalla procura della Corte dei conti a seguito di una indebita maggiorazione dei compensi dei consiglieri comunali.
Come si ricorderà, la Corte dei Conti chiese un maxi risarcimento di 673 mila euro per aver indebitamente equiparato l'indennità dei consiglieri di Trani a quella dei Comuni capoluogo di Provincia (con aumento del gettone da 102 euro a 128 euro prima e 142 poi). Fra questi furono chiamati alla restituzione di 182.312,02 (pari alla differenza tra gli importi dell'indennità corrisposti e quelli spettanti per legge) i 16 consiglieri che votarono la delibera di Consiglio comunale del 19 dicembre del 2003 con cui si aumentarono le indennità di funzione ed i gettoni di presenza per le sedute di Consiglio e le commissioni consiliari, i 3 componenti del collegio dei revisori che espressero parere favorevole alla proposta di deliberazione ed il dirigente comunale che fornì il parere di regolarità tecnica. I consiglieri in questione erano Francesco Basso, Emanuele Cozzoli, Giuseppe De Simone, Giuseppe di Marzio, Stefano Di Modugno, Giuseppe Claudio Erriquez, Roberto Gargiuolo, Carlo Laurora, Leonardo Marinaro, Claudio Novelli, Domenico Palumbo, Francesco Pizzichillo, Luigi Nicola Riserbato, Domenico Triminì, Mario Troysi e Michele Lops, i tre revisori Carmelo Cozzoli, Nicola Pappolla e Vincenzo Santorsola ed il dirigente della ripartizione Vittorio Monterisi.
La mancata citazione in giudizio dei consiglieri che votarono l'aumento del gettone in Consiglio potrebbe non eliminare il presupposto giuridico e fattuale della indebita percezione delle maggiorazioni degli importi relativi alle indennità di funzione ed ai gettoni dei consiglieri. Vi è infatti una sentenza abbastanza recente della Corte d'appello di Bari (a definizione di un contenzioso promosso da un ex dirigente nei confronti del Comune di Trani) da cui emerge in maniera abbastanza solare la doverosità del recupero dei soldi appartenenti alla collettività tranese e liquidati in maniera erronea ai consiglieri comunali per effetto della delibera del 2003.
Ad oggi però, scampata la paura della citazione in giudizio, nessuno (o quasi) si è minimamente preoccupato di attivare il meccanismo di recupero delle somme. Ecco perché, approvando giovedì prossimo l'annullamento in autotutela della delibera di Trovato, si potrebbe aprire un precedente pericoloso. Il presupposto – almeno a leggere le carte – dovrebbe essere identico. E se tanto vale per i revisori…
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