
Ambiente
Mille tartarughe in tre anni: è record a Trani per i salvataggi del Wwf
Pasquale Salvemini: è un'azione incessante ma sono necessari fondi per poter continuare in modo efficente
Trani - giovedì 26 marzo 2026
14.00
Il cielo è grigio nell'ultimo salvataggio, una foschia sottile cancella all'orizzonte il profilo del Gargano e la collina di Castel del Monte, eppure lo skyline di Trani, vestito di qualunque tempo, continua a restituire un fascino intatto, sospeso tra mare e pietra chiara.
Ha preso forma in questo mare un po' sospeso alcuni giorni fa uno dei momenti più intensi degli anni di attività di salvataggio delle caretta caretta: caricato a bordo di uno dei gommoni messi a disposizione dalla Lega Navale, è stato riportato al largo dalla costa un vero gigante del mare, una tartaruga che abbiamo chiamato Zeus, un esemplare imponente di quasi 80 kg e con un'età stimata di oltre 55 anni e che è il millesimo esemplare salvato in soli tre anni.
La sua presenza ha riempito sia lo spazio - in una grande vasca circolare che a malapena entrava nel gommone, destinata agli esemplari più grandi - che l'atmosfera, così densa di frenesia della creatura nel momento in cui ha cominciato ad agitare le pinne, spalancare gli occhi, tentare di sollevarsi come se percepisse con chiarezza il momento imminente del ritorno in mare.
L'emozione attraversa tutti, e per Pasquale Salvemini e per gli amici che lo accompagnano ogni volta resta nuova, irripetibile; ma sicuramente unica per una ospite speciale, una signora arrivata dall'Ontario, in Canada, che dopo aver attraversato diverse città pugliesi ha scelto Trani come nuova casa. E proprio l'esperienza vissuta durante il salvataggio, l'osservare la città dal mare e scoprire l'impegno quotidiano dedicato alla tutela di queste specie, ha acceso in lei un legame ancora più profondo, come se una gita in gommone si fosse trasformata in una vera appartenenza emotiva inaspettata e sorprendente, capace di catturare come il mare sa fare.
Questo episodio rappresenta in realtà un nuovo apive di oltre vent'anni di attività del Centro Recupero Tartarughe Marine WWF Molfetta, un lavoro costruito giorno dopo giorno grazie alla collaborazione con le marinerie locali di Trani, Bisceglie e Molfetta. Le tartarughe recuperate vengono immediatamente sottoposte a un check-up completo presso il dipartimento di medicina veterinaria dell'Università degli Studi di Bari, dove vengono effettuati esami radiologici, ecografici, tamponi e accurate misurazioni biometriche. Molti degli esemplari, ricordiamo, presentano condizioni critiche, spesso legate a embolie gassose o a principi di annegamento, conseguenze tipiche delle catture accidentali con reti a strascico. In diversi casi si rende necessario anche l'intervento chirurgico per la rimozione di ami e lenze, segni di un impatto umano che precede il recupero ma che non impedisce, grazie a queste cure, un ritorno possibile alla vita libera.
Ogni tartaruga, prima della liberazione, viene marcata con targhette metalliche che permettono di monitorarne gli spostamenti e contribuire alla ricerca scientifica su una specie millenaria ancora in parte sconosciuta.
Le operazioni di rilascio sono rese possibili dalla costante disponibilità della Lega Navale di Trani, che fin dall'inizio ha affiancato il centro mettendo a disposizione i propri mezzi, insieme al supporto della locale Capitaneria di Porto che in più occasioni ha accompagnato le uscite in mare.
Si tratta di un impegno incessante, costruito sulla collaborazione e sulla passione, che continua a crescere anche grazie alla ricerca di fondi pubblici e privati, con un unico obiettivo: rafforzare le strutture e le attività dedicate alla salvaguardia di queste straordinarie creature del Mediterraneo. Intanto Zeus adesso chissà dove è arrivato: forse sta già sfiorando le coste dell'Albania, oppure attraversa lento e solenne il cuore dell'Mare Adriatico, sospeso tra l'Italia e l'altra sponda, o magari ha già preso la rotta più lunga, quella che conduce verso la Grecia, seguendo le correnti antiche delle storie omeriche . E viene naturale soffermarsi su quel nome scelto quasi per gioco, ispirato alla sua imponenza, alla forza tranquilla che portava con sé: Zeus, il padre degli dei, che sapeva trasformarsi, diventare animale, farsi vento, pioggia, persino tempesta pur di mettere a segno le sue conquiste galanti . Prende cosí forma un pensiero che ha la leggerezza e la magia delle leggende: che anche questa volta Zeus stia vivendo il suo viaggio tra trasformazioni invisibili e venti soffiati da Eolo; e chissà che proprio ora non stia nuotando accanto a una sirena, in quel Mediterraneo che oggi porta tragedie in sé ma da trani restituisce la libertà a queste splendide creature.
Ha preso forma in questo mare un po' sospeso alcuni giorni fa uno dei momenti più intensi degli anni di attività di salvataggio delle caretta caretta: caricato a bordo di uno dei gommoni messi a disposizione dalla Lega Navale, è stato riportato al largo dalla costa un vero gigante del mare, una tartaruga che abbiamo chiamato Zeus, un esemplare imponente di quasi 80 kg e con un'età stimata di oltre 55 anni e che è il millesimo esemplare salvato in soli tre anni.
La sua presenza ha riempito sia lo spazio - in una grande vasca circolare che a malapena entrava nel gommone, destinata agli esemplari più grandi - che l'atmosfera, così densa di frenesia della creatura nel momento in cui ha cominciato ad agitare le pinne, spalancare gli occhi, tentare di sollevarsi come se percepisse con chiarezza il momento imminente del ritorno in mare.
L'emozione attraversa tutti, e per Pasquale Salvemini e per gli amici che lo accompagnano ogni volta resta nuova, irripetibile; ma sicuramente unica per una ospite speciale, una signora arrivata dall'Ontario, in Canada, che dopo aver attraversato diverse città pugliesi ha scelto Trani come nuova casa. E proprio l'esperienza vissuta durante il salvataggio, l'osservare la città dal mare e scoprire l'impegno quotidiano dedicato alla tutela di queste specie, ha acceso in lei un legame ancora più profondo, come se una gita in gommone si fosse trasformata in una vera appartenenza emotiva inaspettata e sorprendente, capace di catturare come il mare sa fare.
Questo episodio rappresenta in realtà un nuovo apive di oltre vent'anni di attività del Centro Recupero Tartarughe Marine WWF Molfetta, un lavoro costruito giorno dopo giorno grazie alla collaborazione con le marinerie locali di Trani, Bisceglie e Molfetta. Le tartarughe recuperate vengono immediatamente sottoposte a un check-up completo presso il dipartimento di medicina veterinaria dell'Università degli Studi di Bari, dove vengono effettuati esami radiologici, ecografici, tamponi e accurate misurazioni biometriche. Molti degli esemplari, ricordiamo, presentano condizioni critiche, spesso legate a embolie gassose o a principi di annegamento, conseguenze tipiche delle catture accidentali con reti a strascico. In diversi casi si rende necessario anche l'intervento chirurgico per la rimozione di ami e lenze, segni di un impatto umano che precede il recupero ma che non impedisce, grazie a queste cure, un ritorno possibile alla vita libera.
Ogni tartaruga, prima della liberazione, viene marcata con targhette metalliche che permettono di monitorarne gli spostamenti e contribuire alla ricerca scientifica su una specie millenaria ancora in parte sconosciuta.
Le operazioni di rilascio sono rese possibili dalla costante disponibilità della Lega Navale di Trani, che fin dall'inizio ha affiancato il centro mettendo a disposizione i propri mezzi, insieme al supporto della locale Capitaneria di Porto che in più occasioni ha accompagnato le uscite in mare.
Si tratta di un impegno incessante, costruito sulla collaborazione e sulla passione, che continua a crescere anche grazie alla ricerca di fondi pubblici e privati, con un unico obiettivo: rafforzare le strutture e le attività dedicate alla salvaguardia di queste straordinarie creature del Mediterraneo. Intanto Zeus adesso chissà dove è arrivato: forse sta già sfiorando le coste dell'Albania, oppure attraversa lento e solenne il cuore dell'Mare Adriatico, sospeso tra l'Italia e l'altra sponda, o magari ha già preso la rotta più lunga, quella che conduce verso la Grecia, seguendo le correnti antiche delle storie omeriche . E viene naturale soffermarsi su quel nome scelto quasi per gioco, ispirato alla sua imponenza, alla forza tranquilla che portava con sé: Zeus, il padre degli dei, che sapeva trasformarsi, diventare animale, farsi vento, pioggia, persino tempesta pur di mettere a segno le sue conquiste galanti . Prende cosí forma un pensiero che ha la leggerezza e la magia delle leggende: che anche questa volta Zeus stia vivendo il suo viaggio tra trasformazioni invisibili e venti soffiati da Eolo; e chissà che proprio ora non stia nuotando accanto a una sirena, in quel Mediterraneo che oggi porta tragedie in sé ma da trani restituisce la libertà a queste splendide creature.






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