
Religioni
Grazie a Trani, l’ebraismo non si ferma più a Napoli
Il Rav Shalom Bahbout esalta il lavoro svolto dalla comunità locale. «Francesco Lotoro e Nicola Zecchillo gli artefici di questo miracolo»
Trani - martedì 27 dicembre 2011
10.34
«Quando sarà scritta la vera storia della rinascita dell'ebraismo nel Meridione, dovrà essere fatta giustizia e restituito tutto il merito a queste due persone che, pur tra molte difficoltà e incomprensioni, hanno avuto il coraggio e la costanza nel tener duro e andare fino in fondo nel portare avanti l'idea che fosse possibile un miracolo: creare una comunità ebraica nel sud. Francesco Israel Lotoro e Nicola Avraham Zecchillo (recentemente scomparso) sono stati gli artefici principali di questo miracolo: discendenti entrambi da famiglie di marrani, hanno tracciato una via cui altri si sono poi ispirati, ricevendo consigli e aiuto. Sono stati proprio loro a infondere la speranza che fosse possibile restituire nel territorio la dignità ebraica a tutti coloro cui era stata tolta ma che, nonostante le molte generazioni seguite alla conversione, avevano mantenuto un pur flebile legame con l'ebraismo». A dirlo è Rav Shalom Bahbout, rabbino capo di Napoli e dell'Italia meridionale, a Trani in occasione della festa di chanukkà che termina il 27 dicembre.
Dopo il ritorno formale all'ebraismo (un ebraismo integrale con un'osservanza esemplare anche per noi e tutti quegli ebrei che non sono toccati dall'esperienza dell'Inquisizione) Lotoro e Zecchillo hanno avviato la ricostruzione della comunità ebraica in Puglia ottenendo la restituzione agli ebrei della sinagoga di Scolanova. Uno dei problemi che la comunità di Puglia ha dovuto affrontare fin dalla sua fondazione, è stato quello della dispersione degli ebrei su un vasto territorio, che li costringeva a ritrovarsi assieme solo per le feste principali e per alcuni sabati speciali. Grazie allo sviluppo progressivo delle attività della comunità di Trani, è stata possibile la decisione, assunta dall'unione della comunità ebraiche italiane, di fare di Trani città capofila della giornata europea della cultura ebraica nel 2009. La piccola comunità locale si assunse una responsabilità enorme ma con le sue sole forze riuscì a garantire la kasheruth e tutta l'organizzazione logistica della giornata. «A parte l'impegno dei due animatori e fondatori della comunità - spiega Rav Shalom Bahbout - non v'è alcun dubbio che se non ci fosse stata l'azione di Lotoro e Zecchillo, non sarebbe stato neanche immaginabile prospettare Negba, il festival partito in contemporanea con la giornata della cultura 2009 e che trovò l'appoggio della Regione Puglia solo in quanto esisteva una comunità ebraica a Trani. Una volta si diceva che l'ebraismo si era fermato a Napoli; oggi, dopo la rinascita di Trani, l'ebraismo si sta sviluppando in tutto il sud».
La comunità di Napoli si accinge a svolgere un grande ruolo per i prossimi anni: dovrà munirsi di strutture e risorse umane necessarie per svolgere il suo compito. «Ritengo - spiega Bahbout - che sia ormai finito il tempo dell'arrembaggio, come se il Mezzogiorno sia una sorta di Far west ebraico nel quale ognuno possa ritenere di dire e fare in libertà. Occorre innanzitutto relazionarsi con coloro che operano per lo sviluppo ebraico nel territorio, che hanno responsabilità sia politiche che cultuali, bisogna saper chiedere loro cosa serve per migliorare la qualità dell'ebraismo a Trani e in Puglia, in Calabria come in Sicilia, aiutarli e incoraggiarli. Non parlare o scrivere sul Sud in loro vece. Napoli dovrà dare seguito a un'attività ebraica nel Sud che non sia incentrata su episodiche conferenze su ebraismo e storia ebraica ma che sia volta a creare una continuità ebraica basata su studio, osservanza, impegno quotidiano; occorre, in altre parole, passare a una nuova fase nella quale la regolare attività comunitaria prenda gradualmente il posto dei seminari e degli Shabbat una tantum. È l'adempimento di un dovere, ma anche un investimento per il futuro».
Dopo il ritorno formale all'ebraismo (un ebraismo integrale con un'osservanza esemplare anche per noi e tutti quegli ebrei che non sono toccati dall'esperienza dell'Inquisizione) Lotoro e Zecchillo hanno avviato la ricostruzione della comunità ebraica in Puglia ottenendo la restituzione agli ebrei della sinagoga di Scolanova. Uno dei problemi che la comunità di Puglia ha dovuto affrontare fin dalla sua fondazione, è stato quello della dispersione degli ebrei su un vasto territorio, che li costringeva a ritrovarsi assieme solo per le feste principali e per alcuni sabati speciali. Grazie allo sviluppo progressivo delle attività della comunità di Trani, è stata possibile la decisione, assunta dall'unione della comunità ebraiche italiane, di fare di Trani città capofila della giornata europea della cultura ebraica nel 2009. La piccola comunità locale si assunse una responsabilità enorme ma con le sue sole forze riuscì a garantire la kasheruth e tutta l'organizzazione logistica della giornata. «A parte l'impegno dei due animatori e fondatori della comunità - spiega Rav Shalom Bahbout - non v'è alcun dubbio che se non ci fosse stata l'azione di Lotoro e Zecchillo, non sarebbe stato neanche immaginabile prospettare Negba, il festival partito in contemporanea con la giornata della cultura 2009 e che trovò l'appoggio della Regione Puglia solo in quanto esisteva una comunità ebraica a Trani. Una volta si diceva che l'ebraismo si era fermato a Napoli; oggi, dopo la rinascita di Trani, l'ebraismo si sta sviluppando in tutto il sud».
La comunità di Napoli si accinge a svolgere un grande ruolo per i prossimi anni: dovrà munirsi di strutture e risorse umane necessarie per svolgere il suo compito. «Ritengo - spiega Bahbout - che sia ormai finito il tempo dell'arrembaggio, come se il Mezzogiorno sia una sorta di Far west ebraico nel quale ognuno possa ritenere di dire e fare in libertà. Occorre innanzitutto relazionarsi con coloro che operano per lo sviluppo ebraico nel territorio, che hanno responsabilità sia politiche che cultuali, bisogna saper chiedere loro cosa serve per migliorare la qualità dell'ebraismo a Trani e in Puglia, in Calabria come in Sicilia, aiutarli e incoraggiarli. Non parlare o scrivere sul Sud in loro vece. Napoli dovrà dare seguito a un'attività ebraica nel Sud che non sia incentrata su episodiche conferenze su ebraismo e storia ebraica ma che sia volta a creare una continuità ebraica basata su studio, osservanza, impegno quotidiano; occorre, in altre parole, passare a una nuova fase nella quale la regolare attività comunitaria prenda gradualmente il posto dei seminari e degli Shabbat una tantum. È l'adempimento di un dovere, ma anche un investimento per il futuro».
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