Franco Dambra e Marco Galiano. <span>Foto Tonino Lacalamita</span>
Franco Dambra e Marco Galiano. Foto Tonino Lacalamita
Politica

L’Editoriale – Scusate il disturbo | Marco Galiano e la lezione di Franco Dambra: così la trama morale del sindacato diventa il nuovo modello di governo per Trani

La vittoria del "sindaco professore" affonda le radici nella scuola sindacale della CGIL. Una grammatica civile fatta di ascolto, cura e rammendo sociale, per una città che rifiuta gli slogan e riscopre il valore della comunità

Ci sono vittorie elettorali che si esauriscono nel freddo calcolo dei seggi, nell'esultanza dei comitati e nel posizionamento delle bandiere nei corridoi del potere. E poi ci sono momenti in cui l'urna si limita a dare forma istituzionale a un percorso umano e sociale iniziato da lontano, quasi a voler saldare un debito di riconoscenza con la storia civile del territorio.

Quando il 12 giugno 2026 il professor Marco Galiano è stato proclamato sindaco di Trani dopo il turno di ballottaggio, la narrazione corrente ha comprensibilmente indugiato sui concetti di svolta, di rinnovamento e di pagina nuova per Palazzo di Città. Eppure, per chi possiede una memoria storica capace di andare oltre la superficie della cronaca politica, quella vittoria ha rivelato un disegno molto più sottile e profondo. Ha svelato un filo invisibile ma resistentissimo, una trama morale che rimanda direttamente a un nome che ha segnato il sindacato e la difesa degli ultimi in questo territorio: Franco Dambra. Galiano non è emerso dal nulla, né la sua "politica gentile" è un abito da sera cucito su misura per la campagna elettorale. La sua postura, quel suo modo di stare tra le persone senza il bisogno di alzare il tono della voce, è il frutto di una scuola precisa. La scuola dell'ascolto, della mitezza e della responsabilità. La scuola di Franco Dambra.

Il giorno del passaggio: stanze piccole e grandi responsabilità
Per comprendere la genesi di questa grammatica civile, bisogna far tornare l'orologio al 13 giugno 2018. In quella giornata, l'assemblea generale della FLC CGIL BAT eleggeva il futuro primo cittadino come nuovo segretario generale della categoria. A cedergli il posto, per raggiunti limiti di mandato, era proprio Franco Dambra. In quella sala non vi furono applausi fragorosi, né i proclami muscolari a cui la politica moderna ci ha abituati. Ci fu, invece, un gesto di un'assoluta, profana solennità: Dambra che si avvicinava a Galiano, gli stringeva la mano e gli affidava un ruolo che, in quel preciso istante, si trasformava in qualcosa di più grande di un semplice incarico burocratico. Diventava la consegna di un testimone, l'affidamento di un modo di stare al mondo.

Dambra, che avrebbe poi concluso la sua esistenza terrena il 15 luglio 2022 dopo una lunga malattia, aveva guidato i lavoratori della conoscenza con uno stile inconfondibile: paziente, misurato, ostinatamente umano. Galiano, che aveva mosso i suoi primi passi nella militanza proprio coordinando il difficile e frammentato mondo dei precari della scuola, aveva imparato da lui la lezione più importante: che il sindacato non è un'arena in cui distruggere l'avversario, bensì una casa. Un luogo d'approdo dove si entra con un problema, con l'ansia del domani, e si esce con una certezza: quella di avere qualcuno accanto.

Due uomini, una stessa grammatica civile
Chi ha conosciuto Franco Dambra ricorda un dirigente che non aveva bisogno di gridare per farsi rispettare. Non era timidezza, la sua, ma la radicata convinzione che la forza di una tesi risiedesse nella sua intrinseca coerenza e non nel volume del megafono. Era un uomo capace di tenere insieme le diversità, di abitare i corridoi e le lunghe trattative notturne con la pazienza del mediatore e la fermezza del giusto. Marco Galiano ha respirato quella stessa aria, facendone la propria pelle. E oggi, chi lo osserva muovere i primi passi da inquilino principale di Palazzo di Città, ritrova gli stessi identici tratti somatici dello spirito:
  • La calma vissuta non come rinuncia o passività, ma come spazio per la riflessione;
  • La fermezza che non scade mai nell'arroganza del potere;
  • La capacità di ascoltare tutte le parti in causa prima di assumere una decisione;
  • La volontà di ricucire i margini strappati di una comunità invece di approfondirne i solchi.
Non si tratta di una sterile imitazione o di un rito nostalgico. È qualcosa di più alto: è un'eredità che si è fatta cultura amministrativa.

Il telaio e la bussola dei diritti
La Trani che Galiano si trova a governare nel 2026 è una città splendida ma intrinsecamente complessa. È una comunità che sconta le tossine di anni di contrapposizioni feroci, frammentata nei quartieri e stanca della "politica di plastica" fatta di slogan temporanei e post sui social da quindici secondi. Di fronte a questa stanchezza collettiva, il nuovo sindaco ha scelto di non proporre né una rottura traumatica né una continuità di facciata, ma una profonda continuità civica. È la metafora del telaio che si rimette in moto. Se Dambra tesseva la trama dei diritti e delle tutele nelle stanze del sindacato, Galiano oggi prova a utilizzare lo stesso strumento per intrecciare i fili – sociali, culturali, economici e generazionali – della città. Un lavoro lento, quasi artigianale, che richiede tempo e dedizione: bisognerà avere pazienza per raccoglierne i frutti.

Al centro di questo disegno resta impressa, come una stella polare, la massima che D'Ambra ripeteva come un mantra e che Galiano ha fatto sua fin dai primi laboratori programmatici: «Se i diritti non sono per tutti, sono privilegi!» Non è un semplice omaggio della memoria. Per Galiano questa frase rappresenta la vera e propria bussola del suo mandato. Significa declinare l'azione amministrativa partendo dagli ultimi, dagli invisibili. Significa pretendere che i servizi pubblici, la manutenzione delle strade (quella "straordinaria ordinarietà" di cui ha parlato all'insediamento), il decoro delle scuole e l'efficienza di aziende come Amet, Amiu e STP non siano visti come concessioni benevole del politico di turno, ma come il fondamento stesso della cittadinanza.

Un'eredità che sostiene il futuro
Evidentemente, Galiano non è e non potrà essere il duplicato politico di Franco Dambra, non lo sarà di nessun'altro. I ruoli sono diversi, le epoche sono mutate e la complessità di guidare una macchina comunale come quella di Trani impone scelte e responsabilità inedite. Eppure, l'impronta genetica di quel percorso sindacale, crediamo, resta il valore aggiunto della sua figura.
Questa eredità morale non è un fardello che rallenta il passo, ma una struttura che sostiene l'intera impalcatura del centrosinistra che verrà. Il maestro ha insegnato la pazienza dell'intreccio, l'allievo oggi mette quella stessa sapienza al servizio della sua città, provando a dimostrare che si può governare anche senza cercare un nemico a tutti i costi, senza alimentare i conflitti, ma cercando ostinatamente una sintesi avanzata.

Il 12 giugno 2026, nel segreto dell'urna del ballottaggio, Trani non ha scelto semplicemente un uomo solo al comando a cui delegare le chiavi del proprio futuro. Ha scelto un modo di essere comunità. Un modo antico, rigoroso e solidale che Franco Dambra ha testimoniato fino all'ultimo giorno e che Marco Galiano, oggi, si impegna a trasformare in un'esperienza quotidiana di buon governo. La trama è scritta, il telaio è avviato: l'allievo lo riconosci dal Maestro. Al nuovo sindaco l'augurio di saperne completare il disegno, per il bene di tutta la città.

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