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Religioni
"La croce come via luminosa"
Riflessione dell’Arcivescovo tenuta nella celebrazione della Via Lucis
Trani - giovedì 23 aprile 2020
11.40
Di seguito la riflessione dell'arcivescovo tenuta nel corso della celebrazione "Via Lucis", svoltasi ieri, 22 aprile, nella cripta di San Nicola della Cattedrale di Trani.
"Ecco il legno della croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo", è il ritornello che per tre volte abbiamo cantato nell'Azione liturgica del Venerdì santo quando, facendo memoria della passione e morte di Gesù, con il crocifisso abbiamo percorso la navata centrale della nostra Cattedrale come via della croce, la via crucis. Poi, all'inizio della Veglia pasquale, nella notte tra il Sabato santo e la Domenica di Pasqua, seguendo lo stesso percorso, questa volta con il cero pasquale, abbiamo cantato per tre volte "Cristo luce del mondo". È la via lucis.
La croce e il cero pasquale ci parlano, da prospettive diverse, della stessa persona, Gesù il crocifisso risorto. Chi è inchiodato sulla croce ci illumina rivelandoci il volto di Dio e il volto dell'uomo, sua immagine e somiglianza. Questo volto si chiama "vita donata per amore"! Colui che è risorto, nostra luce, si fa riconoscere attraverso i segni delle ferite conseguenza della crocifissione.
La via crucis è una via di luce, e la via lucis è una via di dono e offerta di sé come insegna la croce. Via crucis e via lucis non sono, dunque, due strade diverse, sono la stessa via, lo stesso percorso di vita, quello che dall'incarnazione alla passione, morte e risurrezione ha vissuto Gesù e che, come suoi discepoli, desideriamo seguire.
Se, come abbiamo appena detto, ogni via crucis è via lucis e, viceversa, ogni via lucis è via crucis, potremmo lasciarci accompagnare da questa duplice prospettiva nel cercare di comprendere ciò che accade nella nostra vita: quando ci sono momenti di croce, sofferenza, dolore, fallimento …, quali segni di luce, di insegnamento, mi rivelano? Quando vivo momenti di luce, consolazione, serenità, gioia, pienezza …, quali segni di chiamata al dono, secondo la logica della croce, mi domandano di realizzare?
E questo momento difficile, di prova, di emergenza sanitaria, economica ma anche di crisi esistenziale, religiosa e spirituale, che potremmo inquadrare come via crucis, quali segni di luce in ordine alla chiamata a farci dono ci sta svelando? Abbiamo tanti segni luminosi in questo senso, medici, volontari, forze dell'ordine, autorità pubbliche, consacrati e sacerdoti che offrono la loro vita nel servizio, molti hanno vissuto un dono totale, fino a morire, e la loro testimonianza risulta ai nostri occhi come via crucis e, contemporaneamente via lucis!
Donare la propria vita all'altro, perché viva, è testimonianza consapevole di chi si sente parte di uno stesso corpo. Membra diverse dello stesso organismo vivente, la comunità umana. È questo il fondamento che dovrebbe spingere tutti, come scriveva qualche giorno fa un giornalista su un quotidiano, a costruire un paese meno diviso e più unito tra ricchi e poveri, tra nord e sud, tra governanti e popolo secondo la logica della fratellanza.
Come chiesa, sulla base dell'insegnamento della Scrittura e del Magistero, sappiamo di essere un solo corpo, il corpo mistico di Cristo. Tutti noi siamo membra di questo corpo in forza del battesimo e ci sentiamo chiamati a vivere e mostrare questa realtà. Proprio ieri Papa Francesco nella sua omelia nella messa celebrata a Santa Marta, ci ricordava che la comunità primitiva degli Atti degli Apostoli è per noi un modello verso il quale tendere. Un modello di armonia che può essere realizzato con la docilità allo Spirito Santo, perché lo Spirito Santo è armonia...
Al contempo la Scrittura, a motivo della fragilità umana, attesta divisioni nella comunità ecclesiale primitiva, così come anche noi oggi dobbiamo registrarne nelle nostre famiglie o realtà parrocchiali, diocesane, presbiterali, religiose. Secondo il Santo Padre, sono fondamentalmente tre i motivi di divisione: il primo riguarda i soldi; il secondo è la vanità, cioè il sentirsi migliori degli altri, il mettersi in mostra, assecondando la vanità nel vestirsi, nell'organizzare in occasione della celebrazione dei sacramenti – comunioni, cresime, matrimoni - la festa più grande, come talvolta accade anche in occasione delle nostre feste patronali o dedicate durante l'anno ai diversi santi; il terzo motivo di divisione è il chiacchiericcio, il bisogno di sparlare degli altri. Credo sia molto importante riflettere seriamente su questi suggerimenti e dare con coraggio e generosità dei segnali concreti, significativi.
Se la via crucis di questa pandemia, ci sta facendo comprendere l'importanza della via lucis della fratellanza, della solidarietà, della comunione, dell'armonia, quale testimonianza di luce possiamo offrire come chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie? Quale testimonianza concreta che significhi superare i motivi di divisione causati da soldi, vanità e chiacchiericcio? Dobbiamo sentirci chiamati a fare la nostra parte. Adesso. Oggi. Domani saremmo fuori tempo!
Lo Spirito Santo ci doni la grazia di affrontare cristianamente questa via della croce come via luminosa, capace di condurci verso una più grande armonia nelle nostre case, nella chiesa e nel mondo intero.
"Ecco il legno della croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo", è il ritornello che per tre volte abbiamo cantato nell'Azione liturgica del Venerdì santo quando, facendo memoria della passione e morte di Gesù, con il crocifisso abbiamo percorso la navata centrale della nostra Cattedrale come via della croce, la via crucis. Poi, all'inizio della Veglia pasquale, nella notte tra il Sabato santo e la Domenica di Pasqua, seguendo lo stesso percorso, questa volta con il cero pasquale, abbiamo cantato per tre volte "Cristo luce del mondo". È la via lucis.
La croce e il cero pasquale ci parlano, da prospettive diverse, della stessa persona, Gesù il crocifisso risorto. Chi è inchiodato sulla croce ci illumina rivelandoci il volto di Dio e il volto dell'uomo, sua immagine e somiglianza. Questo volto si chiama "vita donata per amore"! Colui che è risorto, nostra luce, si fa riconoscere attraverso i segni delle ferite conseguenza della crocifissione.
La via crucis è una via di luce, e la via lucis è una via di dono e offerta di sé come insegna la croce. Via crucis e via lucis non sono, dunque, due strade diverse, sono la stessa via, lo stesso percorso di vita, quello che dall'incarnazione alla passione, morte e risurrezione ha vissuto Gesù e che, come suoi discepoli, desideriamo seguire.
Se, come abbiamo appena detto, ogni via crucis è via lucis e, viceversa, ogni via lucis è via crucis, potremmo lasciarci accompagnare da questa duplice prospettiva nel cercare di comprendere ciò che accade nella nostra vita: quando ci sono momenti di croce, sofferenza, dolore, fallimento …, quali segni di luce, di insegnamento, mi rivelano? Quando vivo momenti di luce, consolazione, serenità, gioia, pienezza …, quali segni di chiamata al dono, secondo la logica della croce, mi domandano di realizzare?
E questo momento difficile, di prova, di emergenza sanitaria, economica ma anche di crisi esistenziale, religiosa e spirituale, che potremmo inquadrare come via crucis, quali segni di luce in ordine alla chiamata a farci dono ci sta svelando? Abbiamo tanti segni luminosi in questo senso, medici, volontari, forze dell'ordine, autorità pubbliche, consacrati e sacerdoti che offrono la loro vita nel servizio, molti hanno vissuto un dono totale, fino a morire, e la loro testimonianza risulta ai nostri occhi come via crucis e, contemporaneamente via lucis!
Donare la propria vita all'altro, perché viva, è testimonianza consapevole di chi si sente parte di uno stesso corpo. Membra diverse dello stesso organismo vivente, la comunità umana. È questo il fondamento che dovrebbe spingere tutti, come scriveva qualche giorno fa un giornalista su un quotidiano, a costruire un paese meno diviso e più unito tra ricchi e poveri, tra nord e sud, tra governanti e popolo secondo la logica della fratellanza.
Come chiesa, sulla base dell'insegnamento della Scrittura e del Magistero, sappiamo di essere un solo corpo, il corpo mistico di Cristo. Tutti noi siamo membra di questo corpo in forza del battesimo e ci sentiamo chiamati a vivere e mostrare questa realtà. Proprio ieri Papa Francesco nella sua omelia nella messa celebrata a Santa Marta, ci ricordava che la comunità primitiva degli Atti degli Apostoli è per noi un modello verso il quale tendere. Un modello di armonia che può essere realizzato con la docilità allo Spirito Santo, perché lo Spirito Santo è armonia...
Al contempo la Scrittura, a motivo della fragilità umana, attesta divisioni nella comunità ecclesiale primitiva, così come anche noi oggi dobbiamo registrarne nelle nostre famiglie o realtà parrocchiali, diocesane, presbiterali, religiose. Secondo il Santo Padre, sono fondamentalmente tre i motivi di divisione: il primo riguarda i soldi; il secondo è la vanità, cioè il sentirsi migliori degli altri, il mettersi in mostra, assecondando la vanità nel vestirsi, nell'organizzare in occasione della celebrazione dei sacramenti – comunioni, cresime, matrimoni - la festa più grande, come talvolta accade anche in occasione delle nostre feste patronali o dedicate durante l'anno ai diversi santi; il terzo motivo di divisione è il chiacchiericcio, il bisogno di sparlare degli altri. Credo sia molto importante riflettere seriamente su questi suggerimenti e dare con coraggio e generosità dei segnali concreti, significativi.
Se la via crucis di questa pandemia, ci sta facendo comprendere l'importanza della via lucis della fratellanza, della solidarietà, della comunione, dell'armonia, quale testimonianza di luce possiamo offrire come chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie? Quale testimonianza concreta che significhi superare i motivi di divisione causati da soldi, vanità e chiacchiericcio? Dobbiamo sentirci chiamati a fare la nostra parte. Adesso. Oggi. Domani saremmo fuori tempo!
Lo Spirito Santo ci doni la grazia di affrontare cristianamente questa via della croce come via luminosa, capace di condurci verso una più grande armonia nelle nostre case, nella chiesa e nel mondo intero.
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