Giovanni Di leo e Vito Branà
Giovanni Di leo e Vito Branà
Politica

Memoria, Politica e Veleni: Il Duello Social che ha spaccato il Centrosinistra a Trani. Scusate il disturbo | Editoriale

L'analisi del confronto tra Giovanni Di Leo e Vito Branà: quando il "privato" diventa l'arma per distruggere il "pubblico".

Il terremoto politico che ha colpito Trani con la candidatura a Sindaco di Vito Branà non si è limitato ai comunicati ufficiali. Il vero scontro, quello più crudo e rivelatore, si è consumato nell'arena digitale, sotto gli occhi di migliaia di cittadini. Il "campo largo" di Marco Galiano non ha perso solo un pezzo da novanta, ma ha visto esplodere una vera e propria guerra di nervi tra due figure che per anni hanno condiviso i banchi della commissione consiliare: Branà, il leader stellato, e Giovanni Di Leo, l'ex capogruppo della Lega passato nelle fila della lista civica "PER".

L'affondo di Di Leo: Il "J'accuse" della memoria - Giovanni Di Leo ha scelto di rompere un silenzio durato giorni con un commento che è una miscela di ironia e rivendicazione. Con l'incipit di chi "si sente in dovere di ripristinare la verità", Di Leo ha scoperchiato un presunto retroscena che, se confermato, cambierebbe la narrazione della coerenza pentastellata. Secondo l'ex leghista, Branà non sarebbe sempre stato il censore del trasformismo: Di Leo evoca conversazioni private in cui il leader del M5S lo avrebbe corteggiato politicamente, proponendogli addirittura il ruolo di capolista in una delle proprie formazioni. "Forse ricordo male!", scrive Di Leo con sarcasmo ripetuto, puntando a dipingere un Branà pragmatico e "cacciatore di voti" nel segreto delle stanze, pronto a sacrificare i propri ideali sull'altare del consenso. L'affondo finale è però personale: Di Leo tira in ballo una candidata dello stesso Branà (un'ingegnere), sostenendo che quest'ultima, in lunghe telefonate, avrebbe espresso più stima per la preparazione di Di Leo che per quella del proprio leader.

La trincea di Branà: "I valori non sono in vendita" - La replica di Vito Branà non si è fatta attendere e ha assunto i toni di una difesa d'ufficio della propria integrità. Ignorando le allusioni sui presunti corteggiamenti passati, Branà ha alzato un muro etico invalicabile. La sua risposta è un manifesto di alterità: il leader M5S ha bollato le parole di Di Leo come "bassezza" finalizzata alla denigrazione personale, figlia della frustrazione di chi vede il proprio percorso politico messo sotto accusa. "Non ti metterei neanche alla fine di una lista civica", ha tuonato Branà, colpendo Di Leo nel punto in cui il consigliere si sente più forte: il consenso elettorale. Per Branà, essere un "portatore sano di voti" non giustifica l'assenza di una bussola morale. Il leader pentastellato ha poi giocato la carta dell'indipendenza: ha sottolineato di non aver bisogno della politica per vivere — grazie alla sua carriera professionale e alla stabilità familiare — derubricando l'impegno in Consiglio a un "dovere faticoso" piuttosto che a una rincorsa a quel "posto al sole" di cui accusa l'avversario.

La controreplica di Di Leo: Il tramonto di un rapporto - L'ultimo scambio ha il sapore amaro della fine di un'epoca. Di Leo, pur professando "stima e affetto", ha ribadito la veridicità delle sue affermazioni, sottolineando come Branà sia diventato, ai suoi occhi, una persona diversa da quella incontrata "dall'altra parte della barricata". La chiusura con "un abbraccio" sembra quasi un epitaffio su un rapporto che la politica ha logorato fino a renderlo irriconoscibile.

Verso il 2026: Una campagna "al veleno" - Questo scambio di battute non è solo folklore locale; è il sintomo di una campagna elettorale che si preannuncia estremamente piccata e polarizzata. La rottura tra Branà e il centrosinistra non è avvenuta su temi amministrativi (PUG, rifiuti o infrastrutture), ma sulla percezione della dignità politica. L'elettore tranese si trova oggi davanti a un bivio: premere il tasto della "purezza" invocata da Branà — rischiando però l'isolamento istituzionale —, accettare il "pragmatismo" di Galiano e dei suoi alleati trasversali come Di Leo, oppure tirare dritto e scegliere fra Angelo Guarriello, candidato del centrodestra, Angela Mercorio, leader del civismo puro e Giacomo Marinaro di area centrista. Una cosa è certa: le Amministrative 2026 non faranno sconti a nessuno. Se queste sono le premesse, i cittadini farebbero bene a prepararsi: la battaglia per Palazzo di Città passerà per molti altri "occhi guardati" e, purtroppo, per molte altre verità svelate a colpi di clic.

Post Scriptum: Tra Codici Etici e "Memoria Selettiva" - In definitiva, questa vigilia elettorale a Trani somiglia sempre più a una puntata di una soap opera sudamericana, dove però al posto dei tradimenti amorosi troviamo i cambi di casacca e al posto dei test del DNA si invocano i test della memoria. Nel mezzo di tutto, resta il povero elettore tranese, che assistendo a questo scambio di "abbracci" e "bassezze" sui social, inizia a sospettare che il vero Codice Etico da firmare non sia quello di partito, ma quello di un buon centro di igiene mentale. Se l'inizio è questo, prepariamoci: entro metà maggio ci ritroveremo a rimpiangere la pacatezza dei dibattiti sull'installazione dei cestini della spazzatura. A Trani, si sa, guardarsi negli occhi è un dovere; ma con tutto questo veleno nell'aria, forse conviene farlo indossando un bel paio di occhiali da sole. Di quelli buoni, per evitare di restare accecati dai troppi "posti al sole" ambiti da tutti. Scusate il disturbo e buon voto a tutti.
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