“I Maltesi” a Palazzo Beltrani per il debutto di “Canta Autori”. <span>Foto Tonino Lacalamita</span>
“I Maltesi” a Palazzo Beltrani per il debutto di “Canta Autori”. Foto Tonino Lacalamita
Eventi e cultura

La poesia di De André suggestiona Trani: il trionfo de “I Maltesi” a Palazzo Beltrani per il debutto di “Canta Autori”

Le parole del frontman Dario Di Stefano: «Nessuna imitazione, camminiamo sulle spalle di un gigante. In questa corte l'atmosfera intima è magia pura»

Il viaggio nella grande canzone d'autore italiana è iniziato sotto il cielo stellato di Trani. Nella serata di domenica 14 giugno, la suggestiva Corte "Davide Santorsola" di Palazzo delle Arti Beltrani ha registrato un bagno di emozioni per il debutto assoluto di "Canta Autori", la nuovissima sezione della stagione artistica – giunta quest'anno al prestigioso traguardo della sua decima edizione – interamente dedicata ai giganti della nostra musica.

Ad inaugurare questo percorso è stato il monumentale canzoniere di Fabrizio De André, riportato in vita da I Maltesi con il loro acclamato "Tributo a Faber". Attiva dal 2009 e forte di un'esperienza che l'ha portata a fare sold out in tutta Italia (persino nella Genova natale del cantautore), la band composta da nove elementi ha offerto uno spettacolo di grande potenza espressiva. Il segreto del loro successo risiede nella fedeltà quasi filologica agli arrangiamenti dell'ultimo storico tour di De André del 1997/98 ("Mi innamoravo di tutto"), restituendo la complessa ricchezza di strumenti come il bouzouki, il violino e la fisarmonica.

A margine del concerto, il frontman e voce del gruppo, Dario Di Stefano, frontman de "I Maltesi, ha rilasciato un'intensa intervista in cui racconta il peso di questa eredità, il legame con il passato e l'emozione di suonare a Trani.
  • La critica e il pubblico vi riconoscono una somiglianza vocale straordinaria con Fabrizio De André. Come si gestisce, emotivamente e tecnicamente, la responsabilità di dare voce a un vero e proprio monumento della canzone senza scadere nella mera imitazione? «Si gestisce cercando di non farselo pensare troppo, di non fare troppi paragoni che potrebbero essere assolutamente impropri, perché io sono una persona e Fabrizio De André un gigante. C'è chi ha detto che noi camminiamo sulle spalle dei giganti ed è esattamente questo il caso; quindi è proprio questo che bisogna cercare di fare: non prendersi troppo sul serio.»
  • Il vostro concerto è un vero viaggio nell'universo di Faber. C'è una canzone, in questa immensa galleria, a cui ti senti più legato quando sali sul palco? «Per gli altri componenti della band non credo di poter rispondere. Per quello che riguarda me, dipende molto dal periodo. Ci sono dei momenti della mia vita che ho associato a determinate canzoni perché andavano proprio a colpire qualcosa che c'era dentro di me. È un sentimento mutevole, ma credo che funzioni così con le canzoni di quasi tutti i grandi autori o con le grandi poesie.»
  • Sveliamo un piccolo retroscena tecnico prima di iniziare: come aprite solitamente il concerto? «In realtà la prima canzone si fa sempre come un qualcosa di molto semplice per vedere se i volumi sono a posto. È semplicemente un pezzo per vedere se ci siamo tutti, se siamo tutti quanti allo stesso livello in modo che il fonico possa regolare i dettagli. Un vero e proprio giro di prove, i primi due brani sono di riscaldamento.»
  • Avete scelto di ispirarvi in modo rigoroso agli arrangiamenti dell'ultimo leggendario tour di De André, "Mi innamoravo di tutto". Perché secondo te quel tour ha rappresentato il culmine musicale di Faber? «Io credo che De André sapesse che il suo percorso era quasi giunto al termine, quindi ha voluto lasciare una traccia. Era un perfezionista, una persona che a volte era assolutamente odiata dai colleghi musicisti perché faceva riprovare un passaggio cento volte. Credo abbia voluto lasciare un qualcosa di ben fatto, che fosse il suo testamento artistico. Lui ha sempre avuto questo "complesso di inferiorità", di essere uno scrittore di canzoni ma probabilmente di non sentirsi un musicista ad alti livelli; il cantautore in Italia era sempre una via di mezzo. In quel tour abbiamo trovato la nostra realizzazione anche perché il modo di cantare di De André era assolutamente spontaneo, non impostato come nelle vecchie registrazioni in cui si rifaceva un po' agli chansonniers francesi.»
  • Da 17 anni Faber è il vostro compagno di viaggio. Avete suonato in grandi piazze e a Genova, ma stasera vi trovate in una situazione più intima, nella Corte intitolata a Davide Santorsola... «In realtà sono proprio queste le situazioni che preferisco: quelle intime, dove la gente sta lì, guarda e ascolta, e non dove si va magari solo per mangiarsi una pizza. Riguardo a Davide Santorsola, ho avuto il piacere di averlo ospite nell'associazione che gestivo con mio padre per tante sere. Se c'è il suo spirito da qualche parte stasera, il paragone musicale per noi sarà molto, molto difficile.»
  • Stasera battezzate la rassegna "Canta Autori", voluta dal direttore artistico Niki Battaglia per i 10 anni di grandi eventi del Palazzo. Che sensazione si prova a fare da pionieri? «Beh, ho vissuto da primogenito per tutta la vita, quindi a me arrivavano i pantaloni nuovi e a mio fratello quelli usati! Scherzi a parte, il palco è molto bello, il luogo è stupendo e penso che faremo soltanto da apripista. Gli altri artisti che verranno dopo si troveranno comunque in una situazione che, a prescindere da noi, è una delle più belle che abbia visto in circolazione.»
  • Un'ultima domanda: qual è il segreto per cui De André, in un'era così digitale e tecnologica, piace ancora così tanto alle giovani generazioni? «Il problema è che De André è un'eco che riecheggia perché oggi c'è un vuoto assoluto, un vuoto pneumatico in tutti i campi: nel cinema, nell'arte... è come se l'essere umano si fosse un po' fermato. Basta sentire chi partecipa o vince i vari festival. In questo vuoto totale, se si ha voglia di ascoltare qualcosa che abbia ancora dei contenuti per la prima volta nella storia bisogna guardare al passato. Prima, nel passato, si guardava al futuro perché si pensava che il domani sarebbe stato migliore. Oggi, per usare una battuta, ogni generazione pensa che la musica propria sia la migliore, che quella precedente fosse ancora meglio e che quella futura faccia schifo. Ecco, credo che questa sia la prima generazione nella quale tutto ciò corrisponde a verità.»
I prossimi appuntamenti: Archiviato con successo il debutto, la stagione di Palazzo Beltrani continua a pieno ritmo. La rassegna Canta Autori tornerà il prossimo 16 agosto con la Ceralacca band per la serata "La Canzone d'Autore Italiana – Omaggio ai Grandi Cantautori". I biglietti per tutti gli eventi della stagione 2026 sono disponibili al botteghino del Palazzo (aperto dal martedì alla domenica, ore 10:00-18:00) o sul circuito Vivaticket.
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