Jazz a Corte | L’universo femminile riletto in jazz. <span>Foto Tonino Lacalamita</span>
Jazz a Corte | L’universo femminile riletto in jazz. Foto Tonino Lacalamita
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Jazz a Corte | L’universo femminile riletto in jazz: successo del concerto-racconto “InCanto di Donne” a Palazzo Beltrani

Successo a Corte “Davide Santorsola” per il nuovo appuntamento di Jazz a Corte. La voce di Veronica Sinigaglia e il quartetto del Maestro Domenico Balducci emozionano Trani tra teatro e improvvisazione

Le note del grande jazz si sono tinte delle sfumature più intime e magnetiche dell'universo femminile. Nella serata di domenica 26 luglio 2026, la splendida Corte "Davide Santorsola" di Palazzo delle Arti Beltrani a Trani si è trasformata nella scenografia ideale di un viaggio emozionale profondo, ospitando il nuovo e attesissimo appuntamento dell'ottava edizione di «Jazz a Corte». La rassegna ha scelto di abbandonare i sentieri più battuti per offrire al pubblico "InCanto di Donne", un raffinato concerto-racconto ideato dal pianista Domenico Balducci e prodotto da Artevives APS. Questa preziosa produzione si è configurata come un vibrante omaggio a quattro delle più straordinarie voci che hanno segnato indelebilmente la storia della musica italiana: Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini e Fiorella Mannoia: il progetto ha superato la dimensione della semplice esecuzione musicale, accompagnando gli spettatori all'interno delle vite, delle parabole artistiche e delle fragilità umane di queste immense interpreti.

Sul palcoscenico tranese, la fusione perfetta tra musica, teatro e narrazione ha preso forma grazie all'uso di evocativi oggetti simbolici in scena. A dare corpo e anima a questo intenso percorso è stata la splendida voce di Veronica Sinigaglia, che ha saputo tramutare ogni singola composizione in una piccola e densa storia, stabilendo una profonda connessione empatica con una platea attenta e partecipe. Brani memorabili nati con imponenti arrangiamenti orchestrali – come "Mi sei scoppiato dentro al cuore" – sono stati completamente riletti alla luce di arrangiamenti originali, jazz e contemporanei. Ad affiancare l'interprete, una formazione strumentale d'eccellenza: lo stesso Domenico Balducci al pianoforte, gli interventi evocativi del clarinetto di Andrea Zecchillo e la ritmica avvolgente impressa dalla batteria e dalle percussioni di Saverio Petruzzellis.
Abbiamo raccolto le dichiarazioni dei protagonisti, incentrate proprio sulla straordinaria forza e sulla genesi di questo progetto.

Veronica Sinigaglia (Voce)
  • Mina, Vanoni, Mia Martini e Mannoia: qual è la sfida più grande nel dare voce a quattro personalità così diverse in una sola sera? «La sfida più grande è senz'altro riuscire ad entrare in quella che è la loro magia e la loro personalità in un brevissimo momento. All'interno dello stesso concerto, a distanza di pochi minuti, ci troviamo a doverci tuffare in un'altra dimensione. Però è una sfida meravigliosa, perché ci ha dato l'opportunità di approfondire questo repertorio stupendo che ha segnato la storia della musica italiana e, di conseguenza, la possibilità di dar voce ancora a queste canzoni che saranno indimenticabili per tutti, e forse per noi più di tutti.»
  • Il vostro è un concerto-racconto con oggetti simbolici in scena: il cappello della Vanoni, il foulard di Mina, il viola per la Martini. In che modo questi elementi fisici ti aiutano a cambiare registro emotivo e teatrale nel live? «Ogni oggetto che è stato scelto rappresenta alcune caratteristiche delle quattro donne meravigliose che raccontiamo in questo spettacolo; la scelta è stata estremamente calzante rispetto alla personalità di ognuna. Ciascun elemento ci dà l'occasione di entrare nel loro mondo e nella loro vita. È l'opportunità di partire da un oggetto inanimato per arrivare invece dritti all'anima di queste voci e di queste cantanti stupende.»
  • La critica ha lodato il fatto che tu non scelga mai la via dell'imitazione, ma cerchi l'essenza di queste dive. Come si fa a far convivere la tua identità vocale con monumenti come Mina e Mia Martini? «La difficoltà è netta, è un percorso tutt'altro che facile. Proprio per questo motivo io non cerco affatto di imitare le loro voci: non siamo una cover band, siamo degli artisti che hanno dato vita a uno spettacolo che vuole raccontare queste figure. L'azione principale è quella di cercare di calarsi un po' nelle loro vesti, ma dando al tutto la personalità di Veronica, insieme ai miei fantastici colleghi musicisti. Non vogliamo imitarle, le vogliamo reinterpretare attraverso il nostro sentire e la nostra emozione.»
  • C'è qualche sfumatura o aneddoto di queste dive che ti tocca più da vicino e che avverti maggiormente sul palco? «La voce che maggiormente tocca le corde del mio cuore è senz'altro Mia Martini. La sofferenza che questa donna ha dovuto attraversare nel suo percorso di donna e di interprete, legata semplicemente – e nello spettacolo lo dico – a un colore, al pregiudizio di "portare sfortuna". È qualcosa che mi ha segnato profondamente quando ho iniziato a studiare e ad approfondire questo spettacolo. Ogni volta che racconto questo specifico aspetto della sua vita avverto una "strizza" molto forte, perché lo ritengo qualcosa di profondamente ingiusto. Cerco di raccontarlo e di interpretarlo nel migliore dei modi proprio per renderle giustizia.»
Maestro Domenico Balducci (Pianoforte e Ideatore del progetto)
  • Portare le pietre miliari della canzone italiana nei territori del jazz, riducendole a un quartetto: qual è stata la chiave per non togliere l'originalità dei pezzi? «L'originalità dei pezzi resta intatta perché in ogni concerto cerchiamo di creare delle improvvisazioni e degli arrangiamenti sempre diversi, anche in base all'ambiente in cui ci troviamo e alla gente che ci supporta – e talvolta ci sopporta – musicalmente. Il bello della musica in generale è proprio questo: si può reinventare qualsiasi tipo di repertorio, anche riducendolo dal punto di vista dell'organico strumentale. Stasera c'è stata parecchia improvvisazione, ci divertiamo molto a farlo, ma senza mai perdere il focus sul filo conduttore della serata che è l'omaggio alla musica di questi grandi artisti.»
  • "InCanto di Donne" è nato per i teatri al chiuso, come il fortunato debutto al Politeama di Bisceglie. Stasera, in una corte all'aperto come quella di Palazzo Beltrani, come è cambiata l'architettura tra piano, clarinetto, batteria e voce? «Diciamo che non cambia del tutto, perché gli arrangiamenti poggiano su una base che è sempre solida. Però, come dicevo prima, noi plasmiamo le improvvisazioni anche in base a chi abbiamo di fronte. Con una bellissima serata come quella di stasera e in un posto così meraviglioso, le note e le ispirazioni escono da sole in modo bellissimo.»
Saverio Petruzzellis (Batteria e Percussioni) e Andrea Zecchillo (Clarinetto)
  • In un ensemble acustico così raffinato, come si inserisce la batteria per mantenere l'equilibrio sonoro? «Noi musicisti veniamo da estrazioni diverse, dal jazz al classico, ma sul palco riusciamo a incastrare il tutto in maniera armonica. Personalmente io ragiono più come un percussionista che come un batterista puro: suono molto con le mani e utilizzo vari tipi di battenti, e questo mi aiuta moltissimo a inserire lo strumento in maniera delicata e funzionale in questo tipo di contesto.»
  • Il pubblico ha risposto con un calore straordinario. Quanto conta il feedback dalla platea in uno spettacolo del genere? Si riesce ad abbattere la quarta parete? «È importantissimo. A volte potrebbe sembrare che siano solo gli artisti a fare il concerto, ma in realtà il live è fatto al 50% dai musicisti e al 50% dalla risposta del pubblico. È una cosa che avevano intuito i grandi compositori del Novecento, come John Cage con il suo celebre brano 4'33", in cui la musica era fatta interamente dai rumori e dal silenzio della sala. Questo dimostra che la musica dal vivo è un tutt'uno inscindibile. L'empatia con il pubblico stasera ha abbattuto totalmente la quarta parete... e in questo caso, oltre alla parete, abbiamo buttato giù anche il soffitto, dato che abbiamo suonato all'aperto sotto le stelle!»
Con questo eccezionale riscontro di critica e presenze, il Centro Culturale Polifunzionale della Città di Trani si conferma ancora una volta come un autorevole punto di riferimento sul territorio, capace di catalizzare progetti unici e di regalare esperienze d'ascolto capaci di sfidare i generi nel nome della pura bellezza interpretativa.
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  • Palazzo Beltrani
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