
Religioni
Trani, si vende anche la sinagoga di San Pietro
Nessun dubbio sulla matrice ebraica del luogo. La prova? La presenza di un cedro ed un melograno
Trani - sabato 10 settembre 2011
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Dopo San Leonardo, è in vendita anche la quarta ed ultima sinagoga presente sul territorio di Trani. Un cartello «vendesi» è spuntato anche sulla porta del sottano in cui c'era la chiesa di San Pietro Martire, già sinagoga.
Di questa chiesa, come spiega il cartello turistico posto all'ingresso, ci sono pochissime informazioni. La tradizione vuole che sia stata costruita tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII. E' comunemente riportata come una delle quattro sinagoghe sorte ne La Giudecca tranese al tempo di Federico II. Solo in seguito fu trasformata in chiesa cristiana dedicata a San Pietro Martire.
Oggi la ex sinagoga, la più piccola della città, è una casa a livello della strada. Ma sul fatto che sia stata sinagoga vi sono pochi dubbi. Gli ultimi sono stati fugati da Dario Calimani, accademico e critico letterario italiano. Calimani, oltre ad insegnare lingua e letteratura inglese all'università di Venezia, si occupa anche di cultura ebraica e trasmissione della memoria ed è stato presidente della comunità ebraica di Venezia dal 2001 al 2005 e consigliere dell'Unione delle comunità ebraiche italiane dal 2002. Nei giorni scorsi, il docente veneziano è stato in visita a Trani. Durante un sopralluogo ne La Giudecca con il responsabile culturale della comunità ebraica di Trani, Francesco Lotoro, Calimani, osservando l'ingresso di San Pietro non ha avuto alcun dubbio. A testimoniare la presenza della sinagoga i simboli in pietra posti all'ingresso: un cedro ed un melograno. Il cedro (o etrog) è uno dei simboli più utilizzati nella religione ebraica, è una delle piante usate per celebrare il Sukot e si porta in una mano durante la festa della capanne, una delle festività più importanti.
Secondo Calimani (autore di diversi studi nel ghetto di Venezia) la presenza di questo simbolo vale più di ogni testo. L'assenza di simboli lascia invece qualche dubbio su San Leonardo che necessita di un sopralluogo interno. Per questo motivo a Trani, fra due settimane, giungerà il rabbino.
«Se fosse confermata l'autenticità dei due siti – spiega Francesco Latoro – sarebbe opportuno che anche il governo cittadino colga al volo l'occasione per preservare un tesoro culturale di straordinario valore. La nostra comunità ebraica d'altro canto si sta muovendo per ottenere riscontri oggettivi ed eventualmente decidere se fare questo investimento con il contributo di qualche privato a noi vicino».
Di questa chiesa, come spiega il cartello turistico posto all'ingresso, ci sono pochissime informazioni. La tradizione vuole che sia stata costruita tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII. E' comunemente riportata come una delle quattro sinagoghe sorte ne La Giudecca tranese al tempo di Federico II. Solo in seguito fu trasformata in chiesa cristiana dedicata a San Pietro Martire.
Oggi la ex sinagoga, la più piccola della città, è una casa a livello della strada. Ma sul fatto che sia stata sinagoga vi sono pochi dubbi. Gli ultimi sono stati fugati da Dario Calimani, accademico e critico letterario italiano. Calimani, oltre ad insegnare lingua e letteratura inglese all'università di Venezia, si occupa anche di cultura ebraica e trasmissione della memoria ed è stato presidente della comunità ebraica di Venezia dal 2001 al 2005 e consigliere dell'Unione delle comunità ebraiche italiane dal 2002. Nei giorni scorsi, il docente veneziano è stato in visita a Trani. Durante un sopralluogo ne La Giudecca con il responsabile culturale della comunità ebraica di Trani, Francesco Lotoro, Calimani, osservando l'ingresso di San Pietro non ha avuto alcun dubbio. A testimoniare la presenza della sinagoga i simboli in pietra posti all'ingresso: un cedro ed un melograno. Il cedro (o etrog) è uno dei simboli più utilizzati nella religione ebraica, è una delle piante usate per celebrare il Sukot e si porta in una mano durante la festa della capanne, una delle festività più importanti.
Secondo Calimani (autore di diversi studi nel ghetto di Venezia) la presenza di questo simbolo vale più di ogni testo. L'assenza di simboli lascia invece qualche dubbio su San Leonardo che necessita di un sopralluogo interno. Per questo motivo a Trani, fra due settimane, giungerà il rabbino.
«Se fosse confermata l'autenticità dei due siti – spiega Francesco Latoro – sarebbe opportuno che anche il governo cittadino colga al volo l'occasione per preservare un tesoro culturale di straordinario valore. La nostra comunità ebraica d'altro canto si sta muovendo per ottenere riscontri oggettivi ed eventualmente decidere se fare questo investimento con il contributo di qualche privato a noi vicino».


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