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C'era una volta Pinuccio T.

Funghi NCD, Carlo Conti MDP, maretta PD. Pre requiem alfaniano?

Maurizio Di Pantaleo comincia l'anno con una letterina di buoni propositi che merita la nostra fiducia e la nostra simpatia, non foss'altro perché il nostro comincia ad essere sempre più somigliante al brillante Carlo Conti, nel fisico e nell'aspetto. Dunque un motivo in più per incoraggiarlo a districarsi nella gestione di un ente, l'Amet, che da diversi anni a questa parte non gode certo di buona salute e che ora deve pure vedersela coi malumori del personale, vedi ultimi stati di agitazione. Un noto politico tranese mesi fa sospirava: «Se l'Amet non viene del tutto privatizzata, morirà nel giro di pochi anni». Speriamo almeno che l'accostamento tra MDP (che non è Monte dei Paschi, non sia mai, ma Maurizio Di Pantaleo) e Carlo Conti porti bene… Buona fortuna a lui e noi…

Carlo Laurorano Tentenna non raccoglie adesioni al suo circolo NCD né da Rino Savino, né da Andrea Ferri, né da Toni Franzese, ultimamente dichiaratosi indipendente, quindi corteggiabile (illibato fu?). Il bell'Andrea, uno che sembra uscito direttamente dal film Apocalypto (da vedere, se non l'avete fatto) ha già fatto sapere che pure lui tra non molto si dichiarerà indipendente, dopo di che, nel giro di pochi giorni, come già da noi ampiamente anticipato, scrollatosi di dosso le rotture inevitabili dovute al non ingresso nella nuova Forza Italia, si accomoderà in NCD, magari con un nuovo circolo (e saremmo a tre, dopo quello di Carlo L. e del "tuttologo" Corrado – copyright Di Marzio). Lo stesso Toni F. vuole prendere tempo. Carlo L. si è consolato con l'ospitata di Schifani nel suo nuovo circolo, che sarà presieduto dal Casalino il Barbuto. Comunque per incoraggiare la nascita dei "circoli fungo", riporto, pari pari dalla rubrica di Marco Damilano dell'Espresso, "Top e Flop", naturalmente alla voce "Flop", la frase di Fabrizio Cicchitto, neo alfaniano, colta da Augusto Minzolini e pubblicata sul "Giornale" : «Angelino, sono alla Camera a fare il coglione tra i coglioni. La verità è che non contiamo niente!» Realpolitik? O scoramento per nostalgia da Silvio? Ma non è che questi alla fine torneranno tutti all'ovile?

Momento interlocutorio nel PD. Intanto il segretario provinciale fa sapere di avere intenzione di riportare la sede provinciale a Barletta, togliendola a Trani. Carlo Avantario si dice pronto, insieme agli altri piddini tranesi a battersi perché la sede resti a Trani. Intanto resta da risolvere la questione della votazione del nuovo direttivo tranese. Dopo la tregua delle vacanze natalizie, resta da capire se la votazione ultima, che portò all'uscita dall'aula del gruppo ferrantiano (definita da un cuperliano "mossa in perfetto stile prima repubblica"), fosse valida o no. Tesoriere di parte ferrantiana o cuniana? Un esponente dello stesso PD ci fa sapere che "a Trani le decisioni che contano le prenderebbe ancora Franco Cuna", vecchio volpino da prima Repubblica, apparentemente dietro le quinte qui a Trani, ma pronto ad orientare le scelte che contano; cosa che, pensiamo noi, provocherebbe travasi di bile a Ferrantestein e co, che vorrebbe sempre far valere l'unzione renziana, anche se al momento, di fatto, è minoranza nel PD tranese. Intanto Carlo Avantario, sul quale continuano ad addensarsi voci di future candidature fuori dall'ambito tranese, che l'interessato smentisce sempre, punta dritto, col suo partito, l'amministrazione comunale sulla questione Contratto di Quartiere. In effetti anche noi ci chiedevamo che caspita si aspetti a fornire in quella zona, interessata dallo sbandierato iter di edilizia poplare, per quei cittadini, che sembrano trattati come "figliastri" di questa città, un minimo di servizi, a cominciare dall'illuminazione, fino ai marciapiedi, per finire ai famosi parchi previsti dall'originario progetto? Finiti i tempi di presepini e cartellate, si cominci a pensare alle esigenze, pesanti, dei cittadini privi delle elementari strutture di base per vivere dignitosamente.

La condanna di Pinuccio Tarantini e altri amministratori a lui collegati nell'ambito del processo sulle Estati Tranesi ha fatto molto discutere in città. Per un parere definitivo preferisco aspettare la chiusura di tutto l'iter processuale, fino eventualmente al terzo grado di giudizio, memore di precedenti safari di politici tranesi nelle traversate processuali degli anni passati. Prescrizioni e assoluzioni hanno sempre concluso quei procedimenti con sonore stappate di champagne. Prima di piangere il morto, con asso di bastone tra le gambe, aspettiamo. Io posso dire solo una cosa: la strategia di Pinuccio T. di circondarsi di personaggi mediocri od opachi, almeno dal punto di vista della politica e della personalità, per poter emergere e stagliarsi come "er più", forte della sua brillantezza formale e del suo carisma, gli si è rivoltata contro. Da quanto ne so, Pinuccio, dal punto di vista amministrativo, nel senso stretto burocratico, non ci capiva e non ci ha mai capito una cippa: ricordate come cominciava molti dei suoi interventi? «Premetto di non essere un esperto». Ecco lui non era esperto in nulla, tranne che nelle roboanti campagne elettorali nelle quali era bravo a fare incetta di voti. In effetti la motivazione che potesse servirsi dei proventi, anche di ritorno d'immagine, delle estati tranesi, per alimentare la successiva campagna elettorale, quella nata dagli sgambetti di Triminì e Chiarello che lo fecero cadere nel primo mandato, ci sembra politicamente difficile da accettare. Magari di cose amministrative non ci capiva un tubo, ma non credo che avesse bisogno delle estati tranesi, per fare l'unica cosa che sapeva davvero gestire: le campagne elettorali in cui si "metteva nella vrachetta", come si dice a Trani, avversari che finivano per apparire pallide comparse. Carcano e Triminì stesso, insieme a qualche altro, gli avrebbero fatto il solletico alle ascelle o al massimo. La mia è una opinione politica, che non vuole entrare nel merito della condanna in sé. Per la quale, eventuale, ripeto, preferisco aspettare la fine dell'intera corsa processuale.

Ad un anno dalla scomparsa voglio ricordare un grande padre rogazionista che ci ha lasciato: padre Pasquale Donvito. Una vita fatta di obbedienza ai superiori, gran carisma nell'educazione e nel rispetto e nella dignità dell'infanzia abbandonata, vulcano d'idee sempre pronto a diffondere la Parola e l'attaccamento ai sani principi morali e religiosi. Un esempio per i docenti che lavorarono con lui nella scuola dei padri Rogazionisti di Trani e nel centro di formazione Cifir, di cui fu l'artefice nella fondazione, oltre che per studenti e cittadini comuni. Un grande ricordo di un grande uomo e sacerdote.
  • Carlo Laurora
  • Amet
  • Inchiesta "Estati Tranesi"
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