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Non c'è pace tra gli affamati

Aperto il nuovo salone del gusto al sapore di Prima Repubblica. I tranesi superano Farinetti con Fricaly

Vola Giggino, torna Giggetto, era un vecchio gioco con le dita, col quale mi trastullava una mia zia quando ero piccolo. Stavolta però il "ST" (Sindaco Tenace, poi ne parliamo) non c'entra nulla. Giggino e Giggetto sono De Noia che torna di gran carriera, ogni riferimento (alla carriera) non è puramente casuale, col suo sguardo sgranato e spiritato, ed il povero Lapi, che ha dovuto prestarsi a questa "sostituzione" all'89° della ripresa, come quei giocatori che entrano dalla panchina solo per far passare qualche secondo in più e non si bagnano nemmeno la maglia, per poi tornare tranquilli negli spogliatoi. De Noia è super ringalluzzito dal rientro a Trani, - pare che i suo seguaci lo abbiano portato su di un motopeschereccio l'altra sera, pure col lancio di qualche mortaretto, per il rientro in città, seguendolo poi dal porto alla sede della Pegaso -. Pare lo vogliano santo subito: già verificatisi infatti i primi episodi di ubiquità, con apparizioni improvvise e simultanee; ma lui pare che si accontenti della carica di nuovo presidente del consiglio, che chiederà o ha già chiesto al sindaco. Operazione ardua, perché dovrebbe passare da una sfiducia in consiglio a Ferrante e poi superare la sempre rinnovata fame atavica di posti dei suoi colleghi di maggioranza: alla tesi di un cambio su quella poltrona credono in pochi comunque; quei pochi però hanno, come si dice a Trani "il verme in teste" e vogliono cercare di metterlo in testa ad altri consiglieri: "E' stato fatto fuori Di Marzio (la cui nomina a vicesindaco era frutto di accordo pre – elettorale), perché non può essere fatto fuori lui?". Ma c'è una differenza: Ferrante non è Di Marzio. Specialmente in questo momento storico. Ferrante è immagine di garanzia, icona di quel ponte fantasma (mica tanto fantasma) che dal patto del Nazareno, in giù, fino al Palazzino di città tranese, mette insieme destra e sinistra in un unico minestrone acidulo. Quando ho fame mangio pure il minestrone, anche senza formaggio, lo dicevo sempre a mia madre che il formaggio faceva ingrassare (il riferimento al formaggio lo capirete tra un po').

Sulle nomine dei revisori dei conti alle municipalizzate, fatti e nomi parlano da soli: lupi e lupetti che non perdono né il vizio, né il pelo, di abbandonarsi alle più fameliche spartizioni: basta che tu sia futura moglie, suocero, cognato, amichetto o compagno di merende e la nomina è fatta. Girano già sul web (lo ha già fatto l'esponente di NCD Claudio Zanzara Biancolillo, che ha tutta l'intenzione di andare in fondo alla questione, anche con esposti al ministero) ipotesi e dimostrazioni a norma di legge, di grave incompatibilità tra genero e suocero, moglie e marito (mi dispiace ma il dito, quello lungo, lo dobbiamo mettere stavolta, perché siamo dalla parte della legalità), cognato e consigliere, amichetto e consigliere, pregiudicato e consigliere. Un gioco da tavolo con sovrapposizione torva; un accoppiamento veloce ma remunerativo, come quello dei piccioni sulle inferriate dei balconi. Accoppiata e uovo sul balcone; accoppiata e gettone sul bancone; accoppiata ed ideale gesto dell'ombrello ("tiè" ai poveri stronzi figli di nessuno) per tutti coloro che potrebbero essere nominati revisori, tra giovani competenti, ma che sono senza marito consigliere, senza amichetto consigliere, e con suocero che invece di stare nella pasta, sta in piazza della Repubblica (in panchina, come stava Lapi) o a guardarsi, da pensionato tranquillo, le ultime repliche dell'ultimo squallido consiglio comunale. "Frecati a loro!". Insomma il gusto pieno della Prima Repubblica, parafrasando il vecchio spot di un amaro, a Trani si sente eccome e sembra che a noi Farinetti (l'inventore di Eatly) ci faccia un baffo. Partendo dal salone del gusto al sapore di Prima Repubblica, noi siamo arrivati a Fricaly.

Comunque, dopo la nomina di Battista Antonino, sono in subbuglio i vecchi rappresentanti della prima Repubblica, tutti più o meno in panchina, che stanno spingendo i propri figli e figlie a fidanzarsi con qualche consigliere comunale ancora single: "Se mi ritorni a casa ancora da solo ti faccio riscendere le scale a mezzanotte e ti faccio tornare al porto" (occhio che lì c'è De Noia che rientra a Trani sul motopeschereccio affittato dai suoi).

Un'ultima riflessione, prima della pausa ferragostana, va a queste cassettine grigio topo (naturalmente) che hanno invaso la nostra città. Ma che sono? Ma cosa c'è dentro? La bara del topo? La casa del topo, con trappola trita testicoli (del topo), una casa d'appuntamento per topi (dentro c'è la famosa topa?). E se il topo muore dentro e non va a morire ammazzato fuori, chi è il povero disgraziato addetto a tirare dalla cassetta il topo morto? Ma non si poteva fare una derattizzazione come si deve, una sana e tradizionale derattizzazione, invece d'invadere la città con queste lugubri e inquietanti casse, cassette, case di topo?

Il sindaco, visto che non glieli fa nessuno, si è fatto un complimento da solo, facendo riferimento alla sua "tenacia che ha permesso di tenere in vita un governo che in molti davano per spacciato". Giusto, Sindaco Tenace, stavolta ti rivolgiamo il pollice in su. Ma subito dopo ricordati che oltre alla tua tenacia, devi ringraziare la fame atavica di posti e poltrone, con barattoli di vaselina o colla a seconda delle circostanze, a portata di mano, di consiglieri comunali che pur di restare abbarbicati al gettone, alla nomina "in capo di", alla caramella, o finanche, al pezzo di formaggio che hanno messo nelle cassette anti topo, avrebbero votato a favore, tenacemente, fino alla mezzanotte del prossimo capodanno.
  • Gigi Riserbato
  • Francesco De Noia
  • Revisori dei conti
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