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Trani Sotero international (festival)

Capolavoro mediatico o gioioso e ondeggiante miscuglio?

Trovare un collega giornalista cronista che esprima un'opinione sui fatti che avvengono è ormai cosa rara: ecco perché mi ha piacevolmente sorpreso la netta e pesante presa di posizione, nei giorni scorsi, di Antonio Procacci sui soldi spesi per il Trani International Festival e, ancor di più, sul fatto che non figurassero soggetti tranesi come protagonisti dell'organizzazione o delle performance. Una volta tanto un maestro cronista, per giunta della "Norba madre di tutte le televisioni", ritiene che accanto al "Fatto" nudo e crudo, ci voglia un po' di coraggio nell'esprimere ciò che si pensa, anche perché l'opinione pubblica richiede pareri. Un Procacci che assume le vesti della buonanima di Visibelli e fa le pulci ad un'amministrazione con cifre alla mano (spilucco dal suo profilo Fb, tiè, anche un po' di pubblicità!) è evento storico ed andava rimarcato.

Ora sarà giusto aspettare per valutare insieme al pubblico la bontà del festival dei forestieri (ehi, un momento Antò, ma Nichi Battaglia non è né argentino, né cerignolano, mi pare sia tranese …), ma qualche certezza già l'abbiamo. Questo festival si sta rivelando una passerella – vetrina inebriante per il nostro assessore Sotero, che vediamo volteggiare per le vie del festival più di quando si dedica alla ginnastica ritmica in una nota palestra tranese. Gira con la telecamera, partecipa ai talk con i suoi occhioni sgranati, fa appelli storici, oserei dire, perché "regni una maggiore bontà tra gli uomini". E' sulla via di un'estatica auto beatificazione. Dopo il disastro a Bisceglie del suo mentore Sergione Silvestris (altro che PDL non in crisi dopo le ultime elezioni …) il nostro Sotero ricava ampia soddisfazione e consolazione da questo Evento, blob di eventi, che ci lascia ancora incerti sulla valutazione: capolavoro mediatico (più che turistico in sé) o gioioso ed ondeggiante miscuglio di teatro impegnato, cucina impegnata, cinema impegnato?

Lo spessore dei personaggi giustifica la sommatoria, il bombardamento, quasi fino all'inebriante stordimento per i cittadini? Già nello spettatore medio si sovrappone la pasta al forno, con il viso di uno stravolto Rubini (barba e capelli manco a dirlo), un'inquietante somiglianza di Bruce Myers con la buonanima di Andino (mi scuso col pubblico impegnato) ed il bravo e bel presentatore Donato Barile, naufrago da Isola dei famosi, conduttore del talk di piazza e televisivo, collegato al festival, forse annoiato lui stesso dalle risposte svogliate e scontate dei suoi ospiti; tanto che per rivitalizzare il suo show, Barile è uno che dopo la performance del "Grande Inquisitore", gira per la villa comunale chiedendo a ignari vecchietti: «Se incontrassi Gesù che cosa gli chiederesti?»; chiedo ora a Procacci, visto che ha già le carte in mano, di andare a vedere quanto guadagnerà Barile dal festival. Che ci offra almeno un caffè, alla fine!

La memoria del cittadino medio è invasa dai timballetti nel negozio di abbigliamento, dalle tartine dall'ottico; così che ora riterrà sia lecito il veterinario che fa l'elettrocardiogramma alla vecchietta, il sindaco che vende collane sulle spiagge, con l'assessore – tornando alla realtà- che fa lo show man; e ancora: il giornalista, già curatore della campagna elettorale di nonno Ugo Operamolla (ricordate il "Niente di personale", di pirosiana memoria?) che fa il capo dell'opposizione, (vedi ancora alla voce Procacci): tutto è concesso all'arte impegnata. L'arte può rovesciare il mondo, far girare la testa dei cittadini. Argentero inseguito da fameliche fans, con i capolavori restaurati del cinema italiano; gli spaghetti alla San Giuovannidd' (non alla San Giuannina come riportato nel programma – forse il grafico era milanese -), la banda che balla con divisa gialla e l'intellettuale pensoso e assonnato (vedi ancora Rubini) e le abbuffate in via San Giorgio (che pena vedere i finali di quelle serate che trasformano quella via gioiello in un ammasso maleodorante di aglio sfritto, con posate e piatti usati), fino al negoziante che proclama: «Il TIF è il miglior evento degli ultimi dieci anni organizzato qui a Trani», salvo poi ammettere: «Nelle serate Fooding non ci siamo dedicati alla vendita, ma solo all'accoglienza della gente». E ti credo, con la crisi che c'è qualche mano lunga, tra un calamaro ed una tartina, poteva pure decidere di fare, nella confusione, un po' di shopping proletario… Comunque, indipendentemente da come finirà, questo è già il Trani Sotero International. (festival). Una sola domanda, stavolta direttamente al sindaco: chi incassa i soldi che provengono dalla vendita dei biglietti? Ci sarà una rendicontazione? Verrà qualcosa in tasca al Comune di Trani? Dopo tanta arte impegnata, anche una domanda impegnata. O impegnativa.
  • Fabrizio Sotero
  • TIF - Trani International Festival
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