Chiaro e Tondo

Due o tre insegnamenti dall'inchiesta di Trani

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E chi se le aspettava le nove colonne sui maggiori quotidiani nazionali e le aperture dei maggiori tg? Laddove nulla poterono le operazioni di marketing per mandare Trani sulla ribalta nazionale, a parte qualche passaggio in "Sereno Variabile", proprio lì, riuscirono i giudici tranesi, con l'audace inchiesta su Ag com e Berlusca, con annesse intercettazioni. Volendo poi affrontare un aspetto che nulla ha a che fare col diritto e la giurisprudenza, ma che richiama forti simboli di marca socio – politica, fa sicuramente un certo effetto vedere associato il nome di Trani, da anni feudo elettorale berlusconiano, con una di quelle inchieste tanto odiate proprio dal premier, con giudici "cattivi" e pronti, a suo modo di vedere, ad ostacolarlo politicamente. Proprio, tu figlia mia, Trani mia; Trani nella quale avevo tanta fiducia, da ritenerla roccaforte in cui calare la Carlucci prima e chissà chi altro poi. Proprio tu, eccitata cittadina alla sola evocazione del nome "Silvio", con tutte quelle migliaia di voti chiusi in un pacchetto ermetico e sordo a qualsiasi discorso su conflitto d'interessi, escort e altro ancora.

Ora l'eccitazione monta, come in ogni buon feudo di provincia, nonostante le inchieste sul premier fossero ormai "di routine", per i riflettori puntati, per l'arrivo , proprio oggi, di Michele Santoro che verrà ascoltato come persona informata dei fatti, per i titoloni. Povera Trani che non vedi mai la sostanza e badi sempre all'involucro. Mi sembra che manchi una riflessione sul caos assoluto di questa inchiesta (fonti contrastanti su chi è indagato e chi no; ipotetiche, e poi smentite dagli interessati, divisioni tra giudici protagonisti dell'indagine); manca una presa di posizione che mi sarei aspettato da parte di molti, e non solo da quelli dell'IDV, sul provvedimento deciso dal ministro Alfano, di inviare subito degli ispettori: una specie di spauracchio evocato dal governo contro le inchieste scomode… Anche se in effetti la fuga di notizie verso "Il fatto" del direttore Padellaro è un vulnus reale cui lo stesso governo può appigliarsi: da quanto stabilito la notizia avrebbe dovuto venir fuori all'indomani delle elezioni.

Il valore evocativo di questa storia porta un ulteriore tassello al mosaico che raffigura l'immagine dell'impero berlusconiano in una fase di decadenza: uno dei suoi feudi, Trani, oltre a far partire un'indagine che lo riguarda, pone nel suo seno, colmo dei colmi, un sindaco come Pinuccio Tarantini, del PDL, che, pur essendo stato indagato in più di un'occasione, non si è mai sognato di evocare complotti di magistrati comunisti, non ha bollato le inchieste come stupidaggini, preferendo rimettersi alla buona fede dei giudici. È un dna che sta cambiando in alcuni reparti del PDL da Fini in giù; e da queste parti gli effetti della fine dell'impero azzurro sembrano avvertirsi, a cominciare dal primo cittadino, che solo qualche settimana fa, alla mia domanda sulla sua vicinanza, se a Fini o a Sivlio in questa fase di spaccatura del partito, rispondeva: "Né con l'uno, né con l'altro". Una lezione degna del suo maestro Pinuccio Tatarella, che già dieci anni fa guardava oltre il Polo? Ai posteri l'ardua sentenza.
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